Il 16 gennaio 2026 segna l’avvio ufficiale della nuova stagione di rincari sul tabacco, un passaggio già scritto nella Legge di Bilancio e ora confermato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Il settore si prepara a un adeguamento dei listini che coinvolge centinaia di prodotti, dalle sigarette tradizionali ai sigari, fino al tabacco trinciato. Il tutto in un contesto in cui il governo punta a rafforzare il gettito fiscale e a ridisegnare la struttura delle accise per i prossimi tre anni.
Il nuovo tariffario, già trasmesso ai tabaccai, mostra aumenti più consistenti rispetto alle prime stime diffuse nei mesi scorsi. La domanda che molti consumatori si pongono è semplice: quali marche aumentano, di quanto cresce il prezzo dei pacchetti e come si articoleranno gli ulteriori rincari previsti fino al 2028? Scopriamolo insieme.
Prima però vi lasciamo al video YouTube di Business Online, sui dettagli degli aumenti delle sigarette per il 2026.
Aumento Sigarette 2026: quali marche rincarano e come cambiano i prezzi
Il primo aggiornamento dei listini riguarda quasi 400 tipologie di pacchetti, un numero che dà la misura dell’ampiezza dell’intervento. I tabaccai hanno ricevuto il nuovo tariffario con l’indicazione dei prezzi che entreranno in vigore dal 16 gennaio, mentre il provvedimento ufficiale sulle accise sarà pubblicato nelle ore successive.
Il rincaro non è uniforme. Alcune marche registrano aumenti contenuti, altre superano i 20 centesimi, arrivando in diversi casi a toccare i 30 centesimi a pacchetto. La prima a muoversi è Philip Morris, che detiene la quota di mercato più ampia in Italia e che adegua i prezzi delle sue linee più diffuse. Le Marlboro, ad esempio, passano da 6,50 a 6,80 euro, un incremento che anticipa la tendenza del settore per i prossimi mesi.
Anche altri marchi seguono la stessa direzione. Le 821 Argento, calcolate in base al prezzo al chilo, salgono da 260 a 270 euro, con un costo finale di 5,40 euro a pacchetto. Le Merit SSL, invece, raggiungono 6,80 euro dopo l’aggiornamento del prezzo al chilo da 325 a 340 euro. Si tratta di variazioni che, sommate su base annuale, incidono in modo significativo sulla spesa dei fumatori abituali.
Il rincaro non riguarda solo le sigarette tradizionali. Anche sigari e tabacco trinciato registrano aumenti, mentre restano esclusi – almeno per ora – i prodotti senza combustione come il tabacco riscaldato, tra cui le linee più note come Terea.
Perché l’Aumento Sigarette è più alto del previsto: cosa stabilisce la Legge di Bilancio 2026
Le prime stime diffuse nei mesi scorsi parlavano di un incremento compreso tra 15 e 20 centesimi a pacchetto per il 2026, con un aumento complessivo di circa 60 centesimi nell’arco del triennio. Tuttavia, i nuovi listini mostrano rincari più consistenti. La ragione è legata alla struttura delle accise introdotta dalla manovra di fine anno, che interviene sull’importo specifico fisso per unità di prodotto.
La Legge di Bilancio stabilisce tre scaglioni di aumento dell’accisa sulle sigarette:
- per il 2026 l’importo sale a 32 euro per 1.000 sigarette
- nel 2027 raggiunge 35,50 euro per 1.000 sigarette
- dal 2028 arriva a 38,50 euro per 1.000 sigarette
L’obiettivo è rendere più stabile il gettito fiscale e ridurre la volatilità dei prezzi, distribuendo l’aumento in modo progressivo. Tuttavia, l’effetto immediato è un incremento superiore alle attese, soprattutto per i marchi più venduti, che tendono ad adeguare i listini in modo più rapido per mantenere margini e posizionamento di mercato.
La Federazione Italiana Tabaccai ha confermato che i nuovi prezzi saranno applicati da subito, mentre ulteriori aggiornamenti arriveranno nel corso dell’anno. Il settore, quindi, si prepara a una fase di transizione che coinvolgerà non solo i consumatori, ma anche la rete di vendita e le aziende produttrici.
Aumenti futuri, gettito fiscale e prospettive per il mercato del tabacco
Il 2026 rappresenta solo il primo passo di un percorso più ampio. La manovra prevede infatti che gli aumenti proseguano anche nel 2027 e nel 2028, con un gettito aggiuntivo stimato in circa 900 milioni di euro per l’anno in corso. Una cifra che testimonia quanto il settore del tabacco continui a essere una delle principali fonti di entrate per lo Stato.
Parallelamente, cresce anche il costo del tabacco trinciato utilizzato per le sigarette “fai‑da‑te”, con un incremento di circa 40 centesimi. Una scelta che punta a ridurre la distanza di prezzo tra i pacchetti industriali e il tabacco sfuso, spesso utilizzato come alternativa più economica. Le sigarette tradizionali, invece, registrano aumenti più contenuti ma comunque significativi, compresi tra 10 e 30 centesimi a seconda della marca.
Resta stabile, almeno per ora, il prezzo dei prodotti senza combustione, come le sigarette elettroniche e il tabacco riscaldato. Una decisione che riflette la volontà di mantenere una distinzione fiscale tra prodotti combusti e non combusti, in linea con le politiche adottate negli ultimi anni.