Il Bonus Maroni torna protagonista anche nel 2026, confermandosi uno degli strumenti più interessanti per chi ha raggiunto i requisiti della pensione anticipata ma sceglie di restare al lavoro. La misura, prorogata dalla Legge di Bilancio e chiarita dall’INPS con una nuova circolare, permette ai lavoratori di ricevere in busta paga la quota dei contributi previdenziali a proprio carico, trasformandola in un aumento netto e non tassato. È un incentivo pensato per chi decide di posticipare l’uscita dal mondo del lavoro, ottenendo un beneficio economico immediato.
A questo punto è utile chiedersi: chi può richiedere il Bonus Maroni nel 2026? Come funziona la rinuncia ai contributi? E qual è la procedura per ottenere l’incentivo in busta paga? Scopriamolo insieme.
Prima però vi lasciamo al video YouTube di Ciao Elsa - TFR e pensioni spiegati facili su come funziona il Bonus Maroni.
Cos’è il Bonus Maroni e come funziona la rinuncia ai contributi previdenziali
Il Bonus Maroni è un incentivo economico rivolto ai lavoratori dipendenti che, pur avendo maturato i requisiti per la pensione anticipata, decidono di continuare a lavorare. Il meccanismo è semplice: invece di versare la quota dei contributi IVS (invalidità, vecchiaia e superstiti) normalmente trattenuta in busta paga, il lavoratore riceve quella stessa somma come importo netto aggiuntivo.
La particolarità dell’incentivo è che l’importo riconosciuto non è soggetto a tassazione. Questo rende il beneficio particolarmente vantaggioso, perché la cifra che normalmente verrebbe destinata all’INPS diventa un aumento reale dello stipendio mensile.
La misura riguarda chi ha maturato i requisiti per la pensione anticipata entro il 31 dicembre 2026. La proroga introdotta dalla Legge di Bilancio amplia la platea rispetto agli anni precedenti, includendo non solo chi aveva diritto alla pensione anticipata flessibile (come Quota 103), ma anche chi raggiunge i requisiti della pensione anticipata ordinaria, cioè:
• 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini
• 41 anni e 10 mesi per le donne
Chi sceglie di aderire al Bonus Maroni rinuncia all’accredito dei contributi a proprio carico per tutto il periodo in cui continua a lavorare. La rinuncia non riguarda la quota contributiva versata dal datore di lavoro, che continua a essere accreditata regolarmente.
Il beneficio termina quando si raggiunge l’età per la pensione di vecchiaia, generalmente fissata a 67 anni, oppure se il lavoratore decide di revocare la rinuncia ai contributi.
Chi può richiedere il Bonus Maroni nel 2026 e quanto dura l’incentivo
Il Bonus Maroni è rivolto ai lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato iscritti all’AGO (Assicurazione Generale Obbligatoria) o alle forme sostitutive ed esclusive. Per accedere all’incentivo è necessario aver maturato i requisiti contributivi entro le scadenze previste e scegliere volontariamente di proseguire l’attività lavorativa.
La durata del bonus dipende dal momento in cui il lavoratore presenta la domanda. L’incentivo decorre dal mese successivo alla richiesta e prosegue fino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia. In pratica, chi ha già maturato i requisiti contributivi può beneficiare del bonus per diversi anni, trasformando una parte dello stipendio in un aumento netto mensile.
Il vantaggio economico può essere significativo. La quota dei contributi a carico del lavoratore varia generalmente tra il 9% e il 10% della retribuzione imponibile. Questo significa che, per uno stipendio medio, il Bonus Maroni può tradursi in un incremento mensile di diverse centinaia di euro, completamente esente da imposte.
È importante sottolineare che la rinuncia ai contributi non compromette la pensione già maturata. Il lavoratore ha già raggiunto i requisiti per la pensione anticipata, quindi la mancata contribuzione aggiuntiva non riduce l’importo della pensione futura. L’unico effetto è la mancata crescita ulteriore del montante contributivo, compensata però dal beneficio immediato in busta paga.
Come richiedere il Bonus Maroni: procedura INPS e tempi di attivazione
La domanda per ottenere il Bonus Maroni deve essere presentata all’INPS, che verifica i requisiti e comunica l’esito sia al lavoratore sia al datore di lavoro. La procedura è interamente digitale e può essere effettuata tramite SPID, CIE o CNS.
Una volta ricevuta la richiesta, l’INPS ha 30 giorni per controllare la posizione contributiva e confermare l’accesso all’incentivo. Solo dopo l’approvazione, il datore di lavoro può iniziare a riconoscere la quota contributiva in busta paga.
Il lavoratore può in qualsiasi momento revocare la rinuncia ai contributi, tornando al regime ordinario. La revoca diventa effettiva dal mese successivo alla comunicazione.
Per chi sta valutando se aderire al Bonus Maroni, è utile considerare alcuni aspetti:
• il beneficio è immediato e aumenta il netto in busta paga;
• la pensione futura non viene ridotta, perché i requisiti sono già stati maturati;
• la durata del bonus dipende dall’età anagrafica e dal momento della domanda;
• la rinuncia ai contributi può essere revocata in qualsiasi momento.
Il Bonus Maroni rappresenta quindi una scelta strategica per chi vuole continuare a lavorare e ottenere un vantaggio economico concreto, senza compromettere il diritto alla pensione.