Oggi alle ore 14,30 italiane arriverà uno dei dati più osservati dai mercati finanziari: il rapporto sull’occupazione americana.
Ogni mese si parla dei Non Farm Payrolls come se fosse sufficiente confrontare il numero pubblicato con quello atteso. Più occupazione del previsto significa economia forte, meno occupazione significa economia debole.
Sui mercati, però, non funziona esattamente così.
La vera domanda non è soltanto se il dato sarà buono o cattivo, ma se sarà abbastanza diverso dalle aspettative da modificare ciò che gli investitori pensano della Federal Reserve, dei tassi e dell’economia americana.
Ed è qui che nasce uno dei paradossi più interessanti della finanza: a volte una buona notizia economica può diventare una cattiva notizia per la Borsa.
Se il mercato del lavoro risultasse molto più forte delle attese, infatti, aumenterebbe il rischio di pressioni salariali e inflazionistiche ancora elevate. La Federal Reserve potrebbe quindi mantenere i tassi alti più a lungo.
Il risultato? Rendimenti obbligazionari in salita e possibile pressione soprattutto sui titoli tecnologici e sulle società con valutazioni più elevate.
Al contrario, un dato leggermente più debole potrebbe essere accolto favorevolmente perché renderebbe meno necessaria una politica monetaria restrittiva.
Ma anche qui esiste un limite.
Se l’occupazione risultasse troppo debole, il mercato potrebbe smettere di pensare ai benefici di tassi più bassi e iniziare invece a preoccuparsi della crescita economica.
È per questo che non esiste un dato sempre rialzista o sempre ribassista. Esiste il dato all’interno del contesto nel quale viene pubblicato.
E c’è un'altra cosa importante.
Non bisogna guardare soltanto il numero dei nuovi posti di lavoro. Il rapporto contiene anche il tasso di disoccupazione, la crescita dei salari, la partecipazione alla forza lavoro e soprattutto le eventuali revisioni dei mesi precedenti.
Sono proprio questi elementi che spesso cambiano completamente la lettura iniziale.
Prima il dato, poi la reazione
Per chi opera sui mercati, però, la parte più interessante viene dopo.
In giornate come questa molti cercano di indovinare il numero prima della pubblicazione.
“Secondo me sarà migliore.”
“Secondo me sarà peggiore.”
“Se esce sopra le attese il mercato salirà.”
Ma prevedere il dato è probabilmente la parte meno importante.
Molto più utile è osservare cosa succede dopo: prezzo, volatilità, volumi e posizionamento ci dicono come il mercato sta realmente interpretando quella notizia.
Le prime reazioni possono inoltre essere violente e contraddittorie. Un indice può partire rapidamente al rialzo e pochi minuti dopo invertire completamente il movimento.
Non significa che il mercato sia impazzito.
Significa semplicemente che migliaia di operatori stanno contemporaneamente modificando aspettative, coperture e posizioni.
Ed è proprio qui che entra in gioco la gestione del rischio.
La lezione più importante di oggi, quindi, non riguarda i Non Farm Payrolls.
Riguarda il nostro modo di affrontare i mercati.
Non siamo obbligati a prevedere correttamente ciò che accadrà. Dobbiamo sapere come comportarci quando ciò che non avevamo previsto accade davvero.
Possiamo sbagliare una previsione e perdere poco se abbiamo gestito bene il rischio. Possiamo invece avere ragione sull’economia e perdere comunque denaro se abbiamo sbagliato timing, dimensionamento o gestione della posizione.
Oggi alle ore 14,30 arriverà un numero.
Io guarderei soprattutto quello che succederà dopo.
Perché il dato racconta ciò che è già successo.
La reazione del mercato ci racconta quello che gli investitori stanno iniziando a pensare del futuro.
Bruno Nappini