Da BNP Paribas due strutture Outperformance per partecipare ai rialzi del titolo e tentare il recupero delle posizioni più in sofferenza.
Nelle ultime settimane Stellantis è tornata al centro dell’attenzione degli investitori, anche tra chi investe in certificati. Il gruppo automobilistico ha avviato una profonda revisione della propria strategia industriale, accompagnata da una maxi-svalutazione superiore ai €22 miliardi, dalla sospensione del dividendo e una perdita netta attesa nell’ordine dei €20 miliardi per l’esercizio 2025. La reazione del mercato è stata immediata, con il titolo scivolato al di sotto dei minimi di aprile fin sotto i 6 euro, mettendo sotto pressione le barriere di molti certificati e riducendo le probabilità di rimborso del valore nominale a scadenza. Alla base del deterioramento vi è soprattutto il mutamento del contesto competitivo del settore automotive: domanda di veicoli elettrici inferiore alle attese, pressione sui margini, intensificazione della concorrenza globale e necessità di ridimensionare programmi industriali particolarmente onerosi. La revisione strategica comporterà inoltre significative uscite di cassa nei prossimi anni, contribuendo ad aumentare l’incertezza sulla capacità del gruppo di tornare rapidamente ai livelli di redditività storici. Con diversi certificati in forte sofferenza, cresce dunque l’interesse per strategie “recovery”, finalizzate più al recupero delle perdite pregresse e alla ricostruzione del capitale che alla ricerca di rendimento.
Proprio da questa esigenza nasce una recente doppia emissione di certificati Outperformance di BNP Paribas. Si tratta di strutture che consentono di partecipare – secondo un coefficiente prestabilito – alla performance del sottostante rispetto allo strike, senza prevedere (tipicamente) premi periodici, a differenza dei tradizionali Cash Collect. In particolare, nel primo dei due prodotti analizzati, il Recovery Protect Outperformance Cap (ISIN XS3266375487), il coefficiente di partecipazione al rialzo è pari al 250%, con cap al 135,901%: ciò significa che a un incremento dell’1% del prezzo del sottostante corrisponde un incremento del valore di rimborso del 2,5%, fino ad un importo massimo di 100 euro, a fronte di un prezzo di emissione pari a 52,70 euro. Oltre alla partecipazione a leva ai rialzi di Stellantis, il certificato prevede anche la protezione integrale del capitale da ulteriori ribassi del titolo, in virtù della barriera capitale posta al 70% del valore di riferimento iniziale (4,5304 euro). In sintesi, come evidenziato dall’analisi di scenario, il certificato consente a scadenza (25 febbraio 2030) di partecipare ai rialzi di Stellantis a partire dallo strike (6,472 euro) con un fattore di partecipazione del 250% (ad esempio, un +30% del titolo si traduce in circa un +80% del certificato), fino a un rimborso massimo di 100 euro. Sul lato dei ribassi, invece, il prodotto protegge integralmente il capitale fino a un’ulteriore del 30% del sottostante, restituendo i 52,70 euro nominali; al di sotto della barriera, la performance negativa sarà allineata a quella di Stellantis.
CATAPULT PER IL RIMBALZO A UN ANNO
Una seconda versione di questa struttura è rappresentata dal Catapult (ISIN XS3266375305) che, a fronte di una partecipazione up ridotta (pari al 130%) e di una minore protezione ai ribassi (barriera capitale fissata a 5,5012 euro), prevede però un’uscita anticipata il 22 febbraio 2027, qualora Stellantis rilevi almeno al 125% dello strike (8,09 euro): in tale scenario, l’autocall riconoscerebbe un premio del 55%, per un importo di rimborso pari ad 81,22 euro. Questa soluzione risulta quindi più adatta a chi scommette su un recupero del titolo nel breve-medio periodo, ipotizzando un ritorno sopra quota 8,09 euro entro un anno, mentre la prima versione richiede un orizzonte temporale più lungo, coerente con la scadenza quadriennale. Va inoltre considerato che, in caso di mancato autocall, il Catapult necessita di un rialzo decisamente più marcato di Stellantis – circa il +70% dallo strike – per raggiungere il rimborso massimo di 100 euro, a fronte di un valore nominale (e prezzo di emissione) pari a 52,40 euro.



