La tassa sugli extraprofitti delle banche continua a rappresentare un rischio per gli investitori

Redazione Traderlink Redazione Traderlink - 11/08/2023 11:00

I mercati sono preoccupati per ulteriori interventi governativi e l'incertezza rende difficile fare stime sul gettito e sugli utili.

L'annuncio della tassa sugli extraprofitti ha avuto un impatto significativo sui titoli bancari italiani. Secondo le stime di Morningstar, Intesa Sanpaolo subirà una riduzione del 10% nelle stime dei profitti per il 2023, mentre Unicredit del 6%. Tuttavia, se la tassa rimarrà una tantum e non diventerà permanente, non ci saranno conseguenze sul merito di credito secondo DBRS Morningstar. Dopo un iniziale calo, i mercati si sono ripresi dopo il chiarimento del governo.

Secondo l'analista Johann Scholtz, l'eccessiva reazione dei mercati non è infondata. L'effetto più dannoso non sarà tanto sugli utili delle banche italiane, ma sul premio di rischio che gli investitori richiederanno per compensare i potenziali interventi governativi futuri. Le modalità e le continue modifiche dell'annuncio non contribuiranno a ripristinare la fiducia dei mercati.

 

I motivi del crollo delle banche italiane 

Il governo italiano ha annunciato una nuova tassa sui profitti straordinari delle banche, causando un'ondata di vendite nel settore bancario. Tuttavia, il ministero dell'Economia e delle Finanze ha specificato che la misura è in linea con le norme europee e prevede un tetto massimo per il contributo delle banche. Il Disegno di legge dovrà ancora essere convertito in Legge dal Parlamento, quindi alcune modifiche potrebbero ancora essere apportate. Gli investitori sono preoccupati per il rischio di interventi arbitrari da parte dei governi e delle autorità di regolamentazione, ma non si prevede che altri paesi europei adottino misure simili. Ciò potrebbe comportare un ulteriore sconto sulle banche europee rispetto al mercato più ampio.


L’impatto della nuova tassa sugli extraprofitti 

Gli analisti ed economisti stanno valutando l'impatto della nuova tassa sugli extraprofitti delle banche. Questa tassa, retroattiva dal 1° gennaio 2022, colpisce il sistema bancario italiano e comporterà un notevole ma sopportabile onere fiscale. Secondo alcune fonti governative citate dai media, il gettito fiscale stimato sarà tra 2 e 3 miliardi di euro. La tassa riguarderà il 40% degli extraprofitti del 2022 e 2023, calcolati come il differenziale tra gli interessi passivi sui depositi e quelli attivi sui prestiti. Sono soggetti alla maggior imposta i proventi che superano del 3% quelli dell'anno precedente per il 2022 e del 6% per il 2023, con un limite del 25% del valore del patrimonio netto e dello 0,1% del totale delle attività. Secondo Morningstar, l'impatto sui profitti del 2023 sarà del 10% per Intesa Sanpaolo e del 6% per Unicredit. Per BNP Paribas e Credit Agricole, l'impatto dovrebbe essere inferiore al 2%.

 

Extraprofitti multimiliardari? Uno sguardo al passato rivela che…
Le banche italiane Intesa Sanpaolo e UniCredit hanno annunciato di avere ottenuto ritorni sul capitale proprio intorno al 17% nel secondo trimestre 2023. Questo rendimento non sembra eccessivo, considerando che le banche italiane hanno subito una pressione sulla loro profittabilità a causa dei bassi tassi di interesse. Nel periodo tra il 2013 e il 2022, Intesa ha generato un rendimento del patrimonio netto tangibile del 6%, molto al di sotto del suo costo del capitale. UniCredit ha registrato perdite in tre anni degli ultimi dieci.

 

I rischi sul merito di credito se la tassa diventa permanente

Le stime sul gettito della nuova tassa sulle banche sono incerte, ma nel 2022 il sistema bancario ha già pagato 4,4 miliardi di euro di tasse sui profitti. Inoltre, si prevede che il margine di interesse netto aumenterà ulteriormente nel 2023, potenzialmente superando le aspettative del governo.
Secondo DBRS Morningstar, un'imposta una tantum sul merito di credito delle banche non avrà un grande impatto sulle loro attività di prestito, ma se diventasse permanente potrebbe avere conseguenze negative sul merito di credito.

 

Tratto da un report di Morningstar
https://www.morningstar.it/

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