Per i dipendenti statali potrebbe arrivare una novità attesa da oltre un decennio: l’aumento dei buoni pasto, fermi a 7 euro dal lontano 2012. La possibilità di un incremento fino a 10 euro è entrata ufficialmente nel confronto tra Aran e sindacati, aprendo un dibattito che riguarda non solo il valore del ticket, ma anche le modalità con cui verrebbe finanziato. La questione è tutt’altro che marginale, perché tocca il potere d’acquisto dei lavoratori pubblici in un periodo in cui i prezzi dei beni alimentari sono cresciuti molto più dell’inflazione generale.
Quando potrebbe arrivare l’aumento? Quali rischi temono i sindacati? E cosa cambierebbe davvero per chi lavora nelle amministrazioni centrali? Scopriamolo insieme.
Prima però vi lasciamo al video YouTube Tributi, norme e finanza di su come funzionano i buoni pasto.
Buoni pasto dei dipendenti statali: perché si parla di aumento e cosa prevede la bozza del contratto
Il valore dei buoni pasto destinati ai dipendenti statali è rimasto immobile per quattordici anni, nonostante l’aumento del costo della vita e il progressivo ridimensionamento del potere d’acquisto. La normativa di riferimento, quella del Ministero dello Sviluppo Economico del 2017, definisce il buono pasto come un servizio sostitutivo della mensa, utilizzabile dai lavoratori subordinati e dai collaboratori che non dispongono di un servizio mensa interno. Il ticket non ha natura retributiva, come ribadito più volte dalla giurisprudenza, ma rappresenta un supporto necessario per chi lavora in orari che comprendono la pausa pranzo e non può usufruire di una mensa aziendale.
La vera novità arriva dalla bozza del contratto collettivo 2025-2027 delle Funzioni centrali. L’articolo 33 stabilisce che le amministrazioni possono fissare il valore del buono pasto in misura non inferiore a 7 euro. Questo significa che la soglia attuale non è più un tetto, ma un minimo garantito. In teoria, le amministrazioni potrebbero già oggi aumentare il valore dei ticket, ma per rendere effettivo un innalzamento generalizzato serve un intervento normativo, motivo per cui la questione potrebbe approdare nella prossima Legge di Bilancio.
Il tema è diventato centrale nel confronto tra Aran e sindacati, perché l’aumento dei buoni pasto non è solo una questione economica, ma anche di equità tra lavoratori di enti diversi. Le amministrazioni con bilanci più solidi potrebbero permettersi ticket più alti, mentre altre rischierebbero di restare ferme a 7 euro, creando una disparità interna al settore pubblico.
L’ipotesi dei 10 euro e il nodo delle risorse: cosa chiedono i sindacati
Tra le ipotesi in discussione c’è l’aumento dei buoni pasto fino a 10 euro. Secondo le stime sindacali, l’intervento avrebbe un costo annuale inferiore ai 200 milioni di euro, una cifra che la Federazione lavoratori pubblici quantifica in circa 180 milioni. Per i sindacati, però, il punto non è solo la cifra, ma chi debba sostenerla. Confsal-Unsa ha espresso chiaramente la propria posizione: l’aumento deve essere finanziato dallo Stato e non scaricato sui singoli ministeri.
Lasciare alle amministrazioni la responsabilità di trovare le risorse significherebbe, secondo i rappresentanti dei lavoratori, sottrarre fondi ad altri capitoli di spesa, come quelli destinati alla produttività o alle indennità accessorie. Il rischio è quello di creare un sistema a due velocità, dove i ministeri più ricchi possono garantire buoni pasto più alti, mentre altri restano bloccati sul valore minimo.
Il tema è diventato ancora più urgente a causa dell’aumento dei prezzi alimentari. Secondo i dati citati dai sindacati, tra ottobre 2021 e ottobre 2025 i beni alimentari sono aumentati del 24,9%, una crescita che ha eroso il valore reale dei buoni pasto. Per questo motivo, l’aumento non viene visto come un semplice miglioramento di un benefit, ma come uno strumento immediato per sostenere il potere d’acquisto dei dipendenti statali, soprattutto nelle spese quotidiane legate ai pasti.
Cosa cambierebbe per i dipendenti statali e quando potrebbe arrivare l’aumento
Se l’aumento venisse approvato, il cambiamento sarebbe significativo. Un buono pasto da 10 euro permetterebbe ai dipendenti statali di coprire più agevolmente il costo di un pasto fuori casa, oggi spesso superiore alla soglia dei 7 euro. Il ticket diventerebbe più aderente ai prezzi attuali e restituirebbe dignità a uno strumento pensato per garantire il benessere del lavoratore durante la giornata lavorativa.
La tempistica, però, dipende dal percorso politico e contrattuale. La bozza del contratto apre la strada, ma l’aumento potrebbe essere inserito nella Legge di Bilancio, che rappresenta il passaggio decisivo per garantire le risorse necessarie. Fino ad allora, il valore minimo resterà fissato a 7 euro, ma la discussione è ormai avviata e il tema è destinato a tornare al centro del dibattito nelle prossime settimane.