Dalla Corte Costituzionale arriva una sentenza destinata a segnare un passaggio importante sul fronte dei diritti previdenziali.
In particolare su quello della pensione di reversibilità per le coppie omosessuali che si sono unite all'estero, prima dell?entrata in vigore della legge sulle unioni civili (il 20 maggio 2016).
Una pronuncia che apre la strada al riconoscimento di tutele finora negate e che potrebbe avere effetti significativi per numerose situazioni analoghe.
Vediamo nel dettaglio la vicenda e quali sono le conseguenze della sentenza.
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La vicenda dietro la sentenza sulla pensione di reversibilità
Facciamo un breve sunto della vicenda. Una coppia aveva celebrato il proprio matrimonio a New York il 2 novembre 2013, ma l?atto venne tradotto e trascritto in Italia come unione civile soltanto il 4 ottobre 2016, quando uno dei due partner era già deceduto da circa un anno.
Dopo la morte del compagno, il coniuge superstite si era rivolto all?INPS per ottenere la pensione di reversibilità. La richiesta, però, gli venne respinta. Di fronte al diniego, egli aveva deciso di intraprendere un?azione legale davanti al Tribunale di Milano.
Se in primo grado il Tribunale di Milano aveva respinto le richieste del ricorrente, la Corte d?Appello di Milano, invece, aveva riconosciuto il diritto del partner superstite e del figlio minorenne della coppia (nato tramite fecondazione assistita) a beneficiare della pensione di reversibilità in qualità di superstiti.
L?Istituto previdenziale aveva quindi impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, chiedendone l?annullamento. I giudici, però, avevano deciso di sospendere il procedimento e sottoporre la questione alla Corte Costituzionale con un?ordinanza del 15 luglio dello scorso anno.

La svolta della Corte Costituzionale
Infine è arrivata la svolta con la sentenza n. 91/2026. Secondo la Corte Costituzionale, la differenza di trattamento tra matrimonio e unione civile, nelle circostanze esaminate, non rispetta il principio di ragionevolezza.
"Poiché la pensione di reversibilità valorizza l'apporto che ciascun coniuge ha dato alla formazione non solo del patrimonio comune, ma anche di quello dell'altro coniuge", si legge nella sentenza, "non è ragionevole la differenziazione fra il trattamento adesso garantito non solo ai coniugi, ma anche agli uniti civilmente e quello spettante a chi non ha potuto tempestivamente munire di efficacia il vincolo coniugale contratto all'estero a causa del pregresso divieto di legge e dell'infausto evento della morte".
Infatti, negare il beneficio significherebbe creare una disparità di trattamento rispetto a chi non ha potuto rendere efficace in Italia il vincolo matrimoniale contratto all?estero a causa dell?assenza, fino al 2016, di una disciplina sulle unioni civili e dell?intervenuto decesso del partner.
Proprio per questo, alla fine, la Corte ha ritenuto legittimo riconoscere il diritto alla prestazione previdenziale al cinquantenne lombardo e al figlio della coppia, oggi sedicenne.
Cosa cambia per i coniugi superstiti
Dopo la pronuncia della Corte Costituzionale, il fascicolo tornerà ora alla Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi definitivamente tenendo conto dei principi stabiliti dalla Consulta.
Al di là dell?esito finale del procedimento, la decisione rappresenta già un notevole precedente. Fino ad oggi, infatti, per le coppie omosessuali che avevano contratto matrimonio all?estero prima della legge Cirinnà era estremamente difficile ottenere il riconoscimento della pensione di reversibilità alle stesse condizioni previste per le coppie unite civilmente dopo il 2016.
La sentenza della Corte Costituzionale apre invece la strada al riconoscimento (caso per caso) di questo diritto anche per coloro che si sono trovati impossibilitati a vedere riconosciuto tempestivamente il proprio legame a causa di un vuoto normativo esistente all?epoca.