Il 2026 si apre con una novità che interessa milioni di dipendenti pubblici: gli stipendi statali aumentano già dal cedolino di gennaio grazie alla nuova IRPEF introdotta dalla Legge di Bilancio. Il taglio dell’aliquota per una parte consistente dei redditi, unito agli aggiornamenti contrattuali di alcuni comparti, rende la prima busta paga dell’anno particolarmente attesa. Il sistema NoiPA ha già recepito le modifiche fiscali e gli adeguamenti stipendiali, permettendo ai lavoratori di visualizzare gli importi aggiornati.
Il cambiamento riguarda soprattutto chi si colloca nella fascia medio‑alta del pubblico impiego, ma non mancano effetti anche per chi percepisce redditi più contenuti. Inoltre, per il settore Scuola arrivano gli incrementi legati al rinnovo contrattuale, con arretrati che coprono due anni. Tutto ciò solleva alcune domande inevitabili: quanto aumentano davvero gli stipendi statali? Chi beneficia maggiormente della nuova IRPEF? Scopriamolo insieme.
Prima però vi lasciamo al video YouTube di Massimo Pellegrino su come leggere le buste paga nel 2026.
Nuova IRPEF 2026: come cambia il netto in busta paga degli stipendi statali
La riforma fiscale introdotta con la manovra 2026 interviene sulla fascia di reddito più popolata del pubblico impiego, quella compresa tra 28.000 e 50.000 euro lordi annui. L’aliquota IRPEF applicata a questo scaglione scende dal 35% al 33%, una riduzione che, pur non rivoluzionaria, produce un effetto immediato sullo stipendio netto.
Per chi ha un reddito inferiore ai 28.000 euro, il cambiamento è quasi impercettibile. La differenza si nota invece per chi supera di poco questa soglia, anche se l’aumento resta contenuto. Il beneficio diventa più evidente man mano che ci si avvicina ai 50.000 euro, dove il risparmio fiscale può raggiungere circa 440 euro all’anno, pari a poco più di 35 euro al mese. Il vantaggio si applica fino ai 200.000 euro di reddito, oltre i quali l’effetto si riduce sensibilmente.
La riforma non si limita alla revisione delle aliquote. La manovra introduce anche una tassazione agevolata sugli straordinari per chi percepisce fino a 50.000 euro, con un’imposta ridotta al 15%. Questo intervento può generare un incremento aggiuntivo che, in alcuni casi, supera gli 800 euro annui. Si tratta di un beneficio particolarmente rilevante per chi svolge turni, attività aggiuntive o incarichi che prevedono compensi variabili.
Nonostante gli sgravi, resta aperto il tema del potere d’acquisto. L’inflazione degli ultimi anni ha eroso il valore reale degli stipendi pubblici, e il recupero non è ancora completo. Tuttavia, la combinazione tra nuova IRPEF e agevolazioni fiscali offre un primo segnale di alleggerimento per molte famiglie.
Cedolino NoiPA di gennaio: cosa cambia per gli stipendi statali e chi ottiene di più
Il cedolino NoiPA di gennaio 2026 è il primo a incorporare le modifiche fiscali e gli aggiornamenti contrattuali previsti dalla Legge di Bilancio. Il sistema ha ricalcolato automaticamente le trattenute IRPEF, applicando la nuova aliquota del 33% alla fascia interessata. Questo permette ai dipendenti pubblici di visualizzare immediatamente il nuovo netto in busta paga.
Gli aumenti non sono uniformi. Chi si colloca nella fascia tra 28.000 e 50.000 euro è il gruppo che beneficia maggiormente della riforma. Per chi supera i 50.000 euro, il vantaggio resta presente ma tende a ridursi, mentre per i redditi più bassi l’effetto è quasi simbolico.
Il cedolino di gennaio riflette anche altre misure fiscali introdotte dalla manovra, come la tassazione ridotta su straordinari e turni notturni. Questo rende più conveniente svolgere attività aggiuntive, soprattutto nei comparti che fanno largo uso di lavoro extra, come sanità, sicurezza e scuola.
Il tema del “fiscal drag”, ovvero l’erosione del potere d’acquisto dovuta all’inflazione, rimane però centrale. Gli aumenti non compensano completamente la perdita accumulata negli ultimi anni, ma rappresentano comunque un passo avanti rispetto alla stagnazione salariale che ha caratterizzato il settore pubblico.
Scuola, università e ricerca: aumenti, arretrati e bonus nel cedolino di gennaio
Per oltre un milione di lavoratori del comparto Scuola, Università e Ricerca, gennaio 2026 non porta solo gli effetti della nuova IRPEF. Il cedolino NoiPA include anche gli incrementi previsti dal rinnovo contrattuale 2022‑2024, con arretrati che coprono due anni di differenze retributive.
Docenti e personale ATA vedono quindi un doppio beneficio: da un lato il taglio dell’aliquota IRPEF, dall’altro l’adeguamento stipendiale previsto dal contratto. Gli arretrati vengono erogati tramite emissioni speciali, mentre a febbraio arriverà un bonus una tantum destinato a chi era in servizio almeno da dicembre 2023. L’importo varia in base al profilo professionale, con una media di circa 111 euro per i docenti e 270 euro per il personale ATA.