Le proposte in sede di legge di Bilancio 2027 continuano ad aumentare, e tra le tante idee torna in primo piano l'ipotesi di una pensione anticipata a 64 anni più accessibile per i lavoratori che desiderano ritirarsi prima.
Una soluzione che richiederebbe comunque una dote importante, così da renderla davvero più conveniente rispetto a quello che offre oggi il sistema.
Vediamo dunque in cosa consisterebbe.
Per saperne di più in merito all'argomento, consigliamo di approfondire al meglio la questione con questo video YouTube, con ringraziamento al canale di Mr LUL lepaghediale.
Cosa sappiamo dell'ultima proposta di pensione anticipata a 64 anni
Secondo quanto riportato dall'ANSA, l'Esecutivo targato Meloni starebbe valutando una misura triennale per uscire dal lavoro a 64 anni.
In breve, si punterebbe a rendere possibile l'accesso alla pensione a 64 anni tra il 2027 e il 2029 "anche a chi ha cominciato a lavorare prima del 1996 e ha una parte dei contributi nel sistema misto a condizione che si calcoli interamente l'assegno con il sistema contributivo", riporta l'agenzia di stampa.
Ma non solo. Il piano prevede inoltre di abbassare la soglia minima di pensione da maturare per poter accedere (oggi fissato a 1.638,72 euro lordi al mese), in modo da favorire l'accesso anche ai disoccupati e ad altre categorie fragili, dato che il tetto attuale esclude tantissimi lavoratori.
Non è ancora chiaro però a quanto ammonterebbe il requisito contributivo per questa pensione: oggi ne servono 20, ma si ipotizza un possibile aumento a 25 anni.
Cosa cambia rispetto all'uscita di 64 anni già disponibile oggi
Qualcosa di diverso c'è rispetto alla Pensione Anticipata Contributiva (PAC da qui in avanti).
Anche se entrambe fissano il ritiro a 64 anni con almeno 20 anni di contributi, la PAC è riservata esclusivamente ai lavoratori che hanno iniziato a versare contributi dal 1 gennaio 1996, ossia ai cosiddetti contributivi puri.
La nuova pensione punterebbe invece ad aprire le porte anche a chi ha versamenti antecedenti al 1996, ovverosia a chi rientra nel regime misto-contributivo.
A sua volta, la PAC prevede un aumento dei requisiti anagrafici e contributivi già dal prossimo anno:
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nel caso dei requisiti anagrafici, si passerebbe da 64 anni di età fino al 2026, 64 anni e 1 mese per il 2027 e 64 anni e 3 mesi per il 2028.
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per quanto riguarda i requisiti contributivi, si andrebbe da 20 anni di contribuzione effettiva fino al 2026, 20 anni e 1 mese per il 2027 e 20 anni e 3 mesi per il 2028.
Nella nuova proposta così come formulata, si manterrebbe invece l'età fissa a 64 anni, sebbene il requisito contributivo esatto rimanga al momento in fase di definizione.
Infine, cambierebbe la regola dell'importo minimo maturato, che oggi deve equivalere ad almeno tre volte l'assegno sociale (con sconti a 2,8 o 2,6 volte per le madri a seconda dei figli).
Riducendo questo requisito, anche chi ha una pensione stimata più bassa potrebbe smettere di lavorare senza attendere anni in più.

Conviene davvero questa uscita anticipata?
Così come messa sulla carta la proposta è decisamente più conveniente rispetto a quella tuttora disponibile.
E non solo per via della possibilità di accedervi anche se si rientra nel regime misto o si ha un assegno contenuto.
Accedendo a questa pensione si eviterebbe di doversi ritirare più tardi, o di dover corrispondere qualche mese in più di contribuzione (ricordiamo che dal prossimo anno i requisiti aumentano per tutti).
Discorso diverso dal punto di vista dei conti pubblici. Secondo stime del Governo, la misura potrebbe costare oltre 1,6 miliardi all'anno, ossia ben 5 miliardi complessivi nel triennio. Cifra decisamente alta, soprattutto davanti alla coperta non molto ampia della nuova Manovra.