BCE conferma tassi fermi al 2%: prudenza e attesa per dati futuri

Marco Valeriani Marco Valeriani - 02/02/2026 11:11

BCE conferma tassi fermi al 2%: prudenza e attesa per dati futuri

Non ci si attende alcuna modifica alla politica monetaria della Banca Centrale Europea (BCE) nella riunione del 5 febbraio, mantenendo il tasso di riferimento al 2%. I dati macroeconomici recenti sono in linea con le previsioni dell'Eurosistema di dicembre, senza tensioni sui mercati che richiedano aggiustamenti.
La de-escalation delle tensioni tra Stati Uniti ed Europa ha ridotto il rischio di nuovi dazi, favorendo un contesto di stabilità per l'area euro. Pertanto, è probabile che la BCE adotti un approccio prudente e basato sui dati, decidendo di volta in volta in base all'evoluzione delle informazioni disponibili.


Il Centro Studi di Unimpresa sottolinea la persistente debolezza del dollaro, che riapre il dibattito sulla divergenza tra le politiche monetarie della BCE e della Federal Reserve (Fed).
Una debolezza generalizzata del dollaro attenua però le pressioni deflazionistiche e l'impatto sulle esportazioni nette dell'area euro, rendendo meno probabile un taglio dei tassi. Per riattivare l'ipotesi di una riduzione dei tassi fino all'1,75%, sarebbe necessario un deprezzamento strutturale del dollaro di circa il 10%, con il cambio euro/dollaro vicino a 1,30.

Non vi sono motivi per cui la BCE debba seguire automaticamente le mosse della Fed, essendo giustificate divergenze prolungate dalle diverse condizioni macroeconomiche.

Il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora, afferma che la scelta della BCE di mantenere una linea prudente è coerente con l'attuale quadro macroeconomico, che non presenta elementi di discontinuità.
La stabilità delle condizioni finanziarie e l'assenza di shock esterni consentono alla BCE di adottare un approccio responsabile, basato sull'analisi dei dati e sulla trasmissione di medio termine all'inflazione. La debolezza del dollaro, spesso considerata favorevole a un allentamento monetario, in realtà riduce alcune pressioni deflazionistiche che in passato hanno portato a politiche più accomodanti.

In questo contesto, seguire meccanicamente le decisioni della Fed non sarebbe necessario né opportuno.

L'Europa deve rispondere alle proprie condizioni economiche, mantenendo la stabilità dei prezzi senza compromettere la credibilità della politica monetaria. Per le piccole e medie imprese, la prevedibilità delle scelte della BCE è fondamentale.
Più che annunci sui tassi, è necessaria continuità e chiarezza per garantire un orizzonte di stabilità che consenta di pianificare investimenti e rafforzare la fiducia. La politica monetaria non può risolvere tutti i problemi, ma deve evitare di aggiungere incertezze in una fase che richiede equilibrio e visione a lungo termine.


Il Centro studi di Unimpresa prevede che l'orientamento della politica monetaria dell'area euro rimarrà invariato nella riunione della BCE del 5 febbraio.
Le informazioni macroeconomiche recenti sono coerenti con le previsioni dell'Eurosistema e non segnalano scostamenti che richiedano una revisione della politica monetaria attuale. Non ci sono stati movimenti disordinati sui mercati finanziari né tensioni che richiedano aggiustamenti dei tassi. Anche il contesto internazionale ha mostrato segnali di attenuazione del rischio, con la de-escalation delle tensioni statunitensi sulla Groenlandia che ha ridotto il rischio di nuovi dazi, evitando ricadute negative su fiducia e mercati.


Questo scenario consente alla BCE di mantenere un approccio attendista senza compromettere la stabilità.
È probabile che la BCE ribadisca un'impostazione data-dependent, decidendo caso per caso in base all'evoluzione dei dati macroeconomici e delle prospettive di inflazione. Tale prudenza è dovuta al fatto che il meccanismo di trasmissione della politica monetaria opera con ritardi significativi, e interventi prematuri potrebbero risultare inefficaci.

Un tema che potrebbe emergere è la debolezza del dollaro, che riapre il dibattito sulla possibilità di divergenze significative tra i tassi BCE e Fed.

Tuttavia, un dollaro debole attenua sia gli effetti negativi sulle esportazioni nette sia le pressioni deflazionistiche. Se, invece, la debolezza del dollaro si accompagnasse a deprezzamenti di altre valute, ciò potrebbe amplificare le pressioni deflazionistiche sull'economia europea.

Per attivare credibilmente l'ipotesi di un taglio dei tassi BCE fino all'1,75%, sarebbe necessario un deprezzamento significativo e strutturale del dollaro, di circa il 10%, portando il cambio euro/dollaro a 1,30.

Solo uno shock valutario di questa entità potrebbe influenzare in modo significativo le prospettive di inflazione nell'area euro. Infine, l'esperienza recente dimostra che divergenze prolungate tra la politica monetaria della Fed e quella della BCE sono possibili e talvolta inevitabili, date le differenze nelle condizioni macroeconomiche e inflazionistiche tra Stati Uniti e area euro.


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(Questo articolo è stato creato con l'ausilio di un sistema di AI, dietro supervisione e controllo della nostra redazione, con lo scopo di arricchire dati e informazioni)

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