Deloitte: il settore bancario al centro delle infrastrutture strategiche

21/09/2026 14:00

Deloitte: il settore bancario al centro delle infrastrutture strategiche

La crescente interdipendenza tra infrastrutture, imprese, mercati e catene di fornitura amplia il perimetro dei rischi che possono compromettere la continuità dei servizi essenziali in settori strategici, tra cui quello bancario e finanziario. Si tratta di un panorama di minacce crescenti, dove è fondamentale far evolvere la sicurezza infrastrutturale da centro di costo a leva strategica.

L'Agenzia dell'Unione Europea per la cybersicurezza nel periodo luglio 2024 - giugno 2025 ha analizzato 4.875 incidenti cyber e il 53,7% ha coinvolto quelle che la Direttiva NIS2 classifica come "essential entities", soggetti pubblici e privati che operano in settori considerati essenziali per il funzionamento della società e dell'economia. A livello climatico invece l'Agenzia europea dell'ambiente ha stimato circa 822 miliardi di euro in termini di perdite economiche nell'UE causate da eventi meteorologici e climatici estremi tra il 1980 e il 2024. Rischi fisici, geopolitici e cyber possono dunque tradursi in rischio finanziario attraverso interruzioni operative, riduzione dei ricavi e perdita di valore degli asset.

Sono queste alcune delle evidenze principali dello studio "Sicurezza e resilienza infrastrutturale. Supporti, presidi e leve per proteggere il valore", il quarto e ultimo report realizzato da Deloitte nell'ambito delle attività come Knowledge Partner della prima edizione di WeSec - Il Salone della Sicurezza, promosso da ABI e che si terrà a Milano martedì 22 e mercoledì 23 settembre. All'evento parteciperanno rappresentanti istituzionali e del settore bancario e finanziario, insieme agli esperti di sicurezza, geopolitica, intelligenza artificiale e infrastrutture.

«Le infrastrutture energetiche erano e sono diventate ancora più critiche nel contesto energetico e geopolitico attuale - dichiara Claudio Golino, Energy, Resources & Industrials Industry Leader di Deloitte - Rispetto al passato non si parla più soltanto di transizione energetica in termini di decarbonizzazione, bensì di Energy Trilemma - Security, Affordability e Sustainability - alla luce della crescente attenzione verso la sicurezza e sovranità oltre che per la sostenibilità economica. Conoscere le interdipendenze critiche diventa il primo presupposto in quanto non è più sufficiente identificare gli asset strategici, ma occorre comprendere le funzioni che abilitano, le risorse da cui dipendono e gli effetti che la loro indisponibilità può generare sull'intero ecosistema».

Nell'ambito delle attività come Knowledge Partner della prima edizione di WeSec, Deloitte ha realizzato quattro report tematici in ambito bancario e finanziario sui temi di "Sovranità Digitale e Finanziaria", "Cybersecurity, Frodi e Data Privacy", "Identità Digitale, Intelligenza Artificiale e Fiducia by Design" e "Sicurezza e resilienza infrastrutturale".

«È sempre più importante - afferma Fabio Pompei, CEO di Deloitte Italia - creare un ecosistema per la sicurezza nazionale che garantisca elevati standard di sicurezza a organizzazioni, servizi essenziali, dati sensibili e infrastrutture critiche. Come emerso dagli studi realizzati dal nostro network, la tecnologia costituisce una leva per migliorare la capacità di previsione e anticipazione purché sia integrata pienamente nei processi, nella governance e nel modello complessivo dei nuovi business. L'appuntamento di WeSec promosso da ABI è importante per tutto il Sistema Paese per creare cultura e maggiore consapevolezza affinché la sicurezza diventi un asset strategico da proteggere e preservare nel tempo».

L'importanza della supply chain per le infrastrutture critiche. Per il settore bancario le dipendenze non riguardano soltanto le infrastrutture direttamente gestite dagli intermediari, ma anche l'ecosistema di energia, connettività, data center, fornitori tecnologici e servizi critici da cui dipende la continuità dell'operatività finanziaria.

Se da un lato l'integrazione in supply chain e catene del valore globali consentono all'economia europea di accedere a materie prime, componenti, tecnologie e servizi essenziali, dall'altro aumentano l'esposizione a shock geopolitici, commerciali e logistici. L'European Critical Raw Materials Act evidenzia che il 63% del cobalto mondiale, utilizzato nelle batterie, è estratto nella Repubblica Democratica del Congo; il 97% della fornitura UE di magnesio proviene dalla Cina mentre il 98% della fornitura UE di borato, con impieghi che spaziano dall'industria chimica ai materiali da costruzione, proviene dalla Turchia. Il CRM Act fissa inoltre, entro il 2030, specifici obiettivi per rafforzare la capacità dell'UE lungo la filiera delle materie prime strategiche. In particolare, per diversificare le importazioni, nessun singolo Paese terzo dovrebbe fornire più del 65% del consumo annuo di ciascuna materia prima strategica. Inoltre, la capacità di estrazione dovrebbe coprire almeno il 10% del consumo annuo dell'UE, quella di trasformazione almeno il 40% e quella di riciclo almeno il 25%.

Altrettanto importante è la vulnerabilità delle catene di fornitura. Secondo uno studio condotto dalla Banca Centrale Europea, il 55% delle imprese intervistate approvvigiona input critici in modo rilevante da uno specifico Paese o gruppo di Paesi e, nel 52% dei casi complessivi questa dipendenza è considerata esposta a un rischio elevato. Si tratta di indicatori particolarmente rilevanti per infrastrutture digitali ed energetiche, dove la disponibilità di componenti, tecnologie e materie prime può rappresentare un prerequisito per la continuità del servizio, rendendo sempre più necessario proteggere l'asset presidiando di pari passo le dipendenze esterne che ne sostengono il funzionamento.

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