Analisi Settimanale Mercati Finanziari - 08 Agosto 2026

Michele Clementi Michele Clementi - 08/08/2026 08:05

SpaceX sorprende sui ricavi, ma il mercato guarda oltre

I risultati trimestrali di SpaceX erano probabilmente tra i più attesi della settimana. Dopo la recente quotazione in Borsa, gli investitori volevano capire se l'azienda di Elon Musk fosse già in grado di trasformare l'enorme crescita dei ricavi in una redditività sostenibile. La risposta, come spesso accade con le società innovative, è meno semplice di quanto sembri.

Nel secondo trimestre 2026, SpaceX ha registrato ricavi per 7,8 miliardi di dollari, in crescita di circa il 90% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente e superiori alle aspettative degli analisti. La perdita netta è stata pari a 541 milioni di dollari, un dato comunque migliore delle previsioni del mercato.

A prima vista si tratta di numeri eccellenti: un'espansione del fatturato difficilmente riscontrabile in aziende di queste dimensioni e una perdita più contenuta del previsto.

Eppure il mercato ha reagito con freddezza.

Perché il titolo è sceso?

La ragione principale non riguarda i ricavi, bensì gli investimenti.

SpaceX sta accelerando in modo deciso gli investimenti nelle infrastrutture per l'intelligenza artificiale e nello sviluppo della propria rete di servizi. Il capitale investito (CapEx) ha raggiunto livelli molto superiori alle attese di Wall Street, riducendo la visibilità sulla futura generazione di cassa.

Per molti investitori il messaggio è chiaro: l'azienda continuerà a privilegiare la crescita rispetto agli utili almeno per diversi anni.

È una strategia che ricorda molto quella seguita da Amazon nei primi vent'anni della sua storia.

Il vero motore rimane Starlink

L'elemento più interessante dei risultati è che il business dei lanci spaziali rappresenta ormai solo una parte della storia.

La vera macchina di produzione dei ricavi è Starlink, la costellazione di satelliti che offre connettività Internet in tutto il mondo. È questo segmento che sta finanziando buona parte degli investimenti futuri e che rende il modello di business molto più stabile rispetto al passato.

L'integrazione tra:

  • servizi satellitari;
  • lanci spaziali;
  • difesa;
  • infrastrutture AI;

sta trasformando SpaceX in una piattaforma tecnologica molto più ampia rispetto a una semplice società aerospaziale.

Conclusioni

Elon Musk continua a seguire una filosofia diversa:

sacrificare gli utili di oggi per costruire una posizione dominante nei mercati di domani.

È una strategia che in passato ha premiato aziende come Amazon, ma che richiede agli azionisti una notevole pazienza.

Chi investe in SpaceX oggi non sta comprando gli utili del prossimo trimestre, bensì sta scommettendo che tra cinque o dieci anni l'azienda sarà il principale operatore mondiale nei servizi satellitari, nell'accesso allo spazio e nelle infrastrutture collegate all'intelligenza artificiale.

Gli analisti sorprendono Wall Street

C'è un dato che sta passando quasi inosservato durante questa stagione delle trimestrali, ma che potrebbe essere uno dei segnali più importanti per gli investitori.

Gli analisti di Wall Street, infatti, hanno aumentato le stime sugli utili delle società dell'S&P 500 durante il trimestre, un evento piuttosto raro. Normalmente accade esattamente il contrario.

Un comportamento fuori dall'ordinario.

Secondo i dati elaborati da FactSet, la stima aggregata degli utili per azione (EPS) delle società dell'S&P 500 è aumentata del 3,4% durante il secondo trimestre del 2026, passando da 78,84 a 81,54 dollari per azione.

Per comprendere quanto questo dato sia significativo basta confrontarlo con la storia recente.

Negli ultimi:

  • 5 anni, le stime sono diminuite in media del 2,0% durante il trimestre;
  • 10 anni, il calo medio è stato del 2,7%;
  • 15 anni, la riduzione media è stata del 3,3%.

L'aspetto ancora più interessante è che questo fenomeno non rappresenta un episodio isolato.

Era già accaduto nel trimestre precedente e si tratta quindi del secondo trimestre consecutivo in cui le revisioni degli utili sono risultate positive, un comportamento decisamente insolito nella storia recente del mercato americano.

Chi sta trainando gli utili?

Il principale motore rimane il settore tecnologico.

Gli enormi investimenti nell'intelligenza artificiale stanno continuando a sostenere la crescita dei ricavi e dei margini delle grandi società americane. Accanto alla tecnologia, anche il settore energetico e quello finanziario stanno offrendo un contributo importante alla crescita degli utili.

Nel complesso, gli utili dell'S&P 500 nel secondo trimestre sono destinati a crescere di oltre il 30% rispetto all'anno precedente, una delle migliori performance degli ultimi anni.

Se gli utili sono così forti, perché molte azioni scendono anche dopo aver pubblicato risultati superiori alle attese?

La risposta è semplice: le aspettative erano già elevatissime.

Molti titoli, soprattutto quelli legati all'intelligenza artificiale, avevano già incorporato nei prezzi gran parte delle buone notizie. Oggi gli investitori non si accontentano più di utili superiori alle stime: pretendono anche guidance sempre più ottimistiche e prospettive di crescita eccezionali. Basta un piccolo elemento di delusione perché il mercato reagisca negativamente.

Conclusioni

Quando gli analisti alzano le stime sugli utili invece di tagliarle, significa che il quadro fondamentale delle imprese sta migliorando. Storicamente questo rappresenta uno dei fattori più favorevoli per l'andamento delle Borse nel medio-lungo periodo.

Naturalmente non significa che i mercati saliranno in linea retta. La volatilità fa parte del mercato.

Curiosità:

Kodak: faceva utili miliardari, ma è diventata il simbolo di come si può fallire anche con bilanci eccellenti

Molti investitori credono che una società che produce utili elevati sia automaticamente un buon investimento.

La storia dei mercati dimostra esattamente il contrario.

Uno degli esempi più emblematici è quello di Eastman Kodak, un'azienda che per decenni ha generato profitti straordinari e che, nonostante ciò, è arrivata al fallimento.

Il gigante della fotografia

Negli anni '80 e '90 Kodak era una delle aziende più redditizie degli Stati Uniti.

Controllava circa il 90% del mercato delle pellicole fotografiche e oltre l'80% della carta fotografica. I suoi margini erano elevatissimi: ogni rullino venduto generava un flusso di ricavi ricorrenti grazie allo sviluppo delle fotografie.

Per gli investitori sembrava un business perfetto.

Gli utili crescevano, il marchio era fortissimo e nessuno immaginava che potesse perdere la propria leadership.

La rivoluzione che Kodak aveva inventato

La curiosità è che la fotografia digitale non fu inventata da un concorrente.

Fu proprio un ingegnere di Kodak, Steven Sasson, a costruire nel 1975 la prima macchina fotografica digitale funzionante.

Il problema non era la tecnologia.

Il problema era il modello di business.

I dirigenti temevano che la fotografia digitale avrebbe distrutto il redditizio mercato delle pellicole, così decisero di rallentarne lo sviluppo.

In pratica, Kodak cercò di proteggere gli utili del presente sacrificando il futuro.

Gli utili continuarono... mentre il business moriva

Questo è l'aspetto più interessante.

Per diversi anni Kodak continuò a pubblicare bilanci con utili importanti.

Molti investitori interpretarono quei risultati come un segnale di forza.

In realtà, gli utili derivavano da un mercato destinato a scomparire.

Le pellicole continuavano a vendere, ma ogni anno un numero crescente di consumatori passava al digitale.

Il conto economico raccontava il passato.

Il mercato stava già guardando il futuro.

Il crollo

Con l'arrivo delle fotocamere digitali e, successivamente, degli smartphone, il business storico di Kodak collassò.

Nel 2012 l'azienda presentò istanza di fallimento secondo il Chapter 11 della normativa statunitense.

Una società che per quasi un secolo era stata sinonimo di fotografia non riuscì ad adattarsi al cambiamento tecnologico.

LA SETTIMANA IN BORSA

Nonostante le tensioni in Medio Oriente le borse archiviano una settimana in cui i principali indici mondiali hanno toccato nuovi massimi tra l'incredulità di molti investitori che nelle settimane passate avevano riempito i portafogli di scomesse ribassiste, ovviamente le coperture hanno contribuito alla salita dei principali listini mondiali. 

Specifica Europa

Il vecchio continente è trainato dai finanziari che continuano a macinare utili da record e così sia l'eurostoxx50 che misura la performance dell'area Euro, sia lo stoxx600 che considera anche i listini fuori dall'area euro come Londra e Zurigo, hanno fatto nuovi massimi storici senza strappi, ma lentamente, un gradino alla volta.

Performance settimanali degli indici europei

I principali listini europei hanno chiuso in rialzo:

  • DAX (Germania):  +2,69%
  • CAC 40 (Francia): +2,41%
  • FTSE MIB (Italia): +2,96%
  • FTSE 100 (Regno Unito): +0,30%
  • EURO STOXX 50:  +2,64%
  • MSCI Europe: +1,67%
  • EURO STOXX 600: +1,70%

Specifica Usa

Due settori trainano lo S&P al 26° record nel 2026 e sono: il finanziario e l'industriale. Quando è successo in passato nel 72% dei casi l'indice è salito a distanza di dodici mesi dell'11,1% di media.

Performance settimanale degli indici Usa e mondo

Anche i listini americani chiudono in rialzo, negativi gli emergenti:

  • S&P 500: +3,58%
  • Nasdaq: +5,19%
  • Russell 2000: +3,52%
  • MSCI World: +3,30%
  • MSCI Emerging Market: -0,48%
  • MSCI China: +1,08%

Dati macro: 

Ism manufatturiero statunitense in crescita a 55,6 su attese di più 54 dal 53.3 precedente, me ntre l'Ism dei servizi è salito a 54.1 dal precedente 54, ma era atteso a 54.5. Anche in Europa gli indicatori PMI sono stati resi noti tutti in aumento. Il rapporto sull'occupazione negli Stati Uniti scende dal 4,2% al 4,1% ma ha mostrato un calo di 23.000 posti di lavoro, smentendo le aspettative di un sondaggio Reuters che prevedeva un aumento di 80.000 unità.

Analisi tecnica e valutazioni: 

In tre settimane siamo passati da minimi ad un anno ad un massimo storico, in genere questo setup anticipa 12 mesi rialzisti. Si potrebbe dire che forza chiama forza, ma soprattutto che gli attuali utili hanno abbassato sensibilmente i PE dei titoli tecnologici ed ora nonostante non si sappia con precisione quanto renderanno gli investimenti in AI nel futuro, queste valutazioni non sono affatto da bolla come in molti dicono.

Conclusioni

Quando i dati societari sono stati buoni spesso i titoli sono scesi come se la regola fosse "good news bad news", mentre con il report sull'occupazione si è tornati al detto "bad news good news" perché ora ci si aspetta se non un taglio dei tassi almeno un nulla di fatto per la prossima riunione della Fed a settembre, quando solo una settimana fa il rialzo era quasi scontato in una delle due prossime riunioni.

Prospettive per la prossima settimana

Il dato sull'occupazione di venerdì sarà affiancato dai dati del prossimo mercoledì relativi all'inflazione per i consumatori e poi giovedì con quello ai produttori e saranno i penultimi dati prima della prossima riunione della Fed quindi non definitivi per guidare la politica monetaria, ma suffienti per poter valutare il trend dell'economia. 

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