Ogni anno, con l’arrivo della primavera, torna puntuale la domanda su quando si debbano spegnere i riscaldamenti nelle varie regioni italiane. Il 2026 non fa eccezione e, come sempre, non esiste una data unica valida per tutto il Paese. Le scadenze cambiano in base alla zona climatica di appartenenza, con un calendario che oscilla tra metà marzo e metà aprile. Le prime città hanno già spento i termosifoni, mentre altre potranno attendere ancora qualche settimana, soprattutto al Centro‑Nord.
A questo punto è utile chiedersi: come funziona il calendario nazionale? Perché alcune zone possono tenere acceso il riscaldamento più a lungo? E cosa cambia tra impianti autonomi e centralizzati? Scopriamolo insieme.
Prima però vi lasciamo al video di Il Condominio in Tasca, sul riscaldamento centralizzato.
Il calendario 2026: quando si spengono i riscaldamenti nelle diverse zone climatiche
Il calendario dello spegnimento dei riscaldamenti è stabilito dal DPR 412/1993, che suddivide l’Italia in sei zone climatiche, dalla A (la più calda) alla F (la più fredda). Questa classificazione non segue criteri geografici, ma si basa sui cosiddetti “gradi giorno”, un indicatore che misura il fabbisogno energetico necessario per mantenere gli edifici a una temperatura adeguata.
Le prime aree a chiudere la stagione termica sono quelle più miti. Le località in zona A, come Lampedusa, terminano l’utilizzo dei termosifoni il 15 marzo. Subito dopo arrivano le zone B e C, che comprendono molte città del Sud e delle Isole, dove lo spegnimento è fissato al 31 marzo. In queste regioni, le temperature più elevate rendono superfluo un utilizzo prolungato degli impianti.
Il discorso cambia man mano che si sale verso il Centro e il Nord. Le zone D ed E, dove rientrano città come Roma, Firenze, Milano, Torino e Bologna, possono mantenere i riscaldamenti accesi fino al 15 aprile. Qui la stagione fredda tende a protrarsi più a lungo e il fabbisogno energetico è maggiore.
Infine, la zona F, che comprende alcune aree alpine e appenniniche, non ha limiti di calendario. In queste località il clima rigido può richiedere l’uso del riscaldamento anche oltre la primavera, motivo per cui la normativa non impone alcuna data di spegnimento.
Il calendario nazionale può essere modificato solo da ordinanze locali. I sindaci, in caso di condizioni meteo particolarmente fredde, possono autorizzare accensioni straordinarie per un numero limitato di ore giornaliere. È una possibilità utilizzata soprattutto nelle settimane di transizione, quando improvvisi cali di temperatura rendono necessario un intervento temporaneo.
Perché le date cambiano da regione a regione: il ruolo dei gradi giorno
La differenza tra Nord e Sud non è casuale, ma risponde a un criterio tecnico ben preciso. I “gradi giorno” rappresentano la somma delle differenze tra la temperatura interna ideale e quella esterna media giornaliera durante la stagione fredda. Più alto è questo valore, più lunga è la stagione termica autorizzata.
Le zone alpine, ad esempio, registrano valori molto elevati e per questo non hanno limiti. La Pianura Padana, caratterizzata da inverni lunghi e umidi, rientra nella zona E, mentre gran parte del Sud presenta valori molto più bassi, che giustificano una stagione termica più breve.
Questo sistema permette di adattare l’uso del riscaldamento alle reali esigenze climatiche, evitando sprechi energetici e contenendo i costi per famiglie e imprese. Non si tratta quindi di una semplice divisione geografica, ma di una regolazione basata su dati climatici oggettivi.
Il calendario, inoltre, non riguarda solo gli impianti centralizzati. Anche chi dispone di un impianto autonomo deve rispettare le temperature massime previste dalla normativa, pur avendo maggiore libertà nella gestione quotidiana. La legge consente infatti di accendere il riscaldamento autonomo anche fuori stagione, purché non si superino i limiti di temperatura stabiliti.
Impianti centralizzati, impianti autonomi e possibili deroghe: cosa cambia per i cittadini
Per i condomini con impianto centralizzato, lo spegnimento segue il calendario nazionale. L’amministratore, però, può decidere di anticipare o posticipare lo stop in base alle condizioni meteo, sempre nel rispetto delle norme. In caso di freddo anomalo, i sindaci possono autorizzare accensioni straordinarie, ma con un numero ridotto di ore giornaliere.
Gli impianti autonomi offrono maggiore flessibilità. Il proprietario può accendere o spegnere il riscaldamento in base alle proprie esigenze, purché rispetti i limiti di temperatura interna. Questo permette di gestire meglio le giornate di transizione, quando le temperature oscillano rapidamente.
Un altro elemento da considerare riguarda le eventuali festività locali o il Santo Patrono. In alcune città, la ricorrenza può coincidere con periodi di transizione climatica e portare a ordinanze specifiche che modificano temporaneamente il calendario.
In ogni caso, il consiglio è quello di monitorare le comunicazioni del proprio Comune e verificare eventuali deroghe. Le settimane tra marzo e aprile sono spesso caratterizzate da sbalzi termici e non è raro che le amministrazioni locali intervengano per garantire un comfort adeguato ai cittadini.