L?INPS può procedere al pignoramento della pensione per recuperare somme percepite indebitamente od omissioni contributive.
A chiarirlo è una recente sentenza della Corte Costituzionale, che mette nero su bianco la piena legittimità dell?azione dell?Istituto nei confronti dei debitori.
Una decisione che inevitabilmente renderà più difficile la vita a chi ha pendenze con l'INPS, ma fino ad un certo punto.
Vediamo meglio cosa stabilisce l'ultima sentenza della Consulta e in quali circostanze può scattare il pignoramento della pensione da parte dell'INPS.
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Pensione, l'INPS può pignorartela anche per questi casi: la novità dalla Consulta
Facciamo prima un passo indietro, e vediamo da cosa è nata questa vicenda. In breve, il caso nasce da una questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale di Ravenna, chiamato a valutare la conformità dell?articolo 69 della legge n. 153 del 1969, norma che disciplina il pignoramento delle pensioni per il recupero di crediti previdenziali e contributivi.
Il giudice di merito ha messo a confronto questa disposizione con la disciplina generale sul pignoramento dei crediti presso terzi, prevista dall?articolo 545, comma 7, del Codice di Procedura Civile, che stabilisce una soglia di impignorabilità pari al doppio dell?assegno sociale, e comunque non inferiore a mille euro. Solo oltre tale limite è possibile procedere al pignoramento di una quota della pensione, di regola fino a un quinto, per il recupero di eventuali crediti.
Secondo il Tribunale di Ravenna, la deroga prevista a favore dell?INPS poteva apparire irragionevole e potenzialmente discriminatoria, in quanto consentirebbe all?Istituto di superare i limiti e le tutele fissate per altri creditori.
Con la sentenza n. 216 del 30 dicembre 2025, la Corte Costituzionale ha però sciolto ogni dubbio, affermando in modo definitivo che l?INPS può legittimamente procedere al pignoramento della pensione di un beneficiario per il recupero dei propri crediti.
Pensioni, perché l'INPS può pignorartela: le motivazioni della Consulta
Sono più d?una le ragioni che hanno spinto la Consulta a dare il via libera al pignoramento delle pensioni da parte dell?INPS.
Anzitutto, la Corte ha ritenuto che la specialità della disciplina prevista per il recupero degli indebiti pensionistici e delle omissioni contributive sia sorretta da una motivazione razionale, pienamente coerente con gli interessi tutelati dalla Costituzione.
Il recupero di questi crediti, infatti, risponde a un?esigenza primaria: salvaguardare l?equilibrio finanziario e la sostenibilità del sistema pensionistico pubblico, che poggia sul principio di solidarietà espressamente richiamato dalla Carta costituzionale.
La Consulta ha poi sottolineato come la deroga contenuta nell?articolo 69 trovi fondamento nella natura stessa dei crediti coinvolti.
Il recupero degli indebiti previdenziali e delle omissioni contributive, si legge nella motivazione, "serve a ripristinare risorse di cui è stato privato il sistema pensionistico e che sono necessarie al suo stesso sostentamento?.

Pensioni, in quali casi l'INPS può pignorartela secondo la Consulta
La Consulta si è soffermata anche sulla presunta disparità di trattamento tra la disciplina speciale riservata all?INPS e quella generale prevista dall?articolo 545 del codice di procedura civile, che per gli altri crediti stabilisce una soglia di impignorabilità pari al doppio dell?assegno sociale, e comunque non inferiore a 1.000 euro.
Secondo il Tribunale di Ravenna, questa differenza avrebbe potuto apparire irragionevole. La Corte Costituzionale, però, ha giudicato il raffronto non pertinente, chiarendo che la normativa speciale non configura un privilegio arbitrario a favore dell?INPS.
Si tratta, al contrario, di una deroga giustificata dalla natura peculiare dei crediti previdenziali, che riguardano risorse destinate al sistema pensionistico pubblico e che, se non recuperate, finiscono per gravare sull?intera collettività.
La Consulta ha inoltre precisato un punto decisivo sull?ambito di applicazione della disciplina: la norma speciale opera solo in presenza di crediti derivanti da prestazioni previdenziali indebitamente percepite o da omissioni contributive.
Per tutti gli altri debiti del pensionato (come quelli di natura civile o commerciale) resta invece pienamente valida la disciplina ordinaria prevista dal codice di procedura civile.