Il Referendum del 22 e 23 marzo richiederà la presenza di migliaia di cittadini nei seggi elettorali. Presidenti, segretari e scrutatori saranno impegnati per due giornate intense, tra preparazione del seggio, gestione del voto e scrutinio finale. È un lavoro che richiede attenzione, precisione e una buona dose di pazienza, soprattutto perché le operazioni possono protrarsi fino a tarda notte. Proprio per questo molti si chiedono quale sia il compenso previsto e, soprattutto, quando verrà effettivamente pagato.
Le domande più frequenti riguardano tre aspetti: quanto guadagna ogni componente del seggio? Perché gli importi sono diversi tra seggi ordinari e speciali? E quali sono i tempi reali di pagamento dopo il Referendum 22‑23 marzo? Scopriamolo insieme.
Prima però vi lasciamo al video YouTube di Lavoro e Diritti su quanto guadagnano presidente, segretario e scrutatori al Referendum 22‑23 marzo.
Quanto guadagnano presidente, segretario e scrutatori al Referendum 22‑23 marzo
Il compenso riconosciuto a chi lavora ai seggi è un rimborso forfettario, esente da tasse e uguale in tutta Italia. Gli importi variano in base al ruolo ricoperto e alla tipologia di seggio. Per il 2026 è previsto un aumento rispetto agli anni precedenti, legato alla durata delle operazioni di voto su due giornate.
Gli importi per i seggi ordinari sono:
- Presidente di seggio: circa 149,50 euro
- Segretario: circa 119,60 euro
- Scrutatore: circa 119,60 euro
I seggi speciali, come quelli presenti in ospedali, case di cura o strutture con un numero ridotto di elettori, prevedono compensi più bassi perché le operazioni sono più rapide e meno complesse:
- Presidente di seggio speciale: circa 90,85 euro
- Scrutatore o segretario di seggio speciale: circa 60,95 euro
Si tratta di compensi fissi, indipendenti dalle ore effettivamente lavorate. Chi ha già partecipato a una consultazione elettorale sa bene che la giornata può essere molto lunga: si inizia con l’allestimento del seggio, si prosegue con l’apertura delle urne e si conclude con lo scrutinio, che spesso termina a notte fonda. Nonostante ciò, l’indennità non cambia.
Un altro elemento importante riguarda la natura del compenso: non è una retribuzione ordinaria, ma un’indennità specifica per il servizio elettorale. Non subisce trattenute fiscali e non deve essere dichiarata nella dichiarazione dei redditi.
Quando arriva il pagamento dopo il Referendum 22‑23 marzo
Il pagamento non è immediato e non esiste una data unica valida per tutta Italia. La gestione degli onorari è affidata ai singoli Comuni, che devono completare una serie di passaggi amministrativi prima di procedere con l’erogazione. Per questo motivo i tempi possono variare sensibilmente da città a città.
In generale, il compenso viene liquidato tra 30 e 60 giorni dopo il voto, anche se non mancano casi più rapidi o più lenti. Alcuni Comuni riescono a pagare entro due settimane, altri impiegano fino a due mesi per completare tutte le procedure.
Le modalità di pagamento possono essere diverse:
- accredito diretto sul conto corrente, se il Comune dispone dei dati bancari
- mandato di pagamento riscuotibile presso la tesoreria comunale, spesso una banca convenzionata
Le tempistiche dipendono da tre passaggi fondamentali:
- approvazione della spesa da parte del Comune
- predisposizione dei mandati di pagamento
- erogazione materiale del compenso
Se uno di questi passaggi subisce ritardi, anche il pagamento slitta. Per conoscere la data esatta, la soluzione più affidabile resta contattare l’ufficio elettorale del proprio Comune, che gestisce direttamente la procedura.
Perché i compensi variano e come vengono calcolati per il Referendum 22‑23 marzo
Gli importi riconosciuti ai componenti dei seggi derivano da una normativa che stabilisce compensi forfettari per presidenti, segretari e scrutatori. Per il 2026 è stato applicato un incremento rispetto agli anni precedenti, legato alla durata delle operazioni di voto e alla necessità di garantire una maggiore organizzazione nei seggi. Questo aumento riguarda sia i seggi ordinari sia quelli speciali, mantenendo però la differenza tra le due tipologie.
Il calcolo degli onorari non dipende dal numero di votanti né dalle ore effettive di lavoro. È un compenso fisso, riconosciuto per il ruolo svolto e per la responsabilità assunta durante le operazioni elettorali. Il presidente coordina tutte le attività del seggio, il segretario gestisce la documentazione e gli scrutatori si occupano dell’identificazione degli elettori, della consegna delle schede e dello scrutinio finale.
Il numero di persone coinvolte è molto elevato: ogni seggio è composto da cinque o sei membri e, considerando le migliaia di sezioni presenti sul territorio nazionale, il totale dei componenti supera ampiamente le centinaia di migliaia. Questo spiega perché la gestione dei pagamenti richieda tempo e perché i Comuni debbano procedere con gradualità.