Costa caro a Webuild l’articolo di stampa circolato riguardo alla richiesta di ulteriori 22 miliardi di euro sulle grandi opere in corso, motivate come varianti e aumento dei costi.
Il titolo chiude la giornata di mercoledì 9 settembre con un calo del 7,92% a 2.012 euro per azione.
L’azienda in giornata ha comunicato alcune precisazioni in merito alle indiscrezioni di stampa. Webuild ha indicato di non aver richiesto al Governo 22 miliardi di extracosti e ha affermato che le comunicazioni inviate alle istituzioni competenti - di carattere riservato, e delle quali la società non è la fonte delle anticipazioni odierne - riguardano obbligazioni contrattuali già maturate: crediti per lavori eseguiti e certificati ed anticipazioni contrattuali previste dalla legge. 'Le riserve e le varianti, i 22 miliardi a cui si riferisce' l'articolo comparso oggi, 'rappresentano invece il totale delle somme iscritte nei registri di contabilità lavori secondo le procedure previste dei contratti pubblici, e in larga parte già sottoposte ai Collegi Consultivi Tecnici, organi terzi previsti dalla legge e composti anche da membri designati dalla committente cui spetta ogni relativa determinazione', è scritto in una nota che specifica che di tali importi circa 13 miliardi corrispondono a riserve iscritte per lavorazioni già realizzate, il restante è una stima relativa ai lavori ancora da effettuare. 'Si tratta di dibattito contrattuale, non di crediti o di somme dovute o di ammontare iscritti a bilancio.
Si tratta, peraltro, di una criticità che riguarda l'intero settore delle costruzioni italiane e non la sola Webuild, come segnalato pubblicamente anche da Ance, l'associazione di categoria, in relazione agli effetti della revisione dei prezzi sui contratti pubblici in corso'.
L'adeguamento dei quadri economici delle opere ai costi effettivi non è una richiesta dell'impresa: è un obbligo che la normativa sui contratti pubblici pone in capo alle stazioni appaltanti a garanzia del completamento delle opere e della tutela dell'intera filiera. Nel comunicato è inoltre scritto che la società ha preso atto con favore che, nelle ultime settimane, Rfi - ricevute dal Mef le necessarie risorse - avrebbe riavviato il pagamento delle fatture scadute, e che risulta in corso l'attuazione delle misure di ristoro previste dalla normativa emergenziale rimaste sinora inapplicate. 'E' la conferma di quanto la società ha sempre sostenuto: il tema non è mai stato il fondamento dei crediti, riconosciuti dagli organi competenti, ma la loro copertura finanziaria. Trattandosi di importi già iscritti e contabilizzati, l'incasso di quanto dovuto non ha prodotto né produce effetti sui risultati economici e finanziari della società, ma trasforma crediti già esistenti in cassa disponibile'.