Analisi Settimanale Mercati Finanziari - 11 Aprile 2026

Michele Clementi Michele Clementi - 11/04/2026 07:26

L’idea che l’Iran venda petrolio all’Europa in euro

1. Cosa significa “vendere petrolio in euro”

Oggi la maggior parte del petrolio nel mondo è:

  • prezzato in dollari;
  • pagato in dollari.

Quindi:

  • anche Europa, Cina ecc. devono procurarsi dollari per comprarlo;
  • questo crea una domanda globale costante di dollari.

Se l’Iran dice: “pagatemi in euro” significa:

  • gli europei pagano direttamente in euro;
  • non serve passare dal dollaro.

2. Effetti sul dollaro (USA)

Se questo modello si diffondesse (non solo Iran):

Possibili effetti negativi per gli USA

  • meno domanda globale di dollari;
  • possibile indebolimento del dollaro;
  • gli USA perderebbero parte di un enorme vantaggio: poter finanziare il proprio debito stampando una valuta richiesta da tutti

Questo sistema è proprio ciò che sostiene il ruolo dominante del dollaro da decenni.

Però attenzione:


l’Iran da solo non basta a cambiare il sistema globale. Servirebbero anche: Arabia Saudita, OPEC e grandi economie (Cina, India, ecc)

3. Vantaggi per l’Europa

1. Meno dipendenza dal dollaro: meno rischio cambio (euro/dollaro) e più autonomia finanziaria.

2. Rafforzamento dell’euro: se più energia viene pagata in euro → aumenta la domanda di euro, questo può rafforzare la valuta.

3. Possibili prezzi più stabili: niente passaggio in dollari = meno volatilità legata al cambio.

In un contesto di tensioni energetiche, questo è rilevante: i prezzi di petrolio e gas influenzano direttamente inflazione e tassi.

 4. Svantaggi per l’Europa

1. Rischio geopolitico - comprare più petrolio dall’Iran significa esporsi a:

  • sanzioni
  • tensioni con gli USA

2. Problemi politici interni alla UE: non tutti i paesi europei sono allineati su Iran e politica energetica

3. Limitato impatto reale: il mercato globale resta dominato dal dollaro
→ quindi il beneficio potrebbe essere più simbolico che strutturale.

5. Impatto per gli Stati Uniti

Svantaggi: erosione del potere del dollaro nel lungo periodo e meno controllo sul sistema finanziario globale (es. sanzioni).

Possibili vantaggi indiretti: se l’Europa si lega all’Iran, gli USA potrebbero:

  • vendere più energia propria (GNL, petrolio)
  • rafforzare altre alleanze energetiche

6. Il punto chiave (importante)

Questa mossa è soprattutto:
politica e strategica, non solo economica

Serve a:

  • sfidare il dominio del dollaro;
  • aggirare sanzioni USA;
  • creare un sistema più multipolare.

Israele VS Libano

La situazione tra Israele e Libano non nasce da una “guerra iniziata all’improvviso”, ma da una tensione storica lunga decenni, legata soprattutto alla presenza e alle azioni di Hezbollah nel sud del Libano.

Il caso più noto: 2006

La guerra più importante tra Israele e Libano è stata nel 2006, iniziata quando:

  • Hezbollah attaccarono una pattuglia israeliana e catturato due soldati;
  • Israele reagì con bombardamenti e un’offensiva militare su larga scala.

Perché Hezbollah è così potente in Libano

Hezbollah non è solo un gruppo armato: è una struttura ibrida unica, che combina politica, esercito e servizi sociali.

1) Origini e legittimità

  • Nasce negli anni ’80 durante l’occupazione israeliana del sud del Libano;
  • Si presenta come movimento di “resistenza” contro Israele;
  • Questo gli ha dato legittimità tra molti libanesi, soprattutto nella comunità sciita.

2) Forza militare autonoma

  • Ha un arsenale enorme (razzi, missili, droni);
  • È più forte dell’esercito libanese in alcune aree;
  • Riceve supporto diretto da Iran (armi, addestramento, finanziamenti).

In pratica: è uno “Stato nello Stato”.

3) Potere politico

  • Ha rappresentanti nel parlamento libanese;
  • Fa parte di coalizioni di governo;
  • Può influenzare o bloccare decisioni nazionali.

4) Welfare parallelo

Hezbollah gestisce:

  • ospedali
  • scuole
  • aiuti economici

Questo lo rende indispensabile per molte comunità, aumentando il consenso.

Perché il Libano non riesce a fermarlo

Il Libano è uno Stato fragile:

  • sistema politico diviso tra religioni (cristiani, sunniti, sciiti);
  • crisi economica gravissima;
  • istituzioni deboli.

Nessuno ha davvero la forza (o il consenso) per disarmare Hezbollah.

Perché Israele lo considera una minaccia esistenziale

Per Israele, Hezbollah è molto più pericoloso di altri gruppi:

  • Ha decine di migliaia di missili puntati sul nord di Israele;
  • È vicino al confine → tempi di risposta brevissimi;
  • È parte dell’asse con Iran, nemico strategico di Israele.

In sintesi chiara

  • Hezbollah è potente perché è milizia + partito + sistema sociale;
  • Il Libano è troppo debole per controllarlo;
  • Israele lo vede come una minaccia diretta;
  • Il conflitto è parte di una guerra indiretta più ampia con l’Iran.

Curiosità:

Cos’è il “petrodollaro”

Il petrodollaro è un sistema nato negli anni ’70 in cui:

il petrolio nel mondo viene:

  • prezzato in dollari;
  • pagato in dollari.

Questo crea una domanda globale costante per la valuta americana.

Come nasce (contesto storico)

Dopo la fine del sistema di Accordi di Bretton Woods nel 1971 (quando gli USA abbandonano il gold standard), il dollaro rischiava di perdere centralità.

Qui entra in gioco un accordo chiave:

  • tra Stati Uniti e Arabia Saudita;
  • anni ’70, dopo la crisi petrolifera.

L’accordo (semplificato):

  • l’Arabia Saudita vende petrolio solo in dollari;
  • reinveste i proventi in titoli USA;
  • gli USA garantiscono protezione militare.

Poi anche gli altri paesi OPEC seguono questo modello

Come funziona il meccanismo

  1. Un paese (es. Italia) vuole comprare petrolio;
  2. Deve procurarsi dollari;
  3. Compra dollari sui mercati;
  4. Paga il petrolio in dollari;
  5. I paesi produttori reinvestono quei dollari (spesso negli USA).

Questo ciclo si chiama: “riciclo dei petrodollari”

Perché è così importante per gli USA

1. Domanda globale artificiale di dollari

Tutti hanno bisogno di dollari → il dollaro resta forte

2. Debito più facile da finanziare

Gli USA possono: emettere debito che viene comprato con dollari già in circolazione nel mondo.

In pratica:
gli USA possono indebitarsi nella propria valuta senza la stessa pressione di altri paesi.

3. Potere geopolitico

Controllando il dollaro, controllano: sistema bancario internazionale e sanzioni finanziarie.

Cosa succede se si rompe (o si indebolisce)

Qui torniamo al caso Iran.

Se sempre più paesi iniziassero a vendere petrolio in euro o in yuan.

succederebbe:

1. Meno domanda di dollari: calo strutturale (lento, non immediato);

2. Sistema più multipolare: più valute di riferimento (euro, yuan, ecc.);

3. Meno potere delle sanzioni USA: paesi come Iran o Russia potrebbero aggirarle più facilmente.

🇪🇺 Collegamento diretto con l’Europa

Se l’Europa accettasse petrolio in euro:

starebbe facendo due cose:

  1. ridurre la dipendenza dal dollaro;
  2. rafforzare il ruolo internazionale dell’euro.

Ma:

  • servono volumi enormi per cambiare davvero il sistema;
  • e serve coordinamento politico forte.

Realtà vs narrativa

È importante non semplificare troppo:

Il petrodollaro non è l’unico motivo della forza del dollaro
Conta anche:

  • dimensione dell’economia USA;
  • mercati finanziari profondi;
  • fiducia globale .

Però resta un pilastro fondamentale.

LA SETTIMANA IN BORSA

Settimana contraddistinta dalla tregua tra Usa ed Iran che ha fatto scendere il prezzo del brent sotto i 100 dollari al barile. I mercati hanno festeggiato e sono scattate le ricoperture da parte dei ribassisti. Ora i principali listini mondiali sono tornati positivi da inizio anno con l'eccezione della Cina e l'America, ma in questo caso in maniera marginale.

Specifica Europa

L'Europa è meno brillante dell'America, ma comunque si riporta sui livelli di inizio marzo la settimana in cui è scoppiata la guerra in Iran ed è stato bloccato lo stretto di Hormuz.

Performance settimanali degli indici europei

I principali listini europei hanno chiuso in rialzo, il FTSE Mib torna sui massimi :

  • DAX (Germania): +2,74%
  • CAC 40 (Francia): +3,73%
  • FTSE MIB (Italia): +4,35%
  • FTSE 100 (Regno Unito): +1,57%
  • EURO STOXX 50: +4,16%
  • MSCI Europe: +2,93%
  • EURO STOXX 600: +3,05%

Specifica Usa

Lo scorso anno tra aprile e maggio dopo il caos causato dai dazi di Trump lo S&P registrò ben 9 sedute consecutive al rialzo, oggi ci siamo fermati a 8, già con sette le casistiche sono interessanti nel proseguo dei mesi a venire. Speriamo che nel week end Trump non lanci nuovamente i dadi come in una partita a Risiko e dichiari guerra a qualcuno.

Performance settimanale degli indici Usa e mondo

Anche i listini americani chiudono in rialzo con il Russel 2000 che da inizio anno fa un +6%:

  • S&P 500:  +3,10%
  • Nasdaq:  +4,68%
  • Russell 2000: +3,97%
  • MSCI World: +3,34%
  • MSCI Emerging Market: +6,72%
  • MSCI China: +3,11%

Dati macro: 

L’indice dei prezzi al consumo (CPI) di marzo ha registrato un aumento dello 0,9% su base mensile, portando il dato annuale complessivo al 3,3%, sostenuto soprattutto dal comparto energetico. Al contrario, l’inflazione core è aumentato dello 0,2% su base mensile e del 2,6% su base annua, entrambi valori inferiori alle attese. La fiducia degli americani, misurati dall'indice Michigan, scende in aprile a 47,6, ai minimi storici. L'ultimo dato del Pil del 4 trimestre 2025 è stato rivisto ad un modesto +0,4%.

Analisi tecnica e valutazioni: 

In settimana è rimasto aperto un vistoso gap e se anche per dottrina ci si deve aspettare che i gap prima o poi saranno chiusi, è importante che questo non avvenga o meglio, che il trend non subisca inversioni verso il basso perché se i supporti da cui è iniziato il rimbalzo dovessero essere nuovamente ritestati e rotti allora la situazione si farebbe seria. Quindi speriamo che il gap rimanga aperto contro la teoria che li vorrebbe sempre chiusi.

Conclusioni

La tregua, seppure appesa ad un filo, potrebbe fare rinsavire Trump e darsi il merito del rinnovato slancio dei mercati finanziari che sarebbero un bel biglietto da visita in ambito della campagna elettorale ormai alle porte. Gli americani vogliono la pace, temono delle ritorsioni terroristiche stile 11 settembre e nella loro memoria quell'evento è più vivido di quanto lo sia Pearl Harbor ormai rilegato nei libri di storia, nonostante che il Tycoon abbia alluso più volte a Hiroshima minacciano l'Iran e gli iraniani.

Prospettive per la prossima settimana

Iniziano le trimestrali del primo trimestre e le attenzioni sono riguardo la crescita e soprattutto l'impatto che la guerra e i rincari energetici avranno sul futuro degli utili. Se lo scorso anno la parola più usata di questi tempi era "dazi" quest'anno presumibilmente sarà "guerra" o forse "pace".

 

 

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