Crolla il mercato immobiliare di Dubai e mette a rischio il Piano Casa italiano

23/03/2026 10:00

Crolla il mercato immobiliare di Dubai e mette a rischio il Piano Casa italiano

Secondo le rilevazioni di Goldman Sachs il mercato immobiliare di Dubai è letteralmente crollato: dall’inizio della guerra in Iran le transazioni immobiliari si sono ridotte del 51%. Considerando che si tratta della finalizzazione di operazioni impostate da tempo e che gran parte avvengono con soggetti residenti all’estero, è lecito affermare che il mercato oggi sia letteralmente bloccato. Leggi il report ripreso dai media anglofoni.
I prezzi sono scesi dell’8% in due settimane, con previsione fino al 15% se il conflitto dovesse prolungarsi.
E fin qui, problema di chi ha investito in quel Paese.


 
I problemi sono però più complessi e riguardano direttamente anche l’Italia che contava sugli investimenti da quell’area.
Per esempio, le azioni in borsa di Emaar Properties, tra i più grandi attori del mercato immobiliare degli Emirati Arabi Uniti (Dubai Mall e Burj Khalifa per esempio), dallo scoppio della guerra hanno perso il 40% del valore.
 

Meno risorse significa inevitabilmente meno investimenti, con previsioni nere. È pur vero che il mercato immobiliare crolla al manifestarsi di crisi e tensioni (basti pensare a New York dopo l’11 settembre) ma nel caso della guerra in Iran si cancella la reputazione di area sicura. E questa non si recupera più.  

E arriviamo all’Italia. 
Il Piano Casa, a capo del quale è stato chiamato dal governo Mario Abadessa, ex Hines, deve essere finanziato da capitali privati. Centomila appartamenti in 10 anni sono molti per le casse dello Stato da solo, quindi si apre al mercato. A febbraio si sarebbe dovuta conoscere la lista dei possibili investitori ma al momento non sono stati diramati aggiornamenti. E qui sta il punto. Abbadessa, che ha importanti relazioni col Medio Oriente, Qatar ed EAU in particolare, starebbe organizzando un fondo immobiliare chiuso con raccolta fino a 20 mld di euro. Secondo quando ha scritto il Messaggero a gennaio e mai smentito, il principale investitore sarebbe Mubadala Investment che, oltre a gestire 330 miliardi di dollari, ha sede ad Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti come Dubai che dista 139 km.

Al momento non ci sono prese di posizione ufficiali riguardo all’operazione. Certo è che i piani subiranno modifiche. E se la guerra dovesse prolungarsi le variazioni potrebbero essere strutturali.

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