L'Italia ha compiuto negli ultimi cinque anni un significativo percorso di risanamento della finanza pubblica, riducendo il deficit dal -9,4% del 2020 al -2,8% previsto per il 2025. Questo miglioramento, pari a una correzione di 6,6 punti percentuali, risulta quasi doppio rispetto ai 3,7 punti dell'Eurozona. Secondo un'analisi del Centro studi di Unimpresa, nel 2025 il disavanzo italiano scenderà sotto la soglia del 3% del PIL, mentre la media dell'area euro rimarrà intorno al -3,2/-3,3%. Tale progresso è stato sostenuto da una forte crescita delle entrate tributarie, che superano i 580 miliardi, e dalla cessazione delle misure emergenziali legate alla pandemia.
Tuttavia, il debito pubblico rimane elevato, attestandosi tra il 136% e il 137% del PIL, e si prevede un aumento della spesa per interessi, che nel 2025 sfiorerà gli 85 miliardi, a causa dell'aumento dei tassi da parte della Banca centrale europea. Nonostante il consolidamento dei conti sia solido, non è ancora strutturale e la sua sostenibilità nel medio periodo dipenderà dalla capacità di mantenere la crescita e contenere la spesa, evitando che l'aumento del costo del debito vanifichi i benefici del risanamento. Il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, sottolinea l'importanza di consolidare questo percorso con politiche orientate alla crescita e alla riduzione della pressione fiscale.
L'analisi del Centro studi di Unimpresa evidenzia che tra il 2020 e il 2025 l'Italia ha realizzato un consolidamento significativo della finanza pubblica, distinguendosi per intensità e rapidità rispetto al panorama europeo. La riduzione del deficit di 6,6 punti percentuali, dal -9,4% al -2,8% del PIL, rappresenta uno sforzo rilevante in un contesto di crisi pandemica e instabilità economica. Nel 2025, il disavanzo italiano sarà stabilmente sotto il 3% del PIL, avvicinandosi ai parametri europei.
Il miglioramento è stato principalmente sostenuto dalla crescita delle entrate, con il gettito tributario che ha superato i 580 miliardi di euro, grazie alla ripresa economica post-pandemica e all'inflazione. Tuttavia, questo solleva interrogativi sulla sostenibilità del carico fiscale, specialmente per le piccole e medie imprese. Sul fronte della spesa, il rientro è stato favorito dalla fine delle misure emergenziali, ma la rigidità della spesa pubblica rimane un problema, in particolare per la spesa per interessi, che è tornata a crescere significativamente.
Nel 2025, il costo del debito si avvicina agli 85 miliardi di euro, con proiezioni di ulteriore aumento. Il saldo primario è tornato positivo, segnalando la capacità di coprire la spesa pubblica al netto degli interessi, ma non è ancora sufficiente per garantire una riduzione significativa del debito nel breve periodo. Il rapporto debito/PIL, sebbene in calo rispetto al picco del 2020, rimane elevato e la sua riduzione è lenta, influenzata dalla crescita economica moderata e dai tassi di interesse.
In sintesi, l'Italia ha dimostrato una capacità di adattamento e disciplina fiscale superiori alla media europea, ma continua a fronteggiare vulnerabilità strutturali legate all'elevato debito e alla rigidità della spesa pubblica.
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