Anche nel 2026 resta valida la possibilità per i coniugi che vivono in abitazioni diverse di beneficiare dell’esenzione Imu su entrambe le case. Una novità che ha rivoluzionato il modo di applicare l’imposta municipale, permettendo a molte famiglie di risparmiare in modo significativo. La regola, introdotta dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 209 del 13 ottobre 2022, ha cancellato il vincolo che limitava l’agevolazione a una sola abitazione per nucleo familiare. Da allora, ogni coniuge può ottenere l’esenzione sulla casa in cui risiede e dimora abitualmente, anche se gli immobili si trovano in Comuni diversi.
La misura ha suscitato grande interesse perché consente di alleggerire il carico fiscale su due abitazioni principali, ma non è automatica: servono requisiti precisi e prove concrete della dimora abituale. Molti si chiedono: come si dimostra la residenza effettiva? Chi può davvero richiedere la doppia esenzione? E chi, invece, ne resta escluso? Scopriamolo insieme.
Prima però vi lasciamo al video Youtube di Canale Notizie su come funziona l'Imu 2026.
Imu 2026: come funziona la doppia esenzione e quali requisiti servono
Per ottenere la doppia esenzione Imu 2026, non basta spostare la residenza anagrafica. La legge richiede che ciascun coniuge dimori abitualmente nell’immobile per il quale chiede il beneficio. In altre parole, l’abitazione deve essere realmente utilizzata come casa principale, non solo formalmente indicata nei registri comunali. Se la residenza è fittizia o l’immobile non è effettivamente abitato, l’esenzione non si applica e l’imposta resta dovuta.
La dimora abituale può essere dimostrata attraverso diversi elementi. Tra i più rilevanti ci sono i consumi delle utenze domestiche — acqua, luce e gas — che devono risultare compatibili con un utilizzo costante dell’abitazione. Anche la scelta del medico di base nel territorio in cui si trova la casa può essere considerata un indizio utile, così come la presenza di figli iscritti a scuola nello stesso Comune. Tutti questi fattori aiutano a confermare che l’immobile è davvero la dimora principale del contribuente.
Chi ha modificato la propria situazione immobiliare nel corso del 2025 deve inoltre verificare se è tenuto a presentare la dichiarazione Imu entro il 30 giugno 2026. L’obbligo riguarda solo i casi in cui ci siano variazioni non note al Comune, come trasferimenti di proprietà o cambi di destinazione d’uso. Il modello da utilizzare resta invariato rispetto agli anni precedenti.
Imu 2026: chi è escluso dalla doppia esenzione e quali altre agevolazioni restano
La doppia esenzione Imu 2026 non si applica a tutti gli immobili. Restano esclusi quelli considerati di pregio, appartenenti alle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, come ville, palazzi storici e abitazioni signorili. Sono esclusi anche gli immobili locati a terzi o destinati a usi diversi da quello abitativo. L’agevolazione riguarda solo le case utilizzate come abitazione principale dai coniugi, con le relative pertinenze — autorimesse, cantine e locali di deposito — ma solo una per ciascuna categoria catastale.
Accanto alla doppia esenzione, nel 2026 restano attive altre agevolazioni Imu. Tra queste, la riduzione del 50% per gli immobili concessi in comodato d’uso gratuito tra genitori e figli. In questo caso, il beneficio consiste nell’abbattimento della base imponibile, a condizione che il proprietario risieda nello stesso Comune dell’immobile e che il familiare lo utilizzi come abitazione principale. Il comodante non può possedere più di due immobili abitativi complessivi.
Lo sconto del 50% si applica anche ai fabbricati di interesse storico o artistico e agli immobili inagibili o inabitabili, nonché alle case occupate abusivamente da terzi, per le quali è necessario presentare denuncia all’autorità giudiziaria. In questi casi, l’esonero dal pagamento resta valido anche per il 2026.
Infine, grazie al decreto Crescita, non è più obbligatorio presentare la dichiarazione per ottenere la riduzione, poiché il Comune dispone già dei dati necessari tramite i contratti registrati. La dichiarazione va invece presentata solo se ci sono variazioni rispetto alle informazioni già note o se il Comune non può conoscerle autonomamente.
La Imu 2026, dunque, conferma un sistema di agevolazioni articolato e in continua evoluzione, che premia chi utilizza realmente la propria casa come abitazione principale e tutela le famiglie che vivono in immobili distinti. Una doppia esenzione che, se applicata correttamente, può trasformarsi in un vantaggio concreto per migliaia di coniugi italiani.