Reddito di Libertà 2026, arrivano i nuovi fondi: ecco a chi spetta e come richiederlo

Benna Cicala Benna Cicala - 13/01/2026 07:51

Reddito di Libertà 2026, arrivano i nuovi fondi: ecco a chi spetta e come richiederlo

Il Reddito di Libertà torna operativo nel 2026 grazie al rifinanziamento del Fondo per le pari opportunità, che permette di sostenere nuovamente le donne vittime di violenza in difficoltà economica. Dopo mesi di blocco dovuti all’esaurimento delle risorse, la misura viene rilanciata con una dotazione di 16,5 milioni di euro per il 2026, 16 milioni per il 2027 e 12 milioni dal 2028. Il contributo, gestito dall’Inps e richiesto tramite i Comuni, rappresenta un aiuto concreto per chi sta ricostruendo la propria autonomia abitativa e personale.

Le novità introdotte sollevano alcune domande: chi può richiederlo nel 2026? Qual è l’importo aggiornato? Come si presenta la domanda? Scopriamolo insieme.

Prima però vi lasciamo al video YouTube di PODCAST RADIOUCI su tutti i dettagli relativi al reddito di libertà.

Reddito di Libertà 2026: cos’è e chi può ottenerlo

Il Reddito di Libertà è un sostegno economico rivolto alle donne vittime di violenza che stanno affrontando un percorso di protezione certificato dai servizi sociali e dai centri antiviolenza riconosciuti. La misura nasce per favorire l’indipendenza economica in una fase delicata, in cui la donna ha bisogno di risorse immediate per allontanarsi da situazioni di rischio e ricostruire la propria vita.

Possono accedere al contributo le donne residenti in Italia, cittadine italiane o comunitarie, ma anche cittadine di Paesi terzi con permesso di soggiorno valido. Rientrano tra le beneficiarie anche le titolari di status di rifugiata o protezione sussidiaria. È necessario che la condizione di bisogno sia attestata dal servizio sociale territoriale, che certifica la situazione economica e l’urgenza dell’intervento. Il centro antiviolenza, invece, conferma l’avvio del percorso di fuoriuscita dalla violenza.

Il sostegno è compatibile con altri strumenti come Assegno di Inclusione, NASpI, cassa integrazione e assegno unico, permettendo così di integrare le risorse senza penalizzazioni. L’obiettivo è accompagnare la beneficiaria verso una maggiore autonomia, sostenendo anche le spese legate alla formazione personale o al percorso scolastico dei figli.

Importo aggiornato e durata del Reddito di Libertà 2026

Il contributo previsto può arrivare fino a 500 euro al mese per un massimo di 12 mesi, raggiungendo un totale di 6.000 euro. Tuttavia, il decreto attuativo pubblicato in Gazzetta Ufficiale nel dicembre 2025 ha introdotto un incremento, portando l’importo mensile a 530 euro. L’aumento nasce dall’esigenza di adeguare la misura al costo della vita e di rendere più efficace il sostegno nei confronti delle donne che affrontano una fase di transizione complessa.

Il contributo non è soggetto a tassazione e può essere integrato da eventuali fondi regionali. La durata massima resta di 12 mesi e non è possibile richiedere nuovamente il beneficio se già ottenuto. È invece consentito ripresentare la domanda se quella precedente non è stata accolta per esaurimento delle risorse.

Una novità importante riguarda l’Isee. Per il 2026 e il 2027 è prevista la possibilità di ridurre o azzerare il requisito Isee per l’accesso ad alcune agevolazioni fiscali e sociali destinate alle donne vittime di violenza. L’agevolazione ha una durata di 12 mesi dalla presa in carico da parte dei centri antiviolenza e rappresenta un ulteriore strumento per facilitare l’accesso ai servizi essenziali.

Domanda Reddito di Libertà 2026: come presentarla

La domanda deve essere presentata al Comune di residenza, direttamente dalla richiedente o tramite una persona delegata. Le date ufficiali per il 2026 non sono ancora state comunicate, ma la procedura resta invariata. È necessario compilare un modulo che include l’attestazione del servizio sociale territoriale e la dichiarazione del centro antiviolenza, oltre a un Iban valido per l’accredito.

Una volta ricevuta la domanda, il Comune rilascia una ricevuta e trasmette la documentazione all’Inps, che verifica i requisiti e comunica l’esito alla beneficiaria. Le richieste vengono valutate in ordine cronologico fino all’esaurimento dei fondi disponibili, motivo per cui è consigliabile presentare la domanda non appena i Comuni apriranno le procedure.

Il contributo può essere utilizzato per sostenere spese legate all’autonomia abitativa, alla gestione quotidiana e alla formazione dei figli, offrendo un supporto concreto in una fase di ripartenza.

Le informazioni contenute in questo sito non costituiscono consigli né offerte di servizi di investimento. Leggi il Disclaimer »

Argomenti

VIDEO