Il 2026 riparte con titoli tecnologici in rally e interesse per i certificati “fast” ad alto rendimento: una nuova proposta dal 2,8% mese.
Il 2026 sembra essere ripartito esattamente da dove si era concluso il 2025, ossia dal rally delle azioni legate ai data center e all’intelligenza artificiale. Tra i best performer di questo inizio anno troviamo Micron Technology, il cui rialzo può essere giustificato da una combinazione di fattori strutturali e congiunturali favorevoli. La domanda di chip di memoria legati all’intelligenza artificiale — in particolare DRAM e HBM per i data center — continua a crescere a ritmi sostenuti, in un contesto di offerta ancora disciplinata che sostiene prezzi e margini. I risultati trimestrali e la guidance hanno superato le attese, rafforzando l’idea di un nuovo ciclo espansivo del settore, mentre upgrade e revisioni al rialzo dei target price da parte degli analisti hanno ulteriormente consolidato il sentiment positivo sul titolo, che ha sfondato con forza la soglia psicologica dei $300. Questo nuovo anno sta mostrando continuità rispetto al precedente anche per quanto riguarda i trend sulle strutture dei certificati d’investimento, con gli investitori che continuano a mostrare particolare interesse per le strutture caratterizzate da cedole a memoria elevate (maggiori del 2% mensile), durata relativamente breve (spesso sotto i 12-18 mesi) e step down molto accentuato (con il trigger che può ridursi fino al 5% al mese), in linea con la tendenza dei certificati “fast”. Pur mantenendo un profilo rischio-rendimento elevato, con rendimenti potenziali anche superiori al 20–25% annuo, questi certificati mostrano una buona tenuta dei prezzi durante la propria vita. Ciò è dovuto alla combinazione di autocall con trigger dinamico, scadenza ravvicinata e premi periodici elevati, che porta le strutture a quotare fisiologicamente a premio rispetto alla componente lineare, consentendo un’uscita relativamente favorevole anche in presenza di moderati ribassi dei sottostanti. Ne deriva una certa resilienza nel breve periodo, purché nessun titolo del basket si avvicini eccessivamente alla barriera: per questo motivo tali strumenti richiedono una gestione attiva e non vanno inseriti passivamente in portafoglio. Il rischio principale, complessivamente non trascurabile, emerge in caso di ribassi violenti di uno dei sottostanti, poiché la breve scadenza può non consentire un recupero delle barriere.
Ma vediamo un esempio di uno dei primi certificati del 2026 dotati di tali caratteristiche: il Phoenix Memory Step Down (ISIN: IT0006772583) targato Marex e scritto su un basket worst of composto dalla già citata Micron Technology, Oracle, Intel e Tesla. Il prodotto prevede premi a memoria pari al 2,801% mensile (33,612% p.a.), condizionati al trigger premio posto al 60% dei valori iniziali, durata massima pari a 12 mesi (scadenza gennaio 2027) e la possibilità, a partire dalla data di osservazione del 2 aprile 2027 e per le successive date a cadenza mensile, di rimborso anticipato del valore nominale, pari a 1.000 euro, qualora tutti i titoli rilevino al di sopra del 95% dei rispettivi valori di riferimento iniziali, con il trigger autocall che decresce poi del 3% ogni mese: ad agosto 2026 sarà già sceso all’83%, arrivando fino al 71% dell’ultima data di osservazione prima della scadenza.
Qualora si giunga alla data di osservazione finale del 4 gennaio 2027 senza che sia stato richiamato anticipatamente, il prodotto rimborserà il proprio valore nominale qualora tutti i titoli non perdano più del 40% dai rispettivi valori di riferimento iniziali, in virtù della barriera capitale posta al 60% degli stessi, generando un rendimento annualizzato pari al 33,2% circa, nel caso in cui vengano pagati anche tutti i premi previsti. Al di sotto del livello barriera, il valore di rimborso del certificato verrà invece diminuito della performance negativa del titolo worst of, che verrà calcolata a partire dallo strike price.


Report a cura di Pierpaolo Scandurra
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