Pensioni, INPS: cresce l'età pensionabile nel 2025, ma gli assegni restano un problema

Niccolò Mencucci Niccolò Mencucci - 13/07/2026 10:15

Pensioni, INPS: cresce l'età pensionabile nel 2025, ma gli assegni restano un problema

Gli italiani vanno in pensione sempre più tardi; e quelli che ci vanno si ritrovano con importi abbastanza bassi.

quanto emerge dal 25 Rapporto annuale dell'INPS, presentato a Roma, che offre una fotografia aggiornata dello stato della previdenza italiana, in cui l'età media di pensionamento continua ad aumentare, mentre il divario negli assegni pensionistici rimane ancora molto marcato.

Vediamo nel dettaglio cosa emerge dall'analisi dell'Istituto.

Per saperne di più in merito all'argomento, consigliamo di approfondire al meglio la questione con questo video YouTube, con ringraziamento al canale di Mr LUL lepaghediale.

Aumenta l'età per andare in pensione tra lavoratori e lavoratrici

Oltre ad analizzare l'occupazione e l'andamento dei versamenti contributivi, il Rapporto INPS dedica ampio spazio anche all'evoluzione dell'età pensionabile, ovvero all'età media con cui lavoratori e lavoratrici lasciano il mercato del lavoro.

Nel 2025 l'età media di pensionamento raggiunge 64,7 anni, in aumento rispetto ai 64,5 anni del 2024 e soprattutto ai 61,7 anni registrati nel 2012.

Osservando le due principali modalità di pensionamento, cioè la pensione di vecchiaia e quella anticipata, emerge che nel primo caso l'età media alla decorrenza si attesta nel 2025 intorno ai 67,1 anni per gli uomini e ai 67,3 anni per le donne.

Più irregolare, invece, l'andamento delle pensioni anticipate. Come evidenzia l'INPS, "dopo il massimo osservato nel 2020, pari a 62,1 anni, l'età media si attesta a 61,7 anni nel 2025, risentendo maggiormente dei canali di flessibilità in uscita".

Uno sbalzo notevole, constatando che nel 1995 l'età media alla decorrenza della pensione di vecchiaia era di circa 61 anni per gli uomini e 57 anni per le donne, mentre per la pensione anticipata era pari a circa 54 anni per gli uomini e 52 anni per le donne.

Se non altro, il divario di genere nell'età di uscita si è progressivamente ridotto rispetto a trent'anni fa. Ma non si può dire lo stesso per quando riguarda gli importi delle pensioni.

Gli assegni crescono, ma il divario tra uomini e donne resta elevato

Su un totale di 16,4 milioni di pensionati, circa 8 milioni sono uomini e 8,4 milioni sono donne. Nonostante queste ultime rappresentino il 51% dei pensionati, percepiscono soltanto il 44% dell'ammontare complessivo delle pensioni, pari a 163 miliardi di euro, contro i 207 miliardi di euro destinati agli uomini.

Non sorprende quindi che gli importi stessi erogati a loro favore risenta di un gap ancora oggi notevole, intorno al 34%.

Davanti a un importo lordo complessivo delle pensioni erogate pari a 371 miliardi di euro nel 2025, in crescita rispetto ai 364 miliardi del 2024, l'assegno medio mensile lordo si attesta nel 2025 a 1.885 euro, in lieve aumento rispetto ai 1.860 euro nel 2024 (nel caso dei pensionati INPS, nel 2025 si attesta a 1.906 euro: qualche decina di euro in più rispetto ai 1.884,17 euro nel 2024).

Entrando nel dettaglio, nel 2024 gli uomini percepivano un assegno medio pari a 2.181,02 euro, mentre le donne beneficiavano di una pensione pari a 1.610,55 euro. Nel 2025, invece, l'importo medio sale a 2.200,40 euro per gli uomini e a 1.633,67 euro per le donne.

Il divario dunque rimane, e pure l'INPS l'ha segnalato nel Rapporto: "nell'ambito delle prestazioni previdenziali, se si escludono i trattamenti ai superstiti, a parità di altra tipologia di pensione, il reddito medio percepito dalle femmine è inferiore a quello dei maschi".

Sempre più pensionati continuano a lavorare

Alla luce di questi importi, non sorprende che continui a crescere il fenomeno dei pensionati-lavoratori, cioè delle persone che, pur avendo raggiunto la pensione, proseguono la propria attività lavorativa.

Tra il 2019 e il 2023, il numero di imprese con almeno un pensionato occupato è aumentato in modo molto marcato, passando da circa 24 mila a oltre 107 mila. Nello stesso periodo, la loro incidenza sul totale delle imprese è salita dall'1,5% al 6,4%.

Parallelamente è cresciuto anche il numero complessivo dei pensionati che lavorano, passato da circa 40 mila a quasi 158 mila.

Interessante è inoltre la continuità con il precedente datore di lavoro: circa il 90% dei nuovi pensionati occupati continua infatti a lavorare presso la stessa impresa.

Resta infine elevata, anche se in progressiva diminuzione, la quota di lavoratori che tornano a operare nella stessa impresa dopo il pensionamento: la percentuale passa infatti dal 62% nel 2019 al 40% nel 2023.

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