La Manovra 2026 conferma uno degli incentivi più attesi dai lavoratori del settore turistico e della ristorazione: il bonus turismo 2026, un trattamento integrativo che continua a incidere direttamente sulla busta paga di chi opera in bar, ristoranti, hotel, strutture ricettive e stabilimenti termali. L’agevolazione, già introdotta negli anni precedenti, viene prorogata fino al 30 settembre 2026 e rappresenta un sostegno concreto per chi svolge turni notturni o presta servizio nei giorni festivi, spesso con ritmi intensi e condizioni operative particolarmente impegnative.
La misura, però, non funziona in automatico e richiede una procedura specifica per essere riconosciuta. Da qui nascono molte domande: chi può ottenere il bonus turismo 2026 in busta paga? Quali requisiti bisogna rispettare? E come si presenta la domanda al datore di lavoro per ricevere il trattamento integrativo? Scopriamolo insieme.
Prima però vi lasciamo al video YouTube di Studio Baroldi sulle misure per il lavoro presenti nella Manovra 2026.
A chi spetta il Bonus turismo 2026 in busta paga e come funziona il trattamento integrativo
Il bonus turismo 2026 è un trattamento integrativo pari al 15% delle retribuzioni lorde corrisposte per il lavoro notturno e per le prestazioni straordinarie svolte nei giorni festivi. La misura si applica per i primi nove mesi dell’anno, fino al 30 settembre, e riguarda esclusivamente i lavoratori dipendenti del comparto turistico e della ristorazione. L’agevolazione è stata confermata dalla Manovra 2026 proprio per sostenere un settore che continua a vivere una forte stagionalità e che richiede spesso turni prolungati, soprattutto nei periodi di maggiore affluenza.
Il trattamento integrativo non concorre alla formazione del reddito e quindi non è imponibile. Questo aspetto rende il bonus particolarmente vantaggioso, perché la somma riconosciuta finisce direttamente nel netto in busta paga senza subire trattenute fiscali. Per molti lavoratori, soprattutto quelli con contratti a tempo determinato o con orari variabili, può rappresentare un incremento significativo del reddito mensile.
Per accedere al bonus è necessario rispettare due condizioni fondamentali. La prima riguarda il reddito dell’anno precedente, che non deve superare i 40.000 euro. La seconda condizione è la presentazione di una richiesta formale al datore di lavoro, perché il trattamento integrativo non viene applicato automaticamente. Il datore di lavoro, una volta ricevuta la domanda, eroga il bonus direttamente in busta paga e recupera gli importi in compensazione, riportandoli poi nella Certificazione Unica del dipendente.
La misura si inserisce in un quadro più ampio di agevolazioni fiscali, ma con una particolarità: i lavoratori del turismo sono esclusi dalla nuova flat tax del 15% prevista per notturni e straordinari fino a 1.500 euro per la generalità dei dipendenti. Il legislatore ha scelto di evitare sovrapposizioni tra agevolazioni simili, mantenendo per il settore turistico un trattamento dedicato e più coerente con le caratteristiche del comparto.
Requisiti per ottenere il Bonus turismo 2026 e differenze rispetto alla flat tax sugli straordinari
Il bonus turismo 2026 è destinato a chi lavora in bar, ristoranti, alberghi, strutture ricettive e stabilimenti termali. Il requisito principale è il limite di reddito, che non deve superare i 40.000 euro nell’anno precedente. È un parametro che consente di indirizzare l’agevolazione verso i lavoratori con retribuzioni medio-basse, che rappresentano la maggioranza nel settore.
Il trattamento integrativo riguarda esclusivamente le ore di lavoro notturno e le prestazioni straordinarie svolte nei giorni festivi. Non si applica quindi alle ore ordinarie, né agli straordinari feriali. La misura è pensata per compensare turni che, per natura, comportano un maggiore sacrificio personale e una disponibilità lavorativa più ampia rispetto alla normale attività.
La differenza rispetto alla flat tax sugli straordinari è sostanziale. La flat tax prevede un’imposta sostitutiva del 15% su una parte delle retribuzioni aggiuntive, mentre il bonus turismo riconosce un trattamento integrativo che non è soggetto a tassazione. Per questo motivo, il legislatore ha scelto di escludere i lavoratori del turismo dalla flat tax, evitando un doppio beneficio sulle stesse voci retributive.
Il bonus turismo, inoltre, ha una durata limitata ai primi nove mesi dell’anno. La scelta è legata alla stagionalità del settore, che concentra la maggior parte delle attività tra primavera ed estate. La proroga fino al 30 settembre consente di coprire i periodi di maggiore intensità lavorativa, offrendo un sostegno economico mirato e coerente con le esigenze del comparto.
Come presentare domanda e quando arriva in busta paga
Per ottenere il bonus turismo 2026 è necessario presentare una domanda scritta al datore di lavoro. La richiesta deve contenere l’autodichiarazione del reddito percepito nell’anno precedente, utile per verificare il rispetto del limite dei 40.000 euro. Senza questa comunicazione, il datore di lavoro non può applicare il trattamento integrativo, perché la misura non è automatica.
Una volta ricevuta la domanda, il datore di lavoro inserisce il bonus direttamente nella busta paga, applicando il trattamento integrativo sulle ore notturne e sugli straordinari festivi. Gli importi vengono poi recuperati in compensazione e riportati nella Certificazione Unica del dipendente, così da garantire la corretta tracciabilità fiscale.
Il bonus viene riconosciuto mese per mese, in base alle ore effettivamente svolte. Ciò significa che l’importo può variare nel corso dell’anno, aumentando nei periodi di maggiore attività e riducendosi nei mesi meno intensi. Per molti lavoratori, soprattutto quelli impiegati in strutture stagionali, il bonus rappresenta un sostegno importante nei mesi estivi, quando i turni si intensificano e le ore notturne diventano più frequenti.
La domanda può essere presentata in qualsiasi momento, ma è consigliabile farlo all’inizio dell’anno per evitare ritardi nell’erogazione. In caso di richiesta tardiva, il datore di lavoro può comunque riconoscere il bonus con un conguaglio nelle buste paga successive.