Inflazione UE in crescita, ma secondo gli esperti i tassi verranno ridotti a breve.

Redazione Traderlink Redazione Traderlink - 03/06/2024 11:06

Nell'Eurozona, l'indice dei prezzi al consumo ha registrato una crescita del 2,6% a maggio, superando le aspettative degli economisti. Tale dato evidenzia la prima crescita registrata dal 2024, secondo la stima flash di Eurostat. Anche l'inflazione core, che esclude i costi energetici e alimentari, è cresciuta annualmente del 2,9%. La principale forza trainante di questo dato è stata rappresentata dai servizi, seguiti da alimentari, alcolici e tabacco, beni industriali non energetici ed energia. 

Le previsioni sul taglio dei tassi

Di fronte a questi dati, Morningstar ha dichiarato che non ci sarebbe motivo di panico, nonostante l'inflazione sia in aumento, evidenziando la disparità di inflazione tra i paesi dell'Eurozona, con il Belgio che sfiora il 5% e l'Italia che è sotto l'1%. Questa differenza indica che le tensioni sul mercato del lavoro sono peculiari di ogni paese e non rappresentano un problema endemico del blocco euro. 

Secondo gli esperti di Morningstar, è improbabile che piccoli aumenti dell'inflazione influenzino questa previsione. Tuttavia, il futuro è meno prevedibile, a causa dell'incertezza sulla velocità della disinflazione e gli sviluppi geopolitici. Il presidente della BCE, Christine Lagarde, ha dichiarato che i piani della BCE dipenderanno fortemente dai dati e non seguiranno un percorso definito dei tassi. 

Gli economisti di UBS prevedono un taglio di 75 pb per quest'anno e di 100 pb per il 2025. Secondo il loro scenario centrale, il primo taglio della BCE a giugno sarà seguito da una serie di tagli dei tassi di 25 pb a trimestre, portando infine il repo al 3,25% alla fine del 2024 e al 2,25% alla fine del 2025.

BCE indipendente dalla FED

La Banca Centrale Europea potrebbe presto muovere il primo passo nel ridurre i tassi di interesse, anche prima della Federal Reserve degli Stati Uniti. Gli analisti dell'Algebris Investments sostengono che nei mercati si è abbassata l'aspettativa di una riduzione imminente dei tassi da parte della Fed. 

Nonostante la BCE affermi la propria indipendenza dalla banca centrale americana, c'è un dibattito tra gli economisti su quanto le politiche monetarie possano divergere tra Europa e Stati Uniti. Ombretta Signori, capo della ricerca macroeconomica e della strategia di Ofi Invest AM, ritiene che la BCE possa abbassare i tassi di interesse senza che la Fed faccia lo stesso. 

Per O. Signori, i timori che la presidente della BCE, Christine Lagarde, sia eccessivamente dipendente dalle decisioni di Washington sono infondati. Signori sostiene che il deprezzamento dell'euro che potrebbe seguire a una riduzione dei tassi da parte della BCE non avrebbe un impatto significativo sull'economia dell'eurozona. Infatti, ci sono già stati casi in cui le politiche monetarie delle due banche centrali si sono differenziate, come tra il 2015 e il 2018. 

Tuttavia, in passato, i cicli di riduzione dei tassi della BCE sono spesso seguiti a quelli della Fed. Questo non sarà il caso stavolta, secondo Jumana Saleheen, capo economista di Vanguard Europe, che sostiene che le condizioni interne dell'area dell'euro giustificherebbero una divergenza nella politica monetaria. Saleheen avverte però che un'eccessiva divergenza potrebbe indebolire l'euro rispetto al dollaro, con possibili conseguenze sull'inflazione. 

E se la BCE decidesse di non tagliare i tassi a giugno?

Se la BCE decidesse di non tagliare i tassi, gli investitori potrebbero essere sorpresi. Morningstar sostiene che una decisione del genere potrebbe causare una riduzione nei prezzi delle azioni e delle obbligazioni. Questo scenario, seppure improbabile, ci ricorda come le aspettative del mercato possono essere smentite, e come ciò può avere un impatto significativo sui mercati obbligazionari.

(Redazione)

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