Riscatto della laurea non garantisce sempre un’uscita anticipata: ecco in quali casi (non) conviene

Niccolò Mencucci Niccolò Mencucci - 25/05/2026 10:15

Riscatto della laurea non garantisce sempre un’uscita anticipata: ecco in quali casi (non) conviene

Sia ieri che oggi, in molti fanno affidamento al riscatto della laurea, ossia degli anni di studio all'università, pur di avere l'uscita anticipata garantita.

Il che è possibile, ma non sempre. In alcuni casi può risultare utile per accorciare i tempi verso la pensione; in altri, invece, rischia di far perdere requisiti più vantaggiosi e, paradossalmente, allontanare il momento del pensionamento.

Ecco quando può convenire e quando, al contrario, è meglio evitarlo.

Per saperne di più in merito all'argomento, consigliamo di approfondire al meglio la questione con questo video YouTube, con ringraziamento al canale di Ciao Elsa - TFR e pensioni spiegati facili.

Quando non conviene il riscatto della laurea per la pensione

Meglio evitare il riscatto della laurea se si ha la possibilità di accedere a forme di pensione anticipata già più favorevoli, come la pensione anticipata contributiva.

A titolo d'esempio, supponiamo di essere un lavoratore contributivo puro, con oggi 52 anni e 22 anni di contributi versati da inizi Duemila. Riscattando una laurea triennale ottenuta a inizi anni Novanta, si aggiungerebbero 3 anni di contribuzione, portando il totale a 25 anni.

Ebbene, come già fatto notare dal Corriere della Sera, cambierebbe poco: resterebbero comunque circa 17 anni (contributivi) per raggiungere la pensione anticipata ordinaria, o in alternativa circa 15 anni (anagrafici) per la pensione di vecchiaia.

E l'anticipata contributiva? Provvedendo al riscatto degli anni antecedenti al 1996, si rischia di perdere l?accesso (è solo per chi ha versato contributi dal 1996), riducendo così le opzioni disponibili alle due pensioni sopramenzionate. Senza riscatto, invece, si potrebbe accedere all'anticipata contributiva in circa 12 anni (ovviamente raggiungendo l'importo soglia previsto).

In sostanza, anche aumentando gli anni di contribuzione, la strada più rapida non cambierebbe. Non si otterrebbe quindi alcun anticipo concreto.

E quel che è peggio, con il riscatto del periodo pre-1996 un lavoratore contributivo puro perderebbe la possibilità di andare con l'anticipata contributiva, lasciando come uscita più vicina la pensione di vecchiaia, il che (paradossalmente) allungherebbe i tempi.

Quando davvero conviene sfruttare il riscatto

Detto questo, il riscatto della laurea può comunque rappresentare una soluzione vantaggiosa in diversi casi. Soprattutto per i lavoratori contributivi puri.

Se, ad esempio, mancano giusto quei tre (o più) anni di contributi che con il riscatto si possono accumulare, l'istituto diventa davvero un'opzione funzionale.

Tra l'altro, per i lavoratori contributivi puri è possibile accedere al sistema di calcolo "agevolato", cioè di pagare gli anni non seguendo il calcolo oneroso previsto per i retributivi.

Si otterrebbe un risparmio finale non da poco. Se per i retributivi il costo del riscatto può oscillare tra circa 7.900 euro e oltre 13.000 euro per anno, per i contributivi il costo si attesta intorno ai 6.200 euro.

A cosa stare attenti sul riscatto della laurea

Quando si presenta la domanda di riscatto della laurea all?INPS in modalità telematica, occorre comunque prestare attenzione ad alcuni aspetti tecnici e normativi, oltre a quelli prettamente finanziari.

Innanzitutto, il periodo riscattabile può coprire al massimo la durata legale del corso di studi. Gli eventuali anni fuori corso, quindi, non sono inclusi. inoltre possibile richiedere il riscatto anche solo di una parte del percorso universitario, senza dover necessariamente riscattare l?intero corso.

Un altro elemento importante riguarda la presenza di periodi già coperti da contribuzione obbligatoria: questi intervalli non possono essere riscattati, poiché già validi ai fini previdenziali.

Infine, il pagamento del riscatto può essere effettuato in un?unica soluzione oppure rateizzato fino a un massimo di 120 rate distribuite su 10 anni.

Questo però non vale per i pensionati. Se durante il piano di rateizzazione viene maturato il diritto alla pensione e si presenta domanda, "il beneficio della rateizzazione decade automaticamente: il capitale residuo deve essere pagato in un?unica soluzione", precisa l'INPS.

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