Confidi in Italia tra contrazione delle garanzie e avvio della riforma 2026

07/04/2026 10:00

Confidi in Italia tra contrazione delle garanzie e avvio della riforma 2026

I Confidi svolgono un ruolo strategico per il sostegno finanziario alle PMI e ai professionisti. Meritano attenzione sia le dinamiche del flusso delle garanzie prestate a favore di queste categorie, sia l'evoluzione in atto degli stessi Confidi.

Di interesse è il Rapporto 2026 dell'Osservatorio Confidi del Comitato Torino Finanza, che prende in esame i Confidi maggiori (vigilati dalla Banca d'Italia) e dedica attenzione anche ai Confidi minori (registrati presso l'elenco tenuto dall'Organismo Confidi Minori). Di seguito i principali dati.

Il numero dei Confidi a fine 2025 è diminuito da 176 a 164, con i Confidi maggiori (attualmente 30) in calo di 2 unità.

A fine 2024 lo stock complessivo di garanzie è diminuito da 7,7 a 7,4 miliardi di euro; l'80% è riferito ai Confidi maggiori, che nel triennio hanno perso quasi un miliardo di stock. Per i Confidi minori lo stock 2024 è calato del 4%. Nel complesso, al Sud si registra una presenza più significativa dei Confidi minori (78 rispetto a 56 nel Centro e nel Nord), mentre le garanzie prestate nell'area rappresentano il 21% del totale nazionale (653 milioni).

Il flusso di garanzie nel 2024 è in calo (da 2.741 a 2.662 milioni) e ha riguardato il 42% dei Confidi.

I fondi propri continuano a crescere (+4,8% nel 2024, raggiungendo 1.214 milioni); ne deriva una solidità elevata (per il 94% dei Confidi) e un surplus di patrimonializzazione, in particolare per i primi 10 Confidi. Tale surplus, se valorizzato, consentirebbe di ampliare l'offerta di oltre 9 miliardi di nuove garanzie.

Nel 2024 solo quattro Confidi maggiori hanno prodotto valore dall'operatività core; quasi tutti i Confidi minori hanno registrato un margine operativo core negativo. Prevale l'attività di investimento, che per circa due terzi dei Confidi contribuisce per oltre il 30% al margine di intermediazione.

Ne emerge uno scenario con elementi positivi e criticità. In particolare, si evidenzia una difficoltà strutturale sia nel crescere nella concessione di garanzie alle PMI, attività in arretramento, sia nel portare avanti un'evoluzione orientata alla riorganizzazione del settore.

In questo contesto è partita la riforma dei Confidi. La legge 11 marzo 2026, n. 34 (pubblicata in G.U. n. 68 del 23 marzo 2026), in vigore dal 7 aprile 2026, prima legge annuale sulle piccole e medie imprese, riguarda oltre il 95% delle imprese attive in Italia e introduce misure organiche per rafforzare la competitività delle PMI e delle microimprese. L'attenzione si concentra sull'articolo 7, che avvia la riforma dei Confidi con la delega al Governo per il riordino della disciplina di settore, nel rispetto dei principi e dei criteri direttivi indicati.

La revisione della disciplina dei Confidi è indirizzata a favorirne l'attività a sostegno delle PMI nel campo della garanzia e dei servizi finanziari. Le linee di intervento prevedono l'ampliamento della compagine sociale dei Confidi a soggetti diversi dalle PMI e dai liberi professionisti e la revisione dei requisiti per l'iscrizione all'albo di cui all'articolo 106 TUB, con l'obiettivo di stimolare processi di aggregazione e rafforzare la stabilità del comparto. Da anni è in corso un processo di riorganizzazione dei Confidi su tutto il territorio: i Confidi maggiori (ex articolo 106 TUB) in dieci anni sono passati da 63 a 30, quelli minori da 501 a 143; tale processo, tuttavia, appare rallentato nell'ultimo periodo.

Quanto all'operatività, la delega riguarda anche la revisione delle attività esercitabili dai Confidi iscritti all'albo di cui all'articolo 106 TUB, sottoposti a vigilanza della Banca d'Italia, con riferimento alle caratteristiche operative e all'oggetto sociale. L'intervento si propone di favorire, con una prospettiva strategica, lo sviluppo delle attività di consulenza e assistenza alle imprese consorziate o socie. Si tratta di una sfida in una fase di innovazione tecnologica e trasformazione dei mercati, a partire dai servizi e dalle professioni.

Rilevante è inoltre l'obiettivo di ridurre i costi di istruttoria per la valutazione del merito creditizio delle imprese.

I principi e i criteri direttivi della delega sono generali; sarà il testo del futuro decreto legislativo a determinare gli effetti. Decisiva sarà la revisione dei requisiti sia per l'iscrizione all'albo ex articolo 106 TUB dei Confidi maggiori vigilati dalla Banca d'Italia, sia per l'iscrizione dei Confidi minori nell'elenco gestito dall'Organismo. Una revisione dei parametri di base può costituire la spinta verso le aggregazioni e una struttura di mercato più efficiente e competitiva.

La necessità di una riforma è ampiamente avvertita e con la legge delega è stato compiuto un primo passo. Resta da verificare se le nuove regole del futuro decreto legislativo saranno in grado di dare impulso all'attività dei Confidi o se prevarranno resistenze al cambiamento. Nei prossimi mesi si vedrà se i Confidi più dinamici si faranno trovare pronti alla riforma, rivedendo le strategie di sviluppo ed evoluzione e dando priorità alle concentrazioni quando opportuno.

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