Ferrari, simbolo del lusso e della velocità, sta attraversando un periodo difficile sul mercato azionario. Il titolo, scambiato sia su Piazza Affari che sul NYSE, si è stabilizzato intorno ai 284,3 euro (dato del 23 gennaio), un livello che non si vedeva dall’ottobre 2023. In meno di un anno, da febbraio 2025, le azioni hanno perso oltre il 38% del loro valore, bruciando decine di miliardi in capitalizzazione per il famoso marchio di Maranello.
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Da record a capitombolo: le cifre del crollo
Una discesa vertiginosa ha colpito Ferrari: si è registrato un calo del 38% partendo dai massimi, passando dai 519 euro registrati su NYSE a valori intorno a 338 dollari. Nel 2026 il titolo ha ammesso una crescita timida dello 1%, dopo aver perso ben il 23,4% durante il 2025. Gli ultimi tre mesi hanno visto ulteriori perdite, oltre il 21%, con segnalazioni negative legate sia al piano industriale che agli ultimi risultati di semestrale.
Le cause del declino
Tra le ragioni che iniziano a delineare il quadro di crisi troviamo le vendite azioniste da parte di Exor e di Piero Ferrari, che hanno ceduto il 4% del capitale complessivo per circa 3 miliardi di euro, procedura effettuata a sconto. Questa decisione ha generato incertezza sul reale impegno dei soci storici, nonostante il recente rinnovo del patto parasociale. Il giorno successivo a questa operazione, il titolo ha registrato un ulteriore calo dell’8%.
Un ulteriore motivo di preoccupazione è rappresentato dal “piano 2030”, definito dagli analisti come troppo prudente. Le previsioni di crescita, con un incremento delle consegne annue stimato al 2,4%, sono state giudicate inferiori alle aspettative in un contesto in cui la transizione verso i veicoli elettrici e le politiche commerciali, come i dazi imposti dall’amministrazione Trump, richiederebbero strategie più ambiziose. Anche il settore della Formula 1, dove Ferrari ha terminato al quarto posto tra i costruttori e i piloti non sono riusciti a posizionarsi nella top 3, ha contribuito ad alimentare il pessimismo degli investitori.
Downgrade sulle previsioni
Importanti istituti finanziari come Goldman Sachs, HSBC, Citi e Morgan Stanley hanno rivisto al ribasso i target per il titolo Ferrari, abbassandoli, in alcuni casi, da 345 a 310 euro. Solo Jefferies ha mantenuto una prospettiva più ottimistica, sebbene il mercato nel complesso resti scettico sulla capacità del marchio di rilanciare il proprio mix prodotti e contenere gli elevati costi di lancio.
Gli analisti, pur riconoscendo che i fondamentali non giustificano completamente il crollo, rimangono perplessi a causa di una gamma di prodotti che appare ormai datata rispetto alle sfide del mercato globale.
Le reazioni del mercato e come vederle
Su Borsa Italiana il titolo Ferrari ha registrato una perdita dell’12% dalla fine di dicembre, accompagnata da volumi di scambio molto elevati, e del -30% negli ultimi 12 mesi, segnali di una crescente incertezza tra gli investitori. Su NYSE, sotto il simbolo RACE, il titolo è scambiato a 338 dollari con un rapporto P/E pari a 32x e una capitalizzazione di mercato attorno ai 60 miliardi di dollari.
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Il ribasso di Ferrari su Borsa solleva numerosi interrogativi circa il futuro dell'azienda. Se da un lato il marchio continua a rappresentare un'icona del lusso e delle prestazioni, dall'altro le recenti operazioni societarie, il piano industriale prudente e le difficoltà in pista stanno generando preoccupazioni tra investitori e operatori del settore finanziario.
(Redazione)