Bancarotta fraudolenta, chiesto il rinvio a giudizio per Cristian e Massimo Vitali

04/08/2026 14:00

Bancarotta fraudolenta, chiesto il rinvio a giudizio per Cristian e Massimo Vitali

Chiesto il rinvio a giudizio per Cristian e Massimo Vitali con l’ipotesi di bancarotta fraudolenta nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione di Vita Srl, la società dichiarata in liquidazione giudiziale nel giugno 2023. Il tribunale ha fissato l’udienza preliminare il 26 novembre.


Secondo la ricostruzione della Procura riportata da Bergamonews il fulcro dell’inchiesta è rappresentato dalla scissione societaria avvenuta nel marzo 2022, dalla quale nacque Expand Srl. Per gli inquirenti, attraverso quell’operazione sarebbero stati trasferiti alla nuova società beni per 31,5 milioni di euro tra obbligazioni, crediti, disponibilità liquide e partecipazioni finanziarie.
L’accusa sostiene che l’operazione abbia sottratto a Vita Srl una parte rilevante del proprio patrimonio, riducendo le garanzie a disposizione dei creditori in vista della successiva crisi della società. In sostanza, secondo la Procura, il cosiddetto “business sano” e gli asset più consistenti sarebbero stati spostati in una nuova società, lasciando Vita Srl priva di risorse sufficienti a soddisfare i creditori.

Proprio questa presunta operazione di depauperamento patrimoniale costituisce il principale fondamento della richiesta di rinvio a giudizio, anche se l’inchiesta comprende altre operazioni ritenute distrattive. Tra queste figurano l’utilizzo, tra il 2015 e il 2017, di una carta di pagamento collegata ai conti di Vita Srl per circa 37.800 euro che, secondo l’accusa, sarebbero stati impiegati per spese estranee all’attività aziendale; un bonifico di oltre 20 mila euro ritenuto riferibile a prestazioni rese nell’interesse di un’altra società; un versamento di 15 mila euro come acconto per l’acquisto di un Suv destinata a Simone Crolla: ex parlamentare ma soprattutto creditore, non indagato ed estraneo alla vicenda.
La Procura contesta inoltre la regolarità della contabilità di Vita Srl: alcuni documenti contabili e diverse poste di bilancio sarebbero privi di adeguata documentazione giustificativa, rendendo impossibile ricostruire in maniera chiara e completa la reale situazione economica, patrimoniale e finanziaria della società.

L’inchiesta ha già conosciuto alcuni sviluppi significativi. Nell’estate del 2025 il gip aveva disposto il sequestro preventivo delle partecipazioni detenute in Expand Srl e del 50% delle quote di Vitali Spa, per un valore complessivo di circa 50 milioni di euro. Un provvedimento che aveva avuto grande risonanza anche per il ruolo del gruppo nei principali cantieri infrastrutturali della Bergamasca.

Pochi mesi dopo, nell’ottobre 2025, la Procura dispose però la revoca del sequestro. In una nota ufficiale, firmata dal procuratore Maurizio Romanelli, l’ufficio spiegò che il provvedimento era stato adottato al termine di un confronto con i difensori di Cristian e Massimo Vitali e che il dissequestro era stato accompagnato dall’impegno delle società a rafforzare i sistemi di governance e di controllo interno. Vennero così annunciati il rinnovo del collegio sindacale di Vitali Spa, l’istituzione di un comitato interno e la costituzione in Expand Srl di un organismo di vigilanza. La revoca riguardava esclusivamente la misura cautelare patrimoniale e non comportava alcuna valutazione sul merito delle contestazioni penali, tanto che l’indagine si è conclusa con la richiesta di rinvio a giudizio.

Contestualmente, il Gruppo Vitali diffuse una breve nota nella quale definì il provvedimento una conferma della “completa estraneità” della società rispetto alla vicenda giudiziaria, sottolineando come le attività aziendali proseguissero regolarmente e nel rispetto del piano industriale 2025-2029.

Diverso è il fronte civile. Con decreto del 19 febbraio 2026 il Tribunale di Milano ha dichiarato improcedibile l’istanza di liquidazione giudiziale presentata dalla Procura nei confronti di Expand Srl. I giudici hanno rilevato esclusivamente la mancanza del requisito previsto dall’articolo 49 del Codice della crisi d’impresa, non essendo emersi debiti scaduti superiori a 30 mila euro. Il tribunale milanese non è però entrato nel merito delle contestazioni formulate dagli inquirenti sulla situazione patrimoniale e finanziaria della società, limitandosi a constatare l’assenza del presupposto necessario per aprire la procedura concorsuale. Quel provvedimento ha quindi chiuso, almeno per il momento, il contenzioso sul piano civile, senza produrre effetti sull’inchiesta penale.

Proprio quest’ultima entra ora nella sua fase decisiva. Sarà il giudice dell’udienza preliminare a decidere se disporre o meno il rinvio a giudizio dei fratelli Vitali.

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