I buoni fruttiferi postali continuano a essere uno degli strumenti di risparmio più utilizzati dagli italiani. La loro diffusione è legata alla semplicità di gestione, alla garanzia dello Stato e alla tassazione agevolata sugli interessi. Proprio per questo molti risparmiatori li sottoscrivono e li conservano per anni, spesso dimenticandoli in un cassetto o ritrovandoli solo in occasione di successioni o riordini familiari. Tuttavia, come ogni prodotto finanziario, anche i buoni hanno una scadenza e, soprattutto, un termine oltre il quale non possono più essere rimborsati.
Il 2026 sarà un anno particolarmente importante, perché diversi buoni matureranno la prescrizione definitiva. A questo punto sorgono alcune domande fondamentali: quali buoni scadranno o si prescriveranno nel 2026? Cosa accade al capitale se non viene richiesto in tempo? E come si può verificare se si possiedono titoli ancora validi? Scopriamolo insieme.
Prima però vi lasciamo al video Youtube di Poste Italiane su come sottoscrivere i Buoni in App.
Come funziona la prescrizione dei buoni fruttiferi postali e cosa accade ai titoli non riscossi
La prescrizione è il limite temporale oltre il quale il titolare perde il diritto a ottenere il rimborso del buono. Per i buoni fruttiferi postali il meccanismo è chiaro: dopo 10 anni dalla scadenza, il titolo non è più rimborsabile. La scadenza varia in base alla tipologia del buono, mentre il periodo di prescrizione è sempre lo stesso.
La prescrizione riguarda sia i buoni cartacei sia quelli dematerializzati, ma con differenze importanti.
- I buoni cartacei devono essere presentati fisicamente allo sportello per ottenere il rimborso. Se vengono smarriti o dimenticati, il rischio di perdere tutto è concreto. Per i titoli più vecchi, emessi prima del 2001, le somme non riscosse tornano allo Stato. Per quelli più recenti, confluiscono nel Fondo dei rapporti dormienti.
- I buoni dematerializzati, invece, sono registrati elettronicamente e collegati a un conto BancoPosta o a un libretto postale. Alla scadenza vengono rimborsati automaticamente, quindi non possono cadere in prescrizione.
Il problema riguarda soprattutto i buoni cartacei, spesso ereditati o conservati per anni senza un controllo periodico. In molti casi i risparmiatori scoprono troppo tardi che il titolo è già prescritto.
Quali buoni fruttiferi postali scadono nel 2026 e quali andranno in prescrizione
Il 2026 è un anno ricco di scadenze. Diversi buoni termineranno la loro vita finanziaria e inizieranno il conto alla rovescia verso la prescrizione. Tra i titoli che scadono nel 2026, e quindi smettono di produrre interessi, rientrano:
- BFP 3×4 Fedeltà, serie K05 (emissioni 2014)
- BFP 3 anni Plus, serie TF103A221027 e TF103A230606 (emissioni 2023)
- BFP 3×2, varie serie emesse tra gennaio e novembre 2020
- BFP 3×4, serie T26–T31 (emissioni 2014)
- BFP 3×4 Risparmi Nuovi, serie W01–W02 (emissioni 2014)
- BFP Rinnova, serie TF206A200603 e TF206A200717 (emissioni 2020)
- BFP dedicati ai nati nel 2008
- BFP ordinari, serie R (1996) e serie B15–B26 (2006)
Questi titoli non si prescrivono nel 2026, ma iniziano il periodo di dieci anni che porterà alla perdita definitiva del diritto al rimborso.
Diverso è il caso dei buoni che si prescrivono nel 2026, cioè quelli per cui il termine ultimo per il rimborso scade proprio quest’anno. Tra questi figurano:
- BFP 18 mesi, serie D51–D53 (emissioni 2014–2015)
- BFP 3 anni Plus, serie N10–N11 (emissioni 2013)
- BFP 3 anni Fedeltà, serie F02–F09 (emissioni 2013)
- BFP Eredità Sicura, serie V05–V09 (emissioni 2014)
- BFP Renditalia 3 anni, serie R03–R09 (emissioni 2013)
- BFP Risparminuovi, serie L01–L06 (emissioni 2013)
- BFP dedicati ai minori nati nel 1998
- BFP ordinari, serie P (emissioni 1985)
Per questi titoli il tempo è praticamente scaduto. Se non vengono riscossi entro la data di prescrizione, il capitale non sarà più recuperabile.
Come verificare se si possiedono buoni fruttiferi postali e come evitare la prescrizione
Molti risparmiatori non ricordano con precisione quali buoni possiedono o se ne hanno ereditati. Per evitare brutte sorprese, è possibile richiedere una verifica presso qualsiasi ufficio postale. Non serve recarsi nella filiale dove il buono è stato sottoscritto, ma è utile fornire più informazioni possibili: anno di emissione, città, eventuali intestatari, importo approssimativo.
La ricerca può comportare una commissione, che varia in base al numero di uffici coinvolti. È un costo che vale la pena sostenere, soprattutto quando si sospetta l’esistenza di buoni molto datati o quando si gestisce un’eredità.
Per i buoni dematerializzati la situazione è più semplice: essendo collegati a un conto, non possono essere dimenticati e vengono rimborsati automaticamente alla scadenza. Il rischio riguarda quasi esclusivamente i buoni cartacei, che possono essere smarriti, confusi o conservati senza attenzione.