Il mese di aprile 2026 porta con sé un calendario particolare che incide direttamente sugli stipendi. Pasqua cade di domenica, il 25 aprile arriva di sabato e solo il lunedì di Pasqua rappresenta una festività infrasettimanale con effetti concreti sulla busta paga.
Una combinazione che, per molti lavoratori, non comporterà incrementi, mentre per altri potrà generare maggiorazioni o compensi aggiuntivi in base al contratto collettivo applicato.
A questo punto è naturale chiedersi: come incidono le festività di aprile 2026 sugli stipendi? Cosa spetta per il lunedì di Pasqua? E cosa succede quando una festività cade di sabato o domenica? Scopriamolo insieme.
Prima però vi lasciamo al video YouTube di Buon Lavoro su una guida completa delle festività in busta paga.
Le festività di aprile 2026 e il loro effetto sulla retribuzione
Aprile 2026 presenta tre ricorrenze nazionali: Pasqua, il lunedì di Pasqua e il 25 aprile. Tuttavia, solo una di queste cade in un giorno lavorativo ordinario. La Pasqua, come ogni anno, coincide con la domenica, mentre la Festa della Liberazione cade di sabato. Questo significa che, per la maggior parte dei lavoratori, non ci saranno variazioni retributive legate a queste due date.
Il discorso cambia per il lunedì di Pasqua, che rappresenta l’unica festività infrasettimanale del mese. Per chi percepisce una retribuzione mensile, il cedolino mostrerà la consueta doppia voce: una trattenuta per l’assenza e un’aggiunta di pari importo per la festività. Le due voci si compensano e il netto non cambia. È un meccanismo puramente espositivo, utile a rendere trasparente il calcolo.
Per chi lavora a paga oraria, invece, la festività viene retribuita con una quota giornaliera calcolata in base all’orario settimanale. La normativa storica fa riferimento a una settimana lavorativa di sei giorni, ma per chi lavora su cinque giorni il calcolo viene adeguato, come chiarito dalla giurisprudenza. Se il lavoratore presta attività proprio il lunedì di Pasqua, oltre alla retribuzione della festività spetta anche il compenso per le ore lavorate, con eventuali maggiorazioni previste dal contratto collettivo.
La domenica di Pasqua, invece, non dà diritto a compensi aggiuntivi, salvo previsioni specifiche del CCNL. La legge riconosce una quota extra solo per le festività che cadono di domenica e che rientrano in un elenco preciso: 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno. Pasqua non è compresa e quindi non genera automaticamente alcun trattamento economico aggiuntivo.
Il 25 aprile di sabato: perché non comporta aumenti in busta paga
Il 25 aprile 2026 cade di sabato e questo crea spesso dubbi. Molti lavoratori pensano che una festività coincidente con un giorno non lavorativo debba comunque essere retribuita, ma non è così. Il sabato, per chi lavora dal lunedì al venerdì, è un giorno non lavorativo feriale, non assimilabile né a un giorno di riposo settimanale né a un giorno lavorativo ordinario. Per questo motivo, la festività non produce effetti economici.
Per chi percepisce una retribuzione mensile, il cedolino non cambia. Per chi lavora a paga oraria, non spetta alcuna quota aggiuntiva. La posizione è stata chiarita anche dal Ministero del Lavoro, che ha confermato che la festività cadente di sabato non genera compensi aggiuntivi. Esistono però eccezioni. Alcuni contratti collettivi prevedono trattamenti più favorevoli, riconoscendo una quota aggiuntiva anche quando la festività cade di sabato.
È il caso, ad esempio, di alcuni CCNL dell’industria o dell’edilizia, che garantiscono comunque una retribuzione festiva. Chi rientra in questi settori deve verificare attentamente il proprio contratto.
Diverso è il caso dei lavoratori che operano su sei giorni settimanali, sabato compreso. Per loro il 25 aprile è una giornata lavorativa che diventa festiva e quindi si applicano le regole ordinarie: retribuzione della festività e, se si lavora, maggiorazioni previste dal contratto.
Effetti fiscali e lavoro festivo: cosa cambia nel 2026
La Legge di Bilancio 2026 introduce una novità che riguarda anche le festività di aprile: una tassazione agevolata del 15% sulle maggiorazioni per lavoro festivo, notturno e di turno, fino a un limite annuo di 1.500 euro. Questo regime sostitutivo si applica automaticamente e riduce il peso fiscale sulle ore lavorate in giornate particolari, rendendo più conveniente il lavoro festivo rispetto agli anni precedenti.
Il beneficio non riguarda tutte le voci retributive. Restano escluse le somme erogate tramite accordi aziendali o territoriali, le indennità indirette come malattia o maternità e la retribuzione ordinaria, comprese tredicesima e quattordicesima. La misura si concentra esclusivamente sulle maggiorazioni legate alla particolarità dell’orario o della giornata.
Per chi lavora il lunedì di Pasqua o per chi presta servizio in turni festivi, questa agevolazione può tradursi in un netto più alto rispetto agli anni precedenti. Chi preferisce la tassazione ordinaria può rinunciare al regime agevolato con una comunicazione scritta.