Anche Confindustria apertamente contro gli affitti brevi

20/10/2026 10:00

Anche Confindustria apertamente contro gli affitti brevi

Se anche Confindustria sottolinea l’esigenza di limitare gli affitti brevi per uso turistico significa che ormai le decisioni normative sono state prese. E come sempre si mandano avanti esponenti locali per vedere l’effetto che fa. Una sineddoche che si è vista l’altro giorno con un’intervista rilasciata da Salvatore Pisani, presidente di Confindustria Veneto Est, al Gazzettino.

Riprenderanno mercoledì in Parlamento le audizioni sull'Affordable Housing Act. Il piano proposto dalla Commissione europea punta a favorire la disponibilità di alloggi nelle situazioni di stress abitativo, determinato anche dall'alta incidenza degli affitti turistici. Un tema su cui si fa sentire anche Confindustria Veneto Est (Venezia, Treviso, Padova e Rovigo), attraverso il gruppo Turismo e Cultura, che rappresenta oltre 150 aziende fra cui gli alberghi. «Non siamo contrari di principio alle locazioni brevi regolari dice il presidente Salvatore Pisani perché rispondono a una domanda turistica reale e possono rappresentare un'opportunità per i proprietari. Ci preoccupa, però, che una crescita non governata del fenomeno possa alterare gli equilibri dei territori».

In che termini?
«Un territorio turistico deve poter contare su lavoratori che vi abitino, non soltanto su visitatori che vi soggiornino per breve tempo. Se i residenti sono costretti ad andarsene e chi lavora in alberghi, ristoranti, servizi, musei o trasporti non trova un alloggio accessibile, diventa sempre più difficile reperire personale e garantire la qualità dell'accoglienza. Il rischio è che il turismo, se cresce senza un adeguato equilibrio, finisca per indebolire proprio le condizioni che lo rendono possibile. A questo si aggiungono questioni importanti come il decoro urbano, la sicurezza e il contrasto all'abusivismo, oltre alla necessità di garantire il rispetto delle norme fiscali e condizioni di concorrenza eque tra gli operatori».


Sta pensando a Venezia?
«Venezia, con il centro era anche le isole, è il caso più evidente. Ma il tema non si esaurisce lì. Anche in città come Padova e Treviso, così come in altri territori che attraggono flussi turistici e lavorativi, il problema c'è. In Veneto dobbiamo ragionare su scala territoriale, considerando non soltanto le città d'arte, ma anche le località turistiche e i Comuni limitrofi, dove possono spostarsi sia la domanda abitativa sia le conseguenze della pressione turistica».


Alla luce della proposta Ue, quali misure potrebbero essere utili da parte dei sindaci?
«Servono strumenti efficaci, costruiti sulla base delle caratteristiche di ciascun territorio. Riteniamo innanzitutto fondamentale disporre di una mappatura aggiornata delle locazioni brevi, incrociando i dati sulla loro distribuzione con quelli relativi alla disponibilità di alloggi, all'andamento dei canoni e alle esigenze abitative di residenti e lavoratori. In questi contesti, un tetto massimo di giorni di locazione può essere valutato, così come limiti differenziati per aree, purché fondati su dati verificabili e accompagnati da controlli effettivi. Non crediamo, invece, che un divieto generalizzato o una misura uniforme siano necessariamente la risposta più adatta a situazioni molto diverse. Accanto alle eventuali restrizioni, occorre agire anche sull'offerta abitativa: recuperare immobili inutilizzati, incentivare le locazioni residenziali a canone sostenibile e favorire soluzioni abitative per lavoratori e studenti. Chiediamo quindi ai sindaci di lavorare con metodo, coinvolgendo le categorie economiche e gli altri soggetti interessati».


A proposito di primi cittadini, vi preoccupa il piano "Blocca alberghi" annunciato a Venezia da Simone Venturini?
«Guardiamo con attenzione alle scelte che riguardano lo sviluppo turistico e urbanistico di Venezia, perché hanno ricadute che vanno oltre il centro storico e interessano l'intero sistema economico metropolitano. Comprendiamo l'esigenza dell'amministrazione di tutelare la residenzialità e l'equilibrio della città, e siamo come sempre disponibili a un confronto con il sindaco, le cui posizioni sul tema abitativo sono da sempre basate su scelte condivise. Riteniamo che ogni intervento debba essere valutato con attenzione, sulla base degli obiettivi che intende raggiungere e degli effetti concreti sul territorio, perché turismo e residenzialità devono crescere a braccetto con la necessità di tutela del patrimonio immobiliare che, soprattutto a Venezia, richiede ingenti investimenti. Occorre capire quali immobili siano interessati, quali destinazioni d'uso siano possibili e quali effetti le misure possano avere sull'offerta ricettiva, sugli investimenti, sull'occupazione e sulla qualità complessiva della città come tale e come destinazione».

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