Una delle prede più ambite: in molti sostengono che il dossier “Commerzbank” sia sul tavolo delle maggiori banche europee e anche di qualche banca americana. E come non comprenderne l’interesse?
Commerzbank ha chiuso i primi nove mesi del 2025 con risultati operativi ai massimi storici, sostenuti dalla crescita del business commissionale e da una solida esecuzione del piano strategico aggiornato al 2028.
L’utile operativo ha raggiunto i 3,4 miliardi di euro, in aumento del 21% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre i ricavi si sono attestati a 9,03 miliardi di euro, con una crescita del 10,8% su base annua.
A trainare i ricavi è stata in particolare la performance del fee business, cresciuto dell’8% a 3 miliardi di euro, che ha compensato la lieve contrazione del margine d’interesse netto (NII), in calo dell’1,2% a 6,18 miliardi di euro.
Se non siete molto nel “banking business”, queste due linee di ricavo potrebbero sembrare molto simili.
La differenza principale sta nel tipo di capitale impiegato.
Nel fee business la banca genera introiti dalla gestione del capitale conto terzi (wealth management, securities, brokerage, investment banking, insurance), attività che impattano poco sulla richiesta di capitale regolamentare, consentendo maggiore libertà operativa e, di converso, margini più elevati.
Nel NII, invece, la banca acquista denaro dalla BCE e lo rivende applicando uno spread, tipicamente attraverso prestiti, mutui e finanziamenti. Questa seconda modalità richiede una costante presenza di capitali regolamentari, posti a garanzia e sottoposti alla vigilanza della BCE.
Dopo questa digressione sulle due principali revenue stream, torniamo a noi.
Il risultato netto dei primi nove mesi del 2025 si è attestato a 1,89 miliardi di euro, in leggera flessione (-2% a/a) a causa di un effetto fiscale straordinario legato alla riduzione futura dell’aliquota sull’imposta societaria in Germania (dal 15% al 10% entro il 2032), con un impatto negativo di circa 200 milioni di euro sui crediti d’imposta differiti (DTA).
Escludendo le spese di ristrutturazione contabilizzate nel secondo trimestre (553 milioni di euro), il rendimento netto sul capitale tangibile (Net RoTE) nei nove mesi sale al 10%, rispetto all’8,2% riportato.
Alla luce dei risultati ottenuti, l’istituto ha rivisto al rialzo la guidance 2025 sul margine d’interesse netto, ora atteso a 8,2 miliardi di euro (da 8 miliardi), confermando l’obiettivo di utile netto a 2,5 miliardi di euro, che salirebbe a 2,9 miliardi escludendo gli oneri straordinari.
Sul fronte patrimoniale, la banca tedesca conferma un posizionamento solido, con un CET1 ratio al 14,7% e un buffer di 438 punti base rispetto al requisito minimo di vigilanza (MDA ~10,4%).
Questa solidità ha permesso l’avvio di un piano di riacquisto azionario da 1 miliardo di euro, a cui si aggiungono ulteriori 600 milioni già in corso.
Le pettegole della finanza sostengono che questo ulteriore buyback da un miliardo di euro sia stato deciso soprattutto per difendersi dalle mire espansionistiche del nostro alfiere Orcel, appassionatamente lanciato alla ricerca della principessa teutonica, forte di una partecipazione compresa tra il 28% e il 29%.
Commerzbank ha inoltre aggiornato i target del piano strategico al 2028, alzando l’asticella su più fronti; il più interessante è quello della remunerazione agli azionisti, dove è stato fissato un payout ratio annuale del 100%.
Il contesto macroeconomico continua tuttavia a presentare elementi di incertezza. La Banca Centrale Europea mantiene il tasso di riferimento al 2,0%, ma la persistenza dell’inflazione nei servizi potrebbe portare a un rialzo dei tassi nel corso del 2026.
Ho scelto di approfondire Commerzbank anche perché sempre più presente nei basket di prodotti strutturati. Oltre 250 prodotti tra tutti i certificate quotati includono Commerzbank in un basket.
È proprio di oggi la quotazione di un certificato a barriera molto profonda (30%), un livello di protezione poco frequente, che vede Commerzbank in compagnia di Siemens Energy, ST Microelectronics e Kering: quattro blue chip di grande interesse, potenzialmente capaci di regalare soddisfazioni nei prossimi anni.
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Per chiudere, il consenso degli analisti sull’intero esercizio 2025 è stato rivisto al rialzo dopo i risultati del terzo trimestre: l’utile netto atteso è ora di 2,7 miliardi di euro (+13% rispetto al 2024), con possibili ulteriori revisioni positive qualora il quarto trimestre beneficiasse di una rivalutazione fiscale legata ai DTA in Polonia.
Io attendo i dati del FY2025 con rinnovato interesse e slancio e tornerò su queste pagine per aggiornarvi.
Salvatore Pugliese