Il 2026 porta con sé una nuova stagione fiscale e, insieme ad essa, anche una revisione del Bonus Renzi 2026, oggi conosciuto come trattamento integrativo. La misura, nata anni fa per sostenere i redditi medio‑bassi, è stata confermata anche per quest’anno, ma il suo funzionamento si intreccia con la riforma Irpef che ha ridisegnato gli scaglioni e modificato le soglie di accesso. Il risultato è un sistema che resta familiare ai lavoratori dipendenti, ma che richiede maggiore attenzione per capire chi ne beneficia davvero e in quale misura.
A questo punto è naturale chiedersi: come influiscono le nuove aliquote Irpef sul Bonus Renzi 2026? Chi continuerà a riceverlo in busta paga? E quali accorgimenti devono adottare i contribuenti per evitare conguagli o restituzioni? Scopriamolo insieme.
Prima però vi lasciamo al video YouTube di su come funziona il Bonus Renzi con le nuove aliquote Irpef.
Bonus Renzi 2026 e nuove aliquote Irpef: cosa cambia davvero per i lavoratori
Il trattamento integrativo continua a garantire fino a 1.200 euro l’anno, distribuiti in rate mensili da 100 euro. La misura resta destinata ai lavoratori dipendenti con redditi medio‑bassi, ma la riforma Irpef introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 ha modificato gli equilibri che determinano il diritto al bonus.
Dal 1° gennaio 2026, infatti, il sistema Irpef è strutturato su tre aliquote:
- 23% fino a 28.000 euro
- 33% da 28.001 a 50.000 euro
- 43% oltre 50.000 euro
La riduzione dell’aliquota intermedia dal 35% al 33% ha alleggerito il carico fiscale per una parte consistente dei contribuenti, ma ha anche ridisegnato il rapporto tra imposta lorda e detrazioni. Ed è proprio questo rapporto a determinare l’accesso al Bonus Renzi.
Il trattamento integrativo, infatti, non è un contributo universale. Funziona in modo diverso a seconda del reddito:
- fino a 15.000 euro, il bonus spetta in misura piena, purché l’imposta lorda sia superiore alla detrazione per lavoro dipendente
- tra 15.000 e 28.000 euro, il bonus non è automatico: viene riconosciuto solo se alcune detrazioni superano l’imposta dovuta
La riforma Irpef ha modificato il peso delle detrazioni e, di conseguenza, la platea dei beneficiari. Alcuni lavoratori che negli anni precedenti rientravano nella misura potrebbero non averne più diritto, mentre altri potrebbero accedervi proprio grazie alla riduzione dell’aliquota intermedia.
Per chi supera i 28.000 euro, il trattamento integrativo non è più previsto. Tuttavia, la riduzione dell’aliquota dal 35% al 33% garantisce comunque un alleggerimento fiscale che compensa, almeno in parte, l’assenza del bonus.
Chi ha diritto al Bonus Renzi 2026: requisiti, esempi pratici e categorie interessate
Il Bonus Renzi 2026 continua a essere riconosciuto principalmente ai lavoratori dipendenti, sia del settore pubblico sia del privato. Rientrano tra i beneficiari anche i soci lavoratori di cooperative e alcune categorie di lavoratori atipici, come i collaboratori coordinati e continuativi, purché il loro reddito sia assimilato a quello da lavoro dipendente.
Il trattamento integrativo spetta inoltre a chi percepisce prestazioni sostitutive del reddito, come:
- indennità di disoccupazione Naspi e Dis‑Coll
- cassa integrazione
- mobilità
- tirocini e stage retribuiti con reddito assimilato
Restano esclusi i pensionati, i lavoratori autonomi, le partite IVA e gli incapienti totali, cioè coloro che non versano Irpef perché il loro reddito è troppo basso.
Bonus Renzi 2026 e riforma fiscale: come cambia la busta paga e cosa controllare
L’effetto combinato tra trattamento integrativo e nuove aliquote Irpef rende il 2026 un anno particolarmente delicato per chi vuole capire come cambierà la propria busta paga. La riduzione dell’aliquota intermedia porta un beneficio immediato per chi si colloca tra 28.000 e 50.000 euro, mentre per i redditi più bassi il bonus continua a rappresentare un sostegno importante.
Il trattamento integrativo resta una misura automatica per chi rientra nella prima fascia, ma richiede un controllo attento per chi si colloca nella fascia intermedia. Le detrazioni diventano determinanti e possono variare sensibilmente da un anno all’altro, soprattutto in presenza di