La pensione di settembre 2026 arriva in un momento particolarmente delicato per molti pensionati. Non si tratta solo della consueta mensilità: il cedolino di settembre è uno dei più complessi dell’anno, perché può includere rimborsi Irpef, trattenute fiscali, verifiche reddituali e controlli legati alle prestazioni collegate al reddito. Tra conguagli del modello 730, accrediti che aumentano l’importo e trattenute che invece lo riducono, questo mese richiede un’attenzione speciale per capire davvero cosa sta succedendo alla propria pensione. Quando arriva la pensione di settembre 2026? Perché l’importo può cambiare? Chi riceve il rimborso 730 e chi rischia invece il taglio del 5%? Scopriamolo insieme.
Prima però vi lasciamo al video YouTube di Mr LUL lepaghediale sulle novità nei cedolini della pensione Inps di settembre 2026.
Pensione settembre 2026: pagamento il 1° settembre e cosa controllare nel cedolino
Il pagamento della pensione di settembre 2026 è fissato per martedì 1° settembre, primo giorno bancabile del mese. L’accredito arriva regolarmente sia per chi riceve la pensione tramite Poste Italiane sia per chi ha un conto bancario, senza slittamenti o variazioni. Chi ritira l’assegno in contanti allo sportello postale deve rispettare il limite dei mille euro netti mensili: oltre questa soglia, il pagamento deve avvenire con uno strumento tracciabile come conto corrente, libretto o carta con Iban.
Il cedolino di settembre può presentare diverse voci aggiuntive rispetto alla normale mensilità. Oltre all’importo ordinario, possono comparire i conguagli del modello 730/2026, che si traducono in rimborsi Irpef o trattenute fiscali. Per una parte più ristretta di pensionati è prevista anche la seconda trattenuta del 5% legata alla mancata comunicazione dei redditi 2022. Tutte queste informazioni sono consultabili online nell’area personale Inps e sull’app Inps Mobile.
Rimborsi 730 e trattenute: perché l’importo può aumentare o diminuire
Settembre è uno dei mesi in cui proseguono le operazioni legate al modello 730/2026 per i pensionati che hanno indicato l’Inps come sostituto d’imposta. Se dalla dichiarazione dei redditi emerge un credito, il pensionato riceve un rimborso Irpef direttamente nel cedolino. Se invece risulta un debito, l’importo viene recuperato attraverso una trattenuta sulla pensione. L’Inps ha semplificato la descrizione delle operazioni, rendendo più chiara la distinzione tra somme rimborsate e importi trattenuti.
Non tutti i pensionati ricevono il conguaglio nello stesso mese, perché i tempi dipendono dalla trasmissione dei dati da parte dei CAF o dei professionisti. Chi ha scelto la rateizzazione del debito deve concludere le trattenute entro novembre 2026. Se i dati arrivano all’Inps in ritardo, il numero di rate applicabili può ridursi, con trattenute più consistenti nei mesi rimanenti.
Taglio del 5%: chi è coinvolto e cosa fare entro il 15 settembre
Accanto ai conguagli del 730, alcuni pensionati vedranno nel cedolino di settembre una riduzione dell’importo legata alla seconda trattenuta del 5%. Si tratta di un prelievo applicato a chi non ha comunicato i redditi relativi al 2022 e percepisce una prestazione collegata al reddito. L’Inps ha applicato la prima trattenuta sulla pensione di agosto e la ripete sulla rata di settembre. L’importo trattenuto corrisponde al 5% della pensione lorda di luglio 2026. Le pensioni fino a 100 euro mensili non sono coinvolte.
La voce compare nel cedolino con la dicitura “Trattenuta per mancata comunicazione reddito art. 35, comma 10-bis, D.L. n. 207/2008”. Le prestazioni interessate sono quelle collegate alla campagna Red 2023, come integrazione al trattamento minimo, maggiorazioni sociali, quattordicesima e altre prestazioni basate sul reddito. L’Inps ha già inviato una comunicazione di sollecito agli interessati.
Il 15 settembre 2026 è la data decisiva per regolarizzare la propria posizione reddituale ed evitare la revoca della prestazione. Chi non provvede entro la scadenza rischia la sospensione e successivamente la revoca definitiva, con il recupero delle somme non dovute. Per mettersi in regola è necessario presentare online la domanda di ricostituzione reddituale. Chi ha bisogno di assistenza può rivolgersi a un patronato.