Mercati emergenti: la tecnologia vale quasi il 40%
Osservando la composizione settoriale dell'MSCI Emerging Markets, emerge infatti un dato sorprendente: il settore tecnologico rappresenta circa il 39% dell'intero indice, una quota addirittura superiore a quella dell'MSCI USA, dove l'information technology pesa circa il 36%.
La tecnologia domina i listini emergenti
Secondo la composizione settoriale dell'MSCI Emerging Markets, i principali comparti sono:
- Information Technology: 39,3%
- Servizi finanziari: 20,6%
- Consumer Discretionary: 8,6%
- Industriali: 6,5%
- Materiali: 5,9%
Questo significa che l'andamento dell'indice dipende sempre di più dalle grandi aziende che producono semiconduttori, componentistica elettronica, software, piattaforme digitali e servizi legati all'intelligenza artificiale.
Il ruolo di Taiwan e Corea del Sud
Gran parte di questa esposizione deriva dalla presenza di alcuni colossi asiatici.
In particolare, Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (TSMC) rappresenta oggi una delle società più importanti dell'intero indice. Leader mondiale nella produzione di semiconduttori avanzati, TSMC è uno dei principali beneficiari della crescente domanda di chip destinati all'intelligenza artificiale.
Accanto a TSMC troviamo aziende come Samsung Electronics, oltre a numerosi produttori di componenti elettronici e hardware distribuiti tra Taiwan, Corea del Sud e altri Paesi asiatici.
Il confronto con gli altri indici MSCI è particolarmente interessante.
L'Europa, ad esempio, presenta una struttura decisamente più equilibrata. Il settore tecnologico pesa appena 10,7%, mentre assumono un ruolo predominante i finanziari (24,9%), gli industriali (20,1%) e la sanità (13,4%).
Negli Stati Uniti, invece, la tecnologia rappresenta 35,8% dell'indice, seguita dai servizi di comunicazione (9,7%) e dal settore sanitario (9,6%).
Opportunità, ma anche maggiore volatilità.
Questa trasformazione offre importanti opportunità di crescita.
L'espansione dell'intelligenza artificiale, del cloud computing, dei data center e della domanda globale di semiconduttori potrebbe continuare a sostenere gli utili delle principali società tecnologiche asiatiche.
D'altra parte, una concentrazione così elevata comporta anche maggiori rischi. Eventuali rallentamenti del settore dei chip, tensioni geopolitiche nell'area di Taiwan o restrizioni commerciali tra Stati Uniti e Cina potrebbero avere un impatto significativo sull'intero indice.
Cosa significa per gli investitori
Molti investitori acquistano un ETF sui mercati emergenti pensando di ottenere un'esposizione prevalentemente geografica. In realtà stanno facendo anche una precisa scelta settoriale.
Oggi un ETF sull'MSCI Emerging Markets non rappresenta più soltanto la crescita economica dei Paesi in via di sviluppo, ma è anche una scommessa sull'evoluzione della tecnologia asiatica.
È un cambiamento profondo rispetto a vent'anni fa, quando il peso dell'indice era dominato da banche, società energetiche e aziende minerarie. Oggi il motore della crescita dei mercati emergenti passa sempre più dai semiconduttori, dall'elettronica avanzata e dall'intelligenza artificiale.
La vera sorpresa è proprio questa: chi investe nei mercati emergenti pensando di diversificare rispetto ai titoli tecnologici statunitensi potrebbe scoprire di essere comunque fortemente esposto allo stesso megatrend globale, seppure attraverso protagonisti diversi come TSMC, Samsung e altri campioni tecnologici asiatici.
Trimestrali Big Tech
Microsoft
Microsoft ha chiuso il quarto trimestre fiscale con ricavi pari a 90 miliardi di dollari, in crescita del 18% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, superando le aspettative degli analisti.
A trainare i risultati è stata ancora una volta Azure, la piattaforma cloud del gruppo, i cui ricavi sono aumentati del 43%, confermando una domanda molto sostenuta per i servizi di intelligenza artificiale. I ricavi complessivi della divisione Microsoft Cloud hanno raggiunto 59,3 miliardi di dollari, mentre gli utenti paganti di Microsoft 365 Copilot hanno superato i 30 milioni.
L'azienda continua a investire massicciamente nella costruzione di data center e infrastrutture dedicate all'intelligenza artificiale, ma tali investimenti stanno già generando un'accelerazione della crescita del cloud e un miglioramento della redditività.
Meta
Meta ha registrato nel secondo trimestre ricavi per 60,8 miliardi di dollari, con una crescita del 28% rispetto all'anno precedente, grazie soprattutto alla continua espansione del business pubblicitario su Facebook, Instagram e WhatsApp.
L'azienda ha tuttavia annunciato un ulteriore incremento degli investimenti nell'intelligenza artificiale, aumentando le previsioni di spesa in conto capitale per il 2026 a un intervallo compreso tra 130 e 145 miliardi di dollari.
Gli investimenti riguardano principalmente nuovi data center, infrastrutture di calcolo, processori specializzati e lo sviluppo dei modelli linguistici della famiglia Llama, con l'obiettivo di rafforzare la leadership dell'azienda nell'intelligenza artificiale generativa.
Pur continuando a registrare una forte crescita dei ricavi, Meta sta attraversando una fase caratterizzata da investimenti senza precedenti, che nel breve termine esercitano una pressione sulla redditività.
Apple
Apple ha archiviato il trimestre con ricavi pari a 109,4 miliardi di dollari, in aumento del 16% rispetto all'anno precedente, segnando uno dei migliori risultati della propria storia per il trimestre di giugno.
Le vendite di iPhone sono cresciute a doppia cifra, sostenute dalla forte domanda internazionale, mentre anche i ricavi derivanti dai Mac e dai Servizi hanno contribuito alla crescita complessiva.
A differenza degli altri colossi tecnologici, Apple continua a mantenere un approccio più prudente sull'intelligenza artificiale. L'azienda sta integrando progressivamente le nuove funzionalità AI nel proprio ecosistema, privilegiando un'integrazione graduale piuttosto che una corsa agli investimenti miliardari.
Amazon
Amazon ha annunciato risultati che hanno superato le aspettative del mercato, con ricavi pari a 200,6 miliardi di dollari, in crescita del 20% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
La principale spinta è arrivata da Amazon Web Services (AWS), la divisione cloud del gruppo, che ha registrato ricavi pari a 42,2 miliardi di dollari, in aumento del 37%.
L'azienda ha inoltre comunicato che i due principali segmenti legati all'intelligenza artificiale – i servizi cloud AI e i chip proprietari per l'AI – stanno registrando entrambi tassi di crescita a tre cifre e hanno ormai raggiunto un fatturato annuo superiore ai 25 miliardi di dollari ciascuno.
Amazon continua ad accelerare gli investimenti in data center e infrastrutture dedicate all'intelligenza artificiale, confermando la volontà di rafforzare la propria posizione competitiva in un mercato sempre più dominato dai servizi AI.
La sfida è appena iniziata
Il messaggio che emerge dai risultati è chiaro: nei prossimi anni saranno la capacità di monetizzare l'intelligenza artificiale e il ritorno sugli ingenti investimenti in infrastrutture a determinare i nuovi equilibri tra i giganti della tecnologia.
Curiosità
La bolla Dot-com? Il problema non erano gli utili bassi... era che spesso non esistevano
Quando si parla della bolla tecnologica del 2000, si pensa subito alle valutazioni astronomiche del Nasdaq. Ma c'è un dato che colpisce ancora di più.
Molte delle società tecnologiche più popolari non producevano alcun utile.
Alla fine degli anni '90 bastava aggiungere ".com" al nome di un'azienda perché il titolo attirasse investitori. L'idea dominante era che conquistare quote di mercato fosse più importante che generare profitti.
Alcuni esempi sono diventati emblematici:
Webvan, che prometteva di rivoluzionare la consegna della spesa a domicilio, raccolse oltre 800 milioni di dollari dagli investitori, ma fallì dopo aver perso più di 1 miliardo di dollari.
Nel solo ultimo trimestre:
- Apple ha realizzato quasi 30 miliardi di dollari di utile netto.
- Microsoft ha continuato a registrare margini operativi superiori al 40%, grazie alla crescita del cloud e dell'AI.
- Meta genera decine di miliardi di dollari di cassa ogni trimestre.
- Amazon, pur investendo enormemente nell'intelligenza artificiale, produce utili e flussi di cassa che nessuna società della Dot-com avrebbe potuto immaginare.
Questo non significa che non possano esserci eccessi di valutazione o fasi speculative. Ma c'è una differenza sostanziale: la bolla Dot-com era costruita soprattutto sulle aspettative; il boom dell'intelligenza artificiale poggia, almeno in parte, su aziende che generano profitti reali e flussi di cassa enormi.
Bisogna aggiungere che alla fine degli anni '90 e nei primi anni 2000 il mercato dei motori di ricerca era estremamente frammentato. Molti dei protagonisti dell'epoca oggi sono scomparsi o hanno perso quasi completamente la loro rilevanza.
Google era praticamente sconosciuto.
Nel giro di pochi anni, grazie all'algoritmo PageRank, Google iniziò a fornire risultati molto più pertinenti rispetto ai concorrenti. Mentre gli altri portali cercavano di diventare "porte d'ingresso" al web, ricche di notizie, giochi, email e pubblicità, Google scelse una homepage quasi completamente bianca con una sola casella di ricerca.
Il parallelo con l'intelligenza artificiale
Questa storia offre uno spunto interessante anche per il presente. Nel 2000 sembrava impossibile immaginare che Yahoo!, AltaVista o Lycos sarebbero stati quasi cancellati dal mercato. Eppure, nel giro di pochi anni, Google rivoluzionò completamente il settore.
Oggi ci troviamo in una situazione simile con l'intelligenza artificiale. Le aziende leader di oggi (OpenAI, Google, Microsoft, Anthropic, Meta, xAI e altre) competono in un mercato in rapidissima evoluzione. Non è affatto scontato che i protagonisti attuali saranno gli stessi tra dieci o quindici anni, proprio come nessuno avrebbe previsto nel 1999 il declino di AltaVista o il dominio quasi assoluto di Google.
LA SETTIMANA IN BORSA
La settimana ha avuto un sell off sulla tecnologia e microprocessori nella giornata di mercoledì con il Nasdaq che ha perso il 3% per poi rimbalzare nelle ultime due sedute portando i listini americani in progresso dell'1%, anche i listini emergenti più esposti al settore hanno avuto una settimana molto volatile, mentre l'Europa ha tenuto bene chiudendo in rialzo con minore volatilità.
Specifica Europa
Il vecchio continente o se vogliamo dire la old economy tiene e non risente della volatilità della tecnologia nel bene e nel male. Il mese di luglio chiude con un nulla di fatto, ma sempre meglio del -10% del Nasdaq o il -11% degli emergenti. La diversificazione è sempre l'imperativo per questa estate.
Performance settimanali degli indici europei
I principali listini europei hanno chiuso in rialzo, peggior listino è l'Italia:
- DAX (Germania): +1,06%
- CAC 40 (Francia): +1,23%
- FTSE MIB (Italia): +0,23%
- FTSE 100 (Regno Unito): +0,80%
- EURO STOXX 50: +1,18%
- MSCI Europe: +0,68%
- EURO STOXX 600: +0,71%
Specifica Usa
Le trimestrali Usa come già scritto sono andate bene, ma non benissimo per come ci avevano abituati, ma bisogna considerare che questa volta le attese degli analisti non erano soft, comunque l'AI c'è e ci sarà e sicuramente presenterà il conto a tutti noi sotto forma di abbonamenti e faranno utili, poi qualcuno di più e qualcuno di meno.
Performance settimanale degli indici Usa e mondo
Anche i listini americani chiudono in rialzo con gli emergenti:
- S&P 500: +1,03%
- Nasdaq: +1,59%
- Russell 2000: +0,05%
- MSCI World: +1,09%
- MSCI Emerging Market: +1,37%
- MSCI China: +2,61%
Dati macro:
La Federal Reserve lascia i tassi invariati in un intervallo tra il 3,50 per cento e il 3,75 per cento, tre funzionari, sui 12 del Fomc, hanno votato contro, chiedendo invece di alzarli. Ora per settembre o ottobre le aspettative di un rialzo sono intorno al 65%, intanto il Pil sale del 1,5% su aspettative di un 2,1% e questo misura un'economia in salute ma in rallentamento. Bisognerà valutare il mercato del lavoro e l'inflazione.
L'indice Ifo che misura la fiducia delle aziende in Germani sale a 86,6.
Analisi tecnica e valutazioni:
Il Nasdaq dopo un calo del 10% rimbalza sui dati delle big tech, difficile capire se si tratta di un rimbalzo tecnico o di un buy the dip, in ogni caso, l'estate non offre per ora una direzionalità precisa ed entriamo nelle settimane feriali di agosto per cui molti saranno fuori dal mercato per riprendere i lavori a settembre. Ci saranno bassi volumi ed ancora volatilità.
Conclusioni
L'AI genera utili, ma richiede tanti investimenti per avere la leadership di un settore che si muove alla velocità della luce, ogni moneta spesa oggi è superata da una nuova tecnologia presentata domani e chi vuole avere la supremazia deve spendere e spendere bene. Questa è la grande difficoltà per le aziende del settore: spendere bene oggi prevedendo quale sarà l'evoluzione di domani.
Prospettive per la prossima settimana
Venerdì sarà comunicato il tasso di disoccupazione in America e sarà cruciale per capire lo stato di salute dell'economia Usa dopo il dato non esaltante del Pil di questa settimana. Anche se non è affatto facile prevedere la politica monetaria con il nuovo presidente della Fed Warsh, gli analisti ci proveranno e vedremo le probabilità di un rialzo per le prossime riunioni.