MainStreet Partners, data provider ESG e sostenibilità con sede a Londra e parte del gruppo Allfunds, ha pubblicato il suo ESG and Sustainability Barometer 2026, giunto alla sua quinta edizione. Il report, che analizza oltre 10.600 fondi gestiti da quasi 500 asset manager, offre una panoramica dettagliata sui trend di sostenibilità nel settore dei fondi europei e britannici, fornendo spunti cruciali per investitori e operatori finanziari.
Utilizzando una metodologia proprietaria strutturata su tre pilastri – asset manager, strategia di investimento e portafoglio – il team di Fund Research ha condotto approfondite due diligence ESG su più di 1.600 fondi e valutato il rischio ESG su oltre 9.000 prodotti. Questo approccio consente una valutazione precisa e trasparente della capacità dei fondi di integrare criteri ESG e sostenibilità, un aspetto sempre più centrale nel panorama finanziario globale.
Tra le principali evidenze del Barometro 2026 emergono:
• Rischio di greenwashing: Circa il 25% dei fondi Articolo 8 raggiunge un punteggio inferiore a 3,0 sulla scala “ESG Assessed”, mentre il 30% dei fondi Articolo 9 si colloca sotto i 4,0 della valutazione “Sustainability Assessed”, con solo il 5% che scende sotto i 3,5. Questi dati indicano come il fenomeno del greenwashing rimanga presente sul mercato, pur mostrando segnali di stabilizzazione.
• Impatto delle nuove regole: Le normative ESMA sulla nomenclatura dei fondi, il regime SDR del Regno Unito e la SFDR 2.0 stanno modificando i comportamenti dei gestori. L’aderenza normativa è migliorata, con le penalizzazioni per denominazione dei fondi ridotte dal 7% al 4,6%.
• Trend dei rating degli asset manager: Le crescenti richieste di rigore normativo, le divergenze regionali e l’allargamento dell’universo analizzato hanno determinato un trend al ribasso nei rating medi degli asset manager.
• Disomogeneità nell’universo investibile: Le strategie ambientali dominano il mercato con oltre 75 miliardi di euro distribuiti su 110 fondi, mentre i fondi sociali, pur registrando un rating medio elevato, restano più limitati a causa dell’assenza di una tassonomia specifica e del maggiore impiego di dati qualitativi.
• SFDR 2.0: La nuova classificazione in tre categorie – Transition, ESG Basics e Sustainable – vede il 67% dei fondi rientrare in ESG Basics, il 19% in Transition e solo il 14% in Sustainable, evidenziando una maggiore selettività per la sostenibilità avanzata.
La nuova frontiera dell’ESG
Inoltre, il report dedica una sezione ai private markets, settori emergenti per l’integrazione ESG. Con prospettive di asset privati da 26.000 miliardi di dollari entro il 2030, il 94% dei gestori ha già investito o pianifica investimenti in queste strategie, mentre l’86% dei General Partners rileva una crescente pressione da parte dei clienti per adottare pratiche ESG strutturate. MainStreet Partners ha infatti aggiornato dal 2020 il proprio modello ESG per asset privati, per garantire valutazioni sempre più coerenti e credibili.
Sophie Meatyard, Head of Fund Research, sottolinea come il panorama normativo in costante evoluzione – inclusa l’attesa di stabilità per il 2025 e importanti cambiamenti come il Regolamento europeo sui rating ESG – continui a influenzare gli standard di trasparenza e la metodologia di valutazione adottata dal mercato. Tale dinamica richiede investimenti sempre maggiori in analisi dettagliate e strumenti di monitoraggio, fondamentali per la costruzione di portafogli sostenibili e la gestione del rischio di greenwashing.
Prospettive future
Il Barometro ESG e di Sostenibilità 2026 di MainStreet Partners rappresenta dunque uno strumento essenziale per comprendere le tendenze, evidenziare criticità e individuare opportunità nel mondo dei fondi orientati alla sostenibilità, offrendo una guida preziosa per investitori, asset manager e operatori finanziari.