L’anno si apre con una novità che riguarda milioni di famiglie: l’Assegno unico 2026 entra in una fase di transizione legata al nuovo calcolo dell’Isee, introdotto con la Legge di Bilancio. La revisione dell’indicatore economico, pensata per rendere più accessibili le misure di sostegno, avrà effetti diretti sugli importi riconosciuti nei prossimi mesi. Gennaio, però, segue ancora regole particolari, mentre l’INPS ha già fissato le prime date di pagamento.
In questo scenario, molte famiglie si chiedono come cambieranno gli importi, quali sono i nuovi requisiti e cosa succede se l’Isee non viene aggiornato in tempo. E soprattutto: quando arriva il primo accredito dell’anno? Come funzionano le nuove fasce economiche? E quali vantaggi porta la revisione dell’indicatore? Scopriamolo insieme.
Prima però vi lasciamo al video YouTube di Mr LUL lepaghediale sulle date dei pagamenti Inps di gennaio 2026.
Assegno unico 2026 e nuovo Isee: cosa cambia davvero per le famiglie
Dal 1° gennaio 2026 è entrata in vigore la nuova modalità di calcolo dell’Isee, che introduce franchigie più alte sulla casa di abitazione e maggiorazioni più generose per i nuclei con figli. L’obiettivo è rendere l’indicatore più aderente alla situazione reale delle famiglie e ampliare l’accesso alle misure di inclusione sociale.
Il nuovo Isee, tuttavia, non sostituisce quello ordinario. L’INPS ha introdotto un indicatore parallelo, utilizzabile solo per alcune prestazioni: Assegno di inclusione, Supporto formazione e lavoro, bonus nido, bonus nuovi nati e, naturalmente, Assegno unico. Per tutte le altre agevolazioni resta valido l’Isee tradizionale.
La revisione riguarda soprattutto la casa di abitazione, con una franchigia che sale a 91.500 euro e arriva a 120.000 euro nei capoluoghi metropolitani. A questo si aggiunge un incremento di 2.500 euro per ogni figlio convivente dal secondo in poi. Le nuove maggiorazioni della scala di equivalenza rendono l’indicatore più favorevole alle famiglie numerose, con valori che crescono progressivamente fino a 0,55 per i nuclei con almeno cinque figli.
Queste modifiche possono ridurre l’Isee anche di diverse migliaia di euro, con effetti diretti sugli importi dell’Assegno unico. Tuttavia, per gennaio e febbraio 2026 l’INPS continuerà a utilizzare l’Isee 2025, come confermato dalle comunicazioni ufficiali. Solo da marzo entrerà in vigore il nuovo calcolo, con eventuali conguagli per chi avrà aggiornato la DSU entro i termini previsti.
Pagamenti di gennaio 2026: le date confermate dall’INPS e cosa succede senza Isee aggiornato
Il primo appuntamento dell’anno è già stato fissato. Per i nuclei che percepiscono l’Assegno unico senza variazioni rispetto al 2025, l’INPS ha confermato due date precise: 21 e 22 gennaio 2026. Si tratta degli accrediti destinati alle famiglie che non hanno modificato la composizione del nucleo, non hanno aggiornato l’Isee e non hanno presentato nuove domande.
Per chi invece ha inoltrato una nuova richiesta o ha comunicato variazioni, il pagamento arriverà nell’ultima settimana del mese, insieme agli eventuali conguagli. Questa finestra è necessaria per consentire all’INPS di verificare i dati e ricalcolare l’importo spettante.
La rivalutazione annuale, fissata all’1,4%, porta un leggero aumento degli importi:
- 203,81 euro per figlio nella fascia Isee più bassa, fino a 17.468,51 euro
- 59,83 euro per chi supera la soglia massima o non presenta l’Isee
Chi non rinnova l’Isee entro febbraio riceverà automaticamente l’importo minimo da marzo. Presentando la DSU entro il 30 giugno, l’INPS potrà riconoscere gli arretrati, mentre oltre questa data non sarà più possibile recuperare le somme non percepite.
Requisiti aggiornati e maggiorazioni: come ottenere l’importo corretto nel 2026
L’Assegno unico resta una misura universale, accessibile a tutte le famiglie con figli a carico, indipendentemente dalla condizione lavorativa. Per ottenerlo, il richiedente deve avere cittadinanza italiana o europea, oppure un permesso di soggiorno valido, e risiedere in Italia da almeno due anni o avere un contratto di lavoro di almeno sei mesi.
Gli importi possono aumentare grazie alle maggiorazioni previste per situazioni specifiche: figli con disabilità, nuclei numerosi, genitori entrambi lavoratori e madri under 21. Anche queste somme sono state rivalutate per il 2026, seguendo l’adeguamento all’inflazione.
La domanda può essere presentata tramite il portale MyINPS, il Contact Center o un patronato. Chi ha già una domanda attiva non deve ripresentarla, ma deve aggiornare l’Isee per evitare la riduzione automatica dell’importo.