La tassa da 2 euro sulle spedizioni extra‑UE di valore inferiore a 150 euro, prevista dalla Legge di Bilancio, non partirà più nei tempi inizialmente stabiliti. Il Mef ha annunciato un correttivo che sposta l’entrata in vigore al 30 giugno 2026, una decisione che arriva dopo settimane di confronti con operatori logistici, associazioni di categoria e addetti ai lavori. Il rinvio non cancella la misura, ma apre una fase di revisione che punta a evitare distorsioni nel mercato e problemi operativi.
A questo punto è naturale chiedersi: perché il Mef ha deciso di rinviare la tassa pacchi da 2 euro? Quali criticità sono emerse? E cosa cambierà per consumatori e aziende nei prossimi mesi? Scopriamolo insieme.
Prima però vi lasciamo al video YouTube di Charlotte Matteini - A.C.D.C. su cos'è la tassa pacchi da due euro.
Perché la tassa pacchi slitta al 30 giugno 2026: le ragioni del correttivo del Mef
Il rinvio della tassa pacchi nasce da una motivazione ufficiale e da una serie di problemi emersi già nelle prime settimane di applicazione teorica della norma. La ragione formale riguarda l’adeguamento dei sistemi informatici dell’Agenzia delle Dogane, che devono gestire un volume enorme di micro‑spedizioni provenienti da Paesi extra‑UE. Senza un aggiornamento completo, l’applicazione della tassa rischierebbe di rallentare le procedure doganali e creare disservizi lungo tutta la filiera.
Accanto alla motivazione tecnica, il rinvio riflette anche le difficoltà segnalate dagli operatori del settore. La tassa da 2 euro, pensata per coprire i costi amministrativi delle importazioni di modico valore, ha generato effetti inattesi: molte spedizioni sono state dirottate verso altri hub europei, dove non esiste un contributo analogo. Questo ha comportato una perdita immediata di traffico per gli aeroporti italiani e un calo del gettito previsto.
Il correttivo del Mef si inserisce in un pacchetto più ampio che riguarda anche altre misure fiscali e doganali. L’obiettivo è evitare che norme introdotte con finalità diverse producano effetti distorsivi, soprattutto in un settore come l’e‑commerce internazionale, dove la concorrenza tra Paesi è molto forte.
Il rinvio permette inoltre di valutare come coordinare la tassa italiana con la futura misura europea sulle piccole spedizioni, prevista dal 1° luglio 2026. Senza un allineamento, i consumatori rischierebbero di pagare più contributi sullo stesso pacco, con un aggravio che potrebbe superare il valore dell’articolo acquistato.
Le criticità della tassa pacchi e gli effetti sul mercato delle spedizioni
La tassa pacchi da 2 euro è stata introdotta con l’obiettivo di regolamentare il flusso crescente di acquisti online provenienti da piattaforme extra‑UE. Tuttavia, la misura ha sollevato dubbi fin dal primo annuncio. Molti operatori hanno evidenziato che il contributo rischiava di comportarsi come un dazio mascherato, con possibili conflitti rispetto alle norme europee sulla libera circolazione delle merci.
Le criticità principali emerse riguardano:
- spostamento del traffico logistico verso altri Paesi europei, dove non esiste un contributo analogo
- rischio di doppia imposizione, considerando l’arrivo della tassa europea da 3 euro sulle piccole spedizioni
- complessità dei sistemi di rendicontazione, che richiedono aggiornamenti per gestire milioni di pacchi
- contestazioni legali, con ricorsi presentati contro le disposizioni attuative
Il rinvio consente di evitare un’applicazione affrettata che avrebbe potuto creare ulteriori distorsioni. Inoltre, permette di valutare come integrare la tassa nazionale con quella europea, evitando che i consumatori si trovino a pagare contributi multipli su spedizioni di valore molto basso.
Un punto ancora da chiarire riguarda gli oneri maturati dal 1° gennaio 2026. Non è stato specificato se la sospensione avrà effetto retroattivo o se verranno previste regole transitorie. La sensazione diffusa è che il correttivo possa coprire l’intero periodo, ma sarà necessario attendere il testo definitivo.
Cosa cambia per consumatori e operatori: scenari futuri e possibili sviluppi
Il rinvio al 30 giugno 2026 apre una fase di transizione in cui Governo, Dogane e operatori logistici dovranno lavorare per definire un quadro più chiaro. La tassa pacchi non è stata cancellata, ma la sua applicazione dovrà tenere conto di diversi fattori: l’arrivo della tassa europea, la necessità di evitare distorsioni concorrenziali e la sostenibilità operativa per chi gestisce le spedizioni.
Per i consumatori, il rinvio significa che fino a fine giugno non verrà applicato alcun contributo aggiuntivo sulle spedizioni extra‑UE sotto i 150 euro. Per gli operatori, invece, rappresenta un periodo utile per adeguare i sistemi e comprendere come si integreranno le nuove regole europee.
Il settore attende anche chiarimenti su un punto rimasto in sospeso: cosa accadrà agli importi eventualmente maturati nei primi mesi del 2026. La risposta influenzerà sia i corrieri sia le piattaforme di e‑commerce, che dovranno adeguare i propri sistemi di fatturazione e gestione dei flussi doganali.