Bonus Caregiver 2026: ecco i requisiti, l’importo e quando arriveranno i primi pagamenti

Benna Cicala Benna Cicala - 16/02/2026 07:45

Bonus Caregiver 2026: ecco i requisiti, l’importo e quando arriveranno i primi pagamenti

Il Bonus Caregiver 2026 è una delle misure più attese dell’anno, perché per la prima volta introduce un sostegno economico strutturato per chi assiste un familiare non autosufficiente. Non è ancora operativo, ma è stato inserito nel disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 12 gennaio 2026. Il provvedimento dovrà ora affrontare l’intero iter parlamentare e, solo dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, diventerà realmente applicabile grazie ai decreti attuativi.

Il percorso è ancora lungo, ma le linee guida sono già chiare: un contributo fino a 400 euro al mese, erogato ogni tre mesi, destinato ai caregiver familiari che garantiscono assistenza continuativa a persone con disabilità gravissima.

A questo punto è naturale chiedersi: chi potrà ottenere il Bonus Caregiver 2026? Quali requisiti dovranno essere rispettati? E soprattutto, quando arriveranno i primi pagamenti? Scopriamolo insieme.

Prima però vi lasciamo al video YouTube di Radio UCI APS, che ci spiega nel dettaglio cos'è il Bonus Caregiver.

Cos’è il Bonus Caregiver 2026 e chi potrà richiederlo: requisiti e condizioni previste dalla legge

Il Bonus Caregiver nasce per riconoscere economicamente un’attività che, fino a oggi, è stata sostenuta quasi interamente dalle famiglie. Il disegno di legge definisce in modo preciso chi potrà accedere al contributo, introducendo criteri stringenti che riguardano il legame familiare, la convivenza, la situazione sanitaria dell’assistito e la condizione economica del nucleo.

Il primo elemento riguarda il rapporto tra caregiver e persona assistita. Il beneficio è riservato ai familiari conviventi di prima fascia, quindi a chi vive quotidianamente accanto alla persona non autosufficiente e ne garantisce la cura. La convivenza non è un dettaglio formale, ma un requisito essenziale per dimostrare la continuità dell’assistenza.

La condizione dell’assistito deve essere certificata. Non basta il riconoscimento dell’invalidità: la persona deve essere titolare dell’indennità di accompagnamento e rientrare nella categoria della disabilità gravissima secondo i criteri stabiliti dalla normativa vigente. È un passaggio fondamentale, perché delimita la platea ai casi più complessi, quelli in cui l’assistenza richiede un impegno costante.

Il terzo requisito riguarda proprio l’attività del caregiver. La legge prevede che l’assistenza debba essere svolta in modo esclusivo, senza un lavoro a tempo pieno che renda impossibile garantire la presenza necessaria. L’impegno minimo richiesto è di 91 ore settimanali, un dato che dovrà essere formalizzato nel Piano assistenziale individuale predisposto dai servizi sociosanitari. È un criterio molto selettivo, pensato per individuare chi dedica la maggior parte del proprio tempo alla cura.

Infine, il requisito economico. Il Bonus Caregiver è rivolto alle famiglie più fragili: l’ISEE deve essere inferiore a 15.000 euro e il reddito personale del caregiver non può superare i 3.000 euro annui. Questo limite serve a dimostrare che l’assistenza rappresenta l’attività principale e che non esistono altre entrate significative.

Importo del Bonus Caregiver 2026: quanto spetta, come viene pagato e come sarà calcolato

L’importo previsto dal disegno di legge è di 400 euro al mese, ma la modalità di erogazione non sarà mensile. Il contributo verrà pagato ogni tre mesi, con tranche da 1.200 euro, accreditate tramite bonifico su un conto corrente o su un libretto postale intestato al caregiver. Le somme non saranno tassate e non incideranno sull’ISEE, così da non compromettere l’accesso ad altre prestazioni sociali.

Il calcolo dell’importo non è legato a un criterio generico, ma all’intensità dell’assistenza prestata. Il Piano assistenziale individuale, predisposto dai servizi sociosanitari, sarà il documento centrale per definire il diritto al contributo. Sarà questo piano a certificare le ore di cura, la convivenza e la gravità della situazione sanitaria.

Il fondo stanziato per il 2026 è limitato: 1,15 milioni di euro. Questo significa che, almeno nella fase iniziale, l’erogazione avverrà secondo una graduatoria di priorità. Dal 2027, invece, il budget salirà a 207 milioni di euro, permettendo di coprire tutte le domande idonee e ampliando la platea dei beneficiari.

Il Bonus Caregiver non è pensato come un sostegno universale, ma come un aiuto mirato alle situazioni più complesse. Per questo motivo, la selezione sarà rigorosa e basata su criteri verificabili. L’obiettivo è riconoscere economicamente un lavoro che, nella maggior parte dei casi, viene svolto senza alcun compenso e con un forte impatto sulla vita personale e professionale del caregiver.

Come ottenere il Bonus Caregiver 2026: registrazione, domanda e quando arriveranno i primi pagamenti

L’accesso al Bonus Caregiver non sarà automatico. Il percorso amministrativo prevede diverse tappe e inizierà solo dopo l’approvazione definitiva della legge e la pubblicazione dei decreti attuativi. La prima fase sarà l’attivazione di un registro informatico dedicato ai caregiver familiari. L’iscrizione a questo registro sarà indispensabile per ottenere il riconoscimento formale dello status di caregiver.

La piattaforma dovrebbe aprire nella seconda metà del 2026. Il caregiver dovrà registrarsi, inserire i dati relativi alla convivenza e alla persona assistita e allegare la documentazione sanitaria. Il sistema verificherà automaticamente le informazioni, incrociandole con le certificazioni dell’INPS e con il Piano assistenziale individuale.

Solo dopo aver ottenuto l’attestazione di caregiver familiare sarà possibile presentare la domanda per il contributo. La richiesta potrà essere inoltrata online o tramite patronato e dovrà includere gli estremi del Piano assistenziale. Nonostante la misura sia riferita al 2026, i primi pagamenti concreti arriveranno nel 2027. La prima tranche da 1.200 euro dovrebbe essere erogata nel primo trimestre, relativa al periodo maturato dopo la registrazione.

Resta da chiarire se i mesi precedenti all’attivazione della piattaforma saranno riconosciuti come arretrati o se il diritto decorrerà esclusivamente dalla data di iscrizione. Sarà un decreto successivo a stabilire questo punto, che potrebbe fare la differenza per molte famiglie.

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