Stipendi 2026, meno tasse sugli aumenti contrattuali: cosa cambia in busta paga

Benna Cicala Benna Cicala - 08/01/2026 07:45

Stipendi 2026, meno tasse sugli aumenti contrattuali: cosa cambia in busta paga

Gli stipendi 2026 diventano uno dei capitoli più osservati della Manovra di Bilancio appena approvata, perché per la prima volta dopo anni di inflazione elevata il Governo interviene in modo strutturale sul cuneo fiscale legato agli aumenti retributivi. La Legge 30 dicembre 2025, numero 199, introduce infatti una detassazione mirata sugli incrementi di stipendio derivanti dai rinnovi contrattuali, con l’obiettivo di rendere più tangibili gli aumenti in busta paga e di rafforzare il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti.

Il contesto economico spiega la scelta politica. Il costo della vita continua a incidere sui bilanci familiari e la distanza tra salario lordo e netto resta ampia, soprattutto per le fasce medio-basse. La Manovra 2026 prova a colmare parte di questo divario intervenendo non tanto sugli stipendi esistenti, quanto sugli aumenti futuri, alleggerendo il peso di Irpef e addizionali locali. Quali lavoratori ne beneficeranno davvero? In che modo la detassazione cambia il netto mensile? Scopriamolo insieme.

Prima però vi lasciamo al video YouTube di Studio associato Porelli - consulenza del lavoro su come cambia lo Stipendio 2026 con la manovra.

Stipendi 2026 e detassazione sugli aumenti contrattuali

Il cuore della riforma sugli stipendi 2026 è rappresentato dalla detassazione degli incrementi retributivi legati ai rinnovi contrattuali. La Manovra stabilisce che gli aumenti riconosciuti in attuazione di contratti collettivi sottoscritti nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2026 siano assoggettati a un’imposta sostitutiva ridotta.

Nel dettaglio, per i lavoratori dipendenti del settore privato con reddito da lavoro non superiore a 33 mila euro nel 2025, sugli aumenti di stipendio si applica una tassazione al 5 per cento. La misura sostituisce Irpef, addizionali regionali e comunali, consentendo un risparmio fiscale immediato. Il beneficio riguarda anche aumenti derivanti da rinnovi firmati negli anni precedenti, purché rientrino nel triennio indicato dalla norma.

Il vantaggio pratico emerge soprattutto nel confronto con il sistema ordinario, dove gli incrementi salariali vengono tassati con aliquote che possono arrivare al 33 o al 43 per cento. Con la detassazione, una quota più consistente dell’aumento resta in tasca al lavoratore, trasformando anche piccoli adeguamenti contrattuali in un miglioramento percepibile del netto mensile.

Resta comunque la possibilità per il dipendente di rinunciare espressamente alla tassazione agevolata, anche se nella maggior parte dei casi il nuovo meccanismo risulta economicamente più conveniente. La misura non incide invece sui contributi previdenziali, che continuano a essere versati integralmente sia dal lavoratore sia dal datore di lavoro.

Premi di produttività e lavoro notturno: le altre novità sugli stipendi 2026

Accanto alla detassazione sugli aumenti contrattuali, la Manovra 2026 interviene anche sui premi di produttività e sulle indennità legate a particolari condizioni di lavoro. I premi di risultato e le somme riconosciute per la partecipazione dei lavoratori all’organizzazione aziendale beneficiano di un’ulteriore agevolazione fiscale.

Per gli importi erogati nel biennio 2026-2027, entro il limite complessivo di 5 mila euro annui, l’imposta sostitutiva scende all’1 per cento. Una misura finanziata attraverso un fondo dedicato, pensata per incentivare la contrattazione di secondo livello e rafforzare il legame tra produttività e salario. Anche in questo caso, l’effetto principale è l’aumento del netto percepito, senza gravare sui costi contributivi.

Un altro intervento riguarda il lavoro notturno, festivo e a turni. Per i lavoratori con reddito fino a 40 mila euro, le maggiorazioni e le indennità legate a queste prestazioni vengono tassate con un’aliquota agevolata del 15 per cento. La scelta risponde all’esigenza di riconoscere economicamente attività spesso più gravose, riducendo la penalizzazione fiscale che in passato ne limitava l’efficacia sullo stipendio netto.

Effetti in busta paga e limiti della riforma sugli stipendi 2026

L’impatto concreto della Manovra sugli stipendi 2026 si misura soprattutto in busta paga. La combinazione tra imposta sostitutiva sugli aumenti e riduzione del secondo scaglione Irpef, passato dal 35 al 33 per cento, contribuisce a una diminuzione delle trattenute fiscali complessive.

In termini pratici, anche incrementi retributivi contenuti producono un netto leggermente superiore rispetto al passato. La differenza mensile può apparire limitata, ma su base annua assume un peso più significativo, soprattutto per chi beneficia di più voci agevolate, come premi di produttività e indennità.

Esistono però anche limiti chiari. La detassazione non si applica ai dipendenti del settore pubblico, indipendentemente dal reddito, né ai lavoratori privati che superano la soglia dei 33 mila euro. Restano inoltre esclusi gli aumenti derivanti da contratti firmati prima del 2024. La riforma, quindi, favorisce una platea ben definita e non interviene sul salario complessivo già in essere.

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