Diffidare sempre dai report e dalle affermazioni dei presunti guru, è una delle regole della vita. Specie se si tratta di economia.
Oggi, lunedì 30 marzo 2026, a Wall Street i titoli dei giganti dei mutui statunitensi hanno preso il volo dopo le dichiarazioni su X di Bill Ackman, appunto uno dei presunti guru della Borsa americana.
Il titolo Freddie Mac ha chiuso a 6,45 dollari per azione, con una crescita in una sola seduta del 47,26%. L’altro colosso del credito immobiliare Fannie Mae ha chiuso ancora meglio, a 7,365 dollari per azione con una crescita in una sola seduta del 51,23%,
Non ci sono motivi reali a giustificare il balzo, se non l’affermazione di Bill Ackman che ieri ha scritto su X: "Alcune delle aziende di maggior qualità al mondo sono scambiate a prezzi estremamente bassi. Le azioni di Fannie e Freddie sono incredibilmente economiche. Asimmetria al suo meglio. Potrebbero decuplicare il loro valore e potrebbe accadere presto".
È bastato questo, che è sembrato un messaggio a chi doveva capire, per scatenare la corsa dei titoli. Cosa succederà domani sarà da vedere ma certo è che non ci sono dati e notizie che possano far pensare a un nuovo corso reale delle attività nel settore dei mutui americani. Il mercato non brilla, il potere d’acquisto degli americani è in calo, i tassi sono visti in risalita. I conti dei colossi dei prestiti non sono buoni tanto che lo scorso novembre, proprio il presunto guru Bill Ackman, nel suo ruolo di consulente/investitore, aveva proposto un piano di fusione dei due istituti e l’intervento governativo per acquisire la maggioranza delle azioni.
Una proposta che seguiva l’annuncio di Trump che intendeva cessare la tutela governativa (conservatorship) per le due aziende intrapresa nel 2008 dall'allora presidente George W. Bush per evitarne il fallimento nel pieno della crisi dei mutui subprime. Trump punterebbe a trasformare le due società in entità private da quotare in Borsa tra il 2026 e il 2027.
Ecco allora che tutto si legge più chiaramente: diffidare sempre dei report e dei presunti guru.
Una borsa sempre più simile a un casinò, con o senza accento.
Poi magari hanno ragione i presunti guru, certo è che la crisi dei mutui subprime del 2008 la stiamo pagando ancora adesso.