Orgogliosi per le Olimpiadi ma a Milano intanto sono morti di freddo 6 senzatetto

09/02/2026 10:00

Orgogliosi per le Olimpiadi ma a Milano intanto sono morti di freddo 6 senzatetto

Ci sentiamo tutti orgogliosi per le Olimpiadi di Milano Cortina. Grande organizzazione, grandi campioni, siamo davvero fieri di essere italiani specie in questo momento.
Detto questo, è possibile che in un solo mese siano morte di freddo 6 persone, sei senza tetto. Se sono stati trovati miliardi di euro per questa manifestazione che ci ricorda quanto siamo fortunati a essere italiani, possibile che non si riescano a trovare davvero quattro spiccioli per evitare che le persone muoiano di freddo?
Maurizio Cannone


Questo l’articolo del Corriere della Sera
  

Un altro clochard morto a Milano, sono sei in un mese. Mario Furlan (City Angels): «Servono strumenti nuovi»
di Elisabetta Andreis
Lo storico fondatore dei City Angels, Mario Furlan: «Il vero lavoro non è convincerli a entrare in un ricovero ma a restare quando non entrano»


Oggi alle 14 sarà in viale Caldara con la torcia olimpica. Accanto, avrà due clochard ad accompagnarlo. Mario Furlan, fondatore dei City Angels, è un tedoforo speciale. Porta il simbolo delle Olimpiadi dentro l’altra città: quella che di notte ha freddo, rifiuta i dormitori e in queste settimane rischia di morire all’addiaccio. La conta è breve e pesa: sei morti in un mese, l’ultimo mercoledì sera. «Un conto è leggere la notizia sul giornale, altra cosa è quando qualcuno ti muore tra le braccia. In quel momento non sei un volontario, non sei niente. Pensi soltanto che sei l’ultimo corpo caldo prima del freddo». 

Anche in queste notti Furlan è sul Bus degli Angeli che gira la città. Coperte, vestiti, kit igienici. A volte un taglio di capelli. «Vicino alla Centrale, qualche tempo fa, abbiamo visto una sagoma sotto una coperta. I piedi erano fuori, senza scarpe. Non rispondeva. Quando abbiamo delicatamente spostato la coperta era già morto». Un’altra volta, davanti alla Hoepli, un uomo sui sessant’anni. «Stava malissimo. Aveva bevuto. L’alcol è un nemico perché all’inizio scalda, poi toglie la coscienza del freddo. È morto lì, davanti a noi». Una terza volta il tempo invece è bastato: portato a Niguarda, ricovero. «Ogni giorno c’era qualcuno di noi a trovarlo. Ma uscito, ha ripreso la stessa vita». Un irriducibile, come tanti altri. Refrattari ai dormitori per le regole, per un cane che non vogliono lasciare, perché temono furti. «Dire che è una loro scelta stare fuori, deresponsabilizza. Per molti il dormitorio è una frontiera difficile. Non ce la fanno. Non è che non vogliono aiuto. È che l’aiuto, così com’è, per loro non è una casa». C’è chi preferisce il gelo alla sensazione di essere controllato: «La libertà, quando non hai più niente, diventa l’ultima cosa che difendi. Dopo anni capisci che il vero lavoro non è convincere qualcuno a entrare, ma restare quando non entra».

Milano fa più di tutte le altre città d’Italia, dice Furlan. Ma nell’emergenza servirebbe semplificare. «Oggi bisogna passare da via Sammartini, fare esami medici, attendere qualche giorno. Durante il piano freddo i posti letto aumentano a dismisura, ma restano meno delle persone in strada – riflette –. In passato si era riaperto il mezzanino della metropolitana. Sarebbe una buona idea, in un momento d’emergenza come questo».
Arrivato a Milano da Albisola, in provincia di Savona, dopo la maturità, ha conosciuto Fratel Ettore Boschini mentre studiava in Cattolica. Successivamente ha lasciato la Mondadori per fondare i City Angels. «I miei genitori erano contrari, dicevano: finirai tu in strada». Invece, un monolocale al Corvetto e il lavoro in nero, all’alba, al mercato ortofrutticolo, per pagarsi l’affitto. Alla fine ce l’ha fatta.
La morte da vicino però lascia segni. «Tra noi c’è chi dice: almeno non è morto solo. Ma è una consolazione, un alibi. La strada ti insegna una cosa difficile, che nessuno vuole imparare: non puoi salvare tutti». L’impotenza arriva quando capisci che avevi fatto tutto giusto: «Ti senti inutile anche mentre fai l’unica cosa possibile».

Ha due figlie, 25 e 23 anni: «Per loro è troppo forte venire in strada. Non possiamo salvarli da una vita che giudichiamo indegna, ma anche un piccolo aiuto serve». C’è chi passa la notte in una tenda, la sua casa. E chi stringe un cane, l’unico che non l’ha mai tradito. «Finché dormono in silenzio non esistono, ma spesso non sanno fare rumore».

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