Privatizzazione di Poste Italiane : Meloni fa un passo indietro.

Redazione Traderlink Redazione Traderlink - 06/06/2024 12:42

L'attenzione del mercato è nuovamente rivolta alla privatizzazione di Poste Italiane, su cui il governo Meloni fa un passo indietro. La settimana scorsa, durante un incontro con i sindacati, il Ministero dell'Economia (MEF) ha assicurato che la partecipazione statale in Poste Italiane non scenderà al di sotto del 51%, rispetto all'attuale 64,3%, tenendo conto della quota di Cassa Depositi e Prestiti. 

Il governo sembra ora avere l'intenzione di modificare il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) di marzo, che prevedeva che la partecipazione statale fosse mantenuta al di sopra del 35%. Con questa ipotesi, solo la quota di CDP sarebbe rimasta in mano pubblica. Il DPCM aveva suscitato proteste tra i lavoratori e la nuova proposta di mantenere un controllo del 51% non ha soddisfatto i sindacati, che promettono ulteriori battaglie. 

Il parere degli analisti

Secondo un'analisi di Equita SIM, la cessione del 13% di Poste potrebbe fruttare al governo circa 2,2 miliardi di euro. I sindacati però sostengono che i proventi della vendita sarebbero utilizzati per abbattere il debito pubblico, portando a un risparmio inferiore a quanto lo Stato incassa dai dividendi di Poste Italiane. 

Non solo Poste Italiane .. 

Poste Italiane è solo uno dei dossier aperti dal MEF per fare cassa attraverso le privatizzazioni. Il governo prevede infatti di effettuare cessioni di partecipazioni in imprese private per un totale dell'1% del PIL entro il 2026, sperando di incassare 20 miliardi di euro. Oltre a Poste Italiane, sono nel mirino anche Eni e Banca MPS

Il 15 maggio, gli investitori hanno avuto un assaggio del programma del governo con la cessione del 2,8% del capitale sociale di Eni, per un totale di circa 1,4 miliardi di euro. Per Banca MPS, a fine marzo è proseguita l'uscita del governo, con il collocamento di un'altra tranche per un valore di 650 milioni di euro. 

Per quanto riguarda Enel e Leonardo, entrambe operano in settori strategici e quindi i margini di manovra del governo sembrano limitati. L'Università Cattolica stima che la cessione totale di ENAV potrebbe fruttare al massimo 900 milioni di euro. 

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I vantaggi per gli investitori

Gli investitori italiani in titoli di Stato e nelle aziende pubbliche possono trarre diverse conclusioni. Secondo l'Università Cattolica, i vantaggi in termini di cassa delle dismissioni del governo Meloni verrebbero annullati dai dividendi persi nel giro di circa vent'anni. Inoltre, la privatizzazione di MPS ha favorito il rialzo dei titoli coinvolti, alimentando le speculazioni sul risiko bancario e la nascita del terzo polo. Infine, gli analisti di Banca Akros ritengono che la dismissione di una quota di Poste potrebbe aumentare la volatilità del titolo nei prossimi mesi.

(Redazione)

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