Pensioni, spunta ipotesi incubo per i lavoratori: 3 mesi di lavoro in più dal 2029

Niccolò Mencucci Niccolò Mencucci - 27/01/2026 10:15

Pensioni, spunta ipotesi incubo per i lavoratori: 3 mesi di lavoro in più dal 2029

Il 2026 si apre nel peggior modo possibile per i lavoratori, con le stime della Ragioneria Generale dello Stato che riaccendono il dibattito sulle pensioni.

Non bastava infatti la stangata già prevista per i prossimi anni, con tre mesi in più tra il 2027 e il 2028. Ora si profila il rischio di un ulteriore incremento a partire dal 2029, che potrebbe portare l?età di uscita dal lavoro ancora più in là rispetto a quanto disposto dall'ultima Manovra di Bilancio.

Vediamo quindi come potrebbero evolvere i requisiti nei prossimi anni, secondo le proiezioni ufficiali.

Per saperne di più in merito all'argomento, consigliamo di approfondire al meglio la questione con questo video YouTube, con ringraziamento al canale di Zona Pensioni.

Pensioni, ipotesi 3 mesi di lavoro in più dal 2029: le stime della Ragioneria di Stato

Piccolo preambolo: nei giorni scorsi è stata pubblicata la nota di aggiornamento del 26 Rapporto 2025, "Tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e sociosanitario?.

Elaborato dalla Ragioneria Generale dello Stato, il documento contiene le previsioni aggiornate sulle modalità di accesso alla pensione nei prossimi anni, basate sullo scenario demografico mediano comunicato dall?ISTAT a novembre.

Per intenderci, gli stessi dati ISTAT che hanno determinato l?aggiornamento dei requisiti pensionistici a partire dal 2027.

In breve, dalle nuove stime della Ragioneria emerge che l?età di uscita dal lavoro potrebbe aumentare ulteriormente nei prossimi anni.

In particolare, i requisiti anagrafici e contributivi potrebbero subire dal 2029 un aumento di tre mesi (nel Rapporto precedente era di due mesi), e dal 2031 un ulteriore incremento di due mesi.

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Ma la stangata non finisce qui. La Ragioneria stima un ulteriore aumento di due mesi a partire dal 2031. E per i bienni successivi, è previsto un incremento aggiuntivo di un mese dal 2033.

Così negli anni successivi, fino all?annualità più lontana considerata nel Rapporto, ossia il 2084.

In pratica, tra circa 58 anni, secondo quanto previsto oggi con l'attuale normativa sulla valutazione degli adeguamenti dei requisiti anagrafici e contributivi, e considerando lo scenario demografico ISTAT mediano, l'adeguamento cumulato da qui al 2084 "sarebbe pari complessivamente a 4 anni e 9 mesi per i requisiti anagrafici e di 4 anni e 4 mesi per il requisito contributivo per l?accesso al pensionamento anticipato, indipendentemente dall?età anagrafica?, si legge nel Rapporto.

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C'è da dire che al momento abbiamo davanti delle stime analitiche, prive di alcun valore normativo. Come sottolinea lo stesso Rapporto, "gli adeguamenti effettivamente applicati saranno quelli accertati dall?ISTAT a consuntivo?.

Al momento, quindi, valgono le disposizioni già approvate dal Governo con l?ultima Manovra di Bilancio: dal 2027 scatterà l?aumento di un mese dell?età pensionabile, mentre dal 2028 si aggiungeranno altri due mesi, portando la soglia di uscita a 67 anni e 3 mesi per la pensione di vecchiaia, e i requisiti contributivi per l'anticipata a 42-43 anni e 1 mese.

Se nei prossimi anni la situazione dovesse seguire le proiezioni della Ragioneria, già nel 2029 l?età di uscita potrebbe salire a 67 anni e 6 mesi, nel 2031 a 67 anni e 8 mesi, fino ad arrivare nel 2033 a 67 anni e 9 mesi.

Mentre per la pensione anticipata, nel 2029 sarebbero necessari 42-43 anni e 4 mesi di contributi, nel 2031 42-43 anni e 6 mesi, fino al 2033 a 42-43 anni e 7 mesi.

Chi iniziasse a lavorare in quegli anni potrebbe trovarsi, nel 2084, a dover uscire a circa 72 anni o a maturare 46-47 anni di contributi. E forse senza nemmeno poter usufruire di formule di uscita anticipata: già oggi, infatti, Quota 103 e Opzione Donna non risultano disponibili, e resta da capire se in futuro verranno eliminate altre possibilità.

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