Il mese di marzo 2026 segna un passaggio importante per una parte consistente dei dipendenti pubblici. Con la firma definitiva del nuovo contratto del comparto Funzioni Locali, oltre 400mila lavoratori vedranno aumentare lo stipendio mensile e riceveranno arretrati maturati negli ultimi anni. Si tratta di un intervento atteso, che punta a ridurre lo storico divario retributivo tra enti locali e amministrazioni centrali e a rendere più attrattivo un settore che negli ultimi anni ha registrato un numero crescente di cessazioni.
Per capire cosa cambierà concretamente, conviene rispondere a tre domande essenziali: chi riceverà gli aumenti sugli stipendi statali di marzo 2026? A quanto ammontano gli arretrati? E quali altre novità porta con sé il rinnovo contrattuale? Scopriamolo insieme.
Prima però vi lasciamo al video YouTube di Michele Madonna su gli aumenti degli stipendi statali 2026.
Chi riceverà gli aumenti sugli stipendi statali di marzo 2026 e quanto valgono davvero
Gli aumenti riguardano il personale del comparto Funzioni Locali, cioè dipendenti di Comuni, Province, Città metropolitane, Camere di commercio e altri enti territoriali. La firma del contratto 2022‑2024, arrivata dopo settimane di trattativa, introduce un incremento medio di circa 140 euro lordi al mese, distribuito su tredici mensilità.
L’aumento è composto da due elementi:
• 136,76 euro lordi derivanti dall’aggiornamento tabellare
• una quota aggiuntiva dello 0,22% destinata al trattamento accessorio
La somma porta l’incremento complessivo vicino ai 140 euro, con variazioni legate alla categoria e alla posizione economica del dipendente. In termini percentuali, l’aumento corrisponde a un +5,78% rispetto al monte salari 2021, un adeguamento che punta a ridurre la distanza con i dipendenti dei ministeri, storicamente più retribuiti.
L’intervento ha anche un obiettivo strategico: frenare l’esodo dai Comuni. Negli ultimi anni, infatti, molti lavoratori hanno lasciato gli enti locali per approdare in amministrazioni con stipendi più alti. Secondo i dati Ifel, tra il 2017 e il 2023 le cessazioni hanno oscillato tra 11mila e 16mila unità l’anno, complice anche il forte ricambio generazionale dovuto ai pensionamenti.
Il rinnovo contrattuale vuole invertire questa tendenza, offrendo condizioni economiche più competitive e introducendo misure che migliorano l’equilibrio tra vita privata e lavoro, come la sperimentazione della settimana corta e un utilizzo più flessibile dello smart working.
Arretrati negli stipendi statali di marzo 2026: quanto spetta e come verranno pagati
Accanto agli aumenti mensili, marzo 2026 porterà anche gli arretrati maturati nel periodo coperto dal contratto, cioè dal 2022 al 28 febbraio 2026. L’importo medio stimato è di 1.728 euro per ciascun dipendente, con variazioni legate all’anzianità, alla categoria e alla posizione economica.
Gli arretrati verranno erogati direttamente in busta paga, senza necessità di presentare domande o richieste specifiche. L’accredito avverrà con il cedolino di marzo, rendendo questo mese particolarmente significativo per il personale degli enti locali. Per molti lavoratori si tratta di una somma attesa da tempo, che compensa il ritardo nella chiusura del contratto e riconosce gli incrementi maturati negli anni precedenti.
Il contratto dei dirigenti delle Funzioni Locali, firmato nello stesso giorno, introduce aumenti ancora più consistenti per circa 13mila dipendenti, con un incremento medio di 444 euro lordi mensili. Anche in questo caso sono previsti arretrati, che verranno riconosciuti con le stesse modalità.
Cosa aspettarsi dagli stipendi statali di marzo 2026: nuove misure, smart working e settimana corta
Il rinnovo contrattuale non si limita agli aumenti economici. Introduce anche una serie di novità organizzative che potrebbero incidere sul modo di lavorare negli enti locali. Una delle misure più discusse è la sperimentazione della settimana lavorativa di quattro giorni, mantenendo comunque le 36 ore settimanali. La scelta sarà volontaria e potrà essere attivata solo attraverso accordi interni, ma rappresenta un passo verso modelli più flessibili.
Un’altra novità riguarda lo smart working, che potrà essere modulato con maggiore elasticità attraverso la contrattazione integrativa. In particolare, viene riconosciuto il diritto ai buoni pasto anche ai lavoratori che operano da remoto in condizioni specifiche, come caregiver o dipendenti con fragilità certificate.
Il contratto punta quindi a rendere gli enti locali più attrattivi, non solo dal punto di vista economico ma anche organizzativo. La modernizzazione del settore è considerata una priorità, tanto che il ministro ha già annunciato l’avvio del percorso per il contratto 2025‑2027.