Con l’arrivo del 25 aprile e del 1° maggio, molti lavoratori iniziano a chiedersi come verranno trattate queste due giornate nel cedolino mensile. Le festività nazionali, infatti, non sono semplici giorni di riposo: hanno un peso preciso nella busta paga, influenzano la retribuzione e, in alcuni casi, possono dare diritto a maggiorazioni. Capire come vengono indicate aiuta a leggere il cedolino con maggiore consapevolezza e a evitare dubbi o errori.
A questo punto è naturale chiedersi: come compaiono esattamente le festività nel cedolino? Cosa succede se cadono di sabato o domenica? E come viene pagato il lavoro svolto proprio il 25 aprile o il 1° maggio? Scopriamolo insieme.
Prima però vi lasciamo al video YouTube di Buon Lavoro su come funzionano le festività in busta paga.
Come compaiono in busta paga le festività del 25 aprile e del 1° maggio 2026
Le due festività – Festa della Liberazione e Festa dei Lavoratori – sono riconosciute dalla legge come giorni festivi nazionali. Questo significa che, per i dipendenti, la giornata è retribuita anche se non si lavora. Nel cedolino, infatti, il 25 aprile e il 1° maggio compaiono come festività godute, cioè giornate pagate come se fossero lavorative.
La retribuzione è quella ordinaria: paga giornaliera più eventuali elementi accessori già previsti dal contratto. Non si tratta di ferie né di permessi, ma di giornate riconosciute dalla normativa e quindi incluse nello stipendio mensile senza bisogno di richiedere nulla.
Il cedolino di aprile riporterà la festività del 25 aprile, mentre quello di maggio includerà il 1° maggio. In entrambi i casi, il lavoratore che non presta servizio non vedrà importi aggiuntivi, perché la retribuzione mensile comprende già il valore delle festività.
Quando la festività cade in un giorno normalmente lavorativo, il dipendente beneficia del riposo senza perdere alcuna quota di stipendio. È il caso più semplice e più frequente.
Festività che cadono di sabato o domenica: cosa cambia nella busta paga
La situazione diventa più articolata quando il 25 aprile o il 1° maggio cadono in un giorno non lavorativo. Se la festività coincide con il sabato per chi ha un orario su cinque giorni, la giornata non dà diritto a compensi aggiuntivi. Il sabato, infatti, non è considerato lavorativo e la festività non produce effetti economici ulteriori.
Diverso è il caso della festività che cade di domenica. In questo scenario, la normativa prevede una retribuzione aggiuntiva, generalmente pari a 1/26 della retribuzione mensile (o 1/6 per chi è pagato settimanalmente). È un modo per compensare il fatto che il lavoratore non può beneficiare del riposo in un giorno feriale.
Il trattamento può variare in base al CCNL applicato, che stabilisce regole specifiche per le festività coincidenti con giorni di riposo. Alcuni contratti prevedono indennità sostitutive, altri riconoscono un giorno di permesso compensativo, altri ancora non prevedono alcuna integrazione. Per questo è sempre utile verificare il proprio contratto collettivo.
Lavorare il 25 aprile o il 1° maggio: come viene pagato il lavoro festivo
Il discorso cambia completamente per chi presta servizio proprio durante una festività. In questo caso, il lavoratore ha diritto a due elementi distinti:
- La normale retribuzione giornaliera, già prevista per la festività.
- La retribuzione delle ore effettivamente lavorate, maggiorata secondo quanto stabilito dal CCNL.
Le maggiorazioni variano da contratto a contratto. Per esempio:
- nel CCNL Commercio la maggiorazione per lavoro festivo è del 30%
- nel CCNL Metalmeccanici può arrivare al 50%
In alcuni casi è previsto anche un riposo compensativo, che si aggiunge alla maggiorazione economica. Tutte le somme percepite per il lavoro festivo concorrono alla formazione del reddito imponibile e sono quindi soggette a IRPEF e contributi INPS.
Il cedolino riporterà chiaramente le ore lavorate nella giornata festiva e la relativa maggiorazione, distinguendole dalla normale retribuzione della festività.