Il 21 settembre 2026 segna una data che milioni di cittadini ricorderanno: entrano in vigore le nuove tariffe del cosiddetto decreto tariffe, approvato in Conferenza Stato‑Regioni. Dopo anni di ricorsi e contestazioni, vengono aggiornati i costi di centinaia di prestazioni sanitarie, con un impatto medio del 5,8% per chi paga il ticket. Per molti significherà spendere di più, per altri non cambierà nulla. A questo punto è inevitabile chiedersi: quali prestazioni aumentano davvero? Quali restano identiche? E chi non pagherà i rincari del ticket? Scopriamolo insieme.
Prima però vi lasciamo al video YouTube di Rai sui rincari del Ticket Sanitario.
Ticket sanitario: cosa aumenta dal 21 settembre 2026
Il nuovo decreto interviene su oltre 600 prestazioni, tra specialistica ambulatoriale e assistenza protesica. L’aumento non è uniforme: alcune prestazioni crescono di pochi centesimi, altre registrano incrementi più evidenti. Il principio è semplice: dove la tariffa sale, il ticket sale; dove la tariffa era già al tetto massimo, il cittadino non esente non pagherà di più.
Le prime visite specialistiche sono tra le prestazioni più colpite. La visita di base passa da 25 a 26 euro, quella cardiologica con elettrocardiogramma sale da 33,60 a 38 euro. Anche oculistica, odontostomatologia, otorinolaringoiatria e audiologia registrano aumenti, con importi che si avvicinano o raggiungono la soglia dei 26 euro. Lo stesso vale per neurologia, ginecologia, ortopedia, pneumologia, endocrinologia e gastroenterologia.
Sul fronte diagnostico, aumentano il prelievo venoso, l’elettrocardiogramma, la spirometria e l’agoaspirato mammario. Alcune branche registrano incrementi molto marcati: la diagnostica vascolare supera il 50% di aumento medio, mentre biopsie, elettromiografie e prelievi mostrano rialzi significativi.
Anche l’assistenza protesica viene aggiornata, con aumenti su ortesi spinali, protesi d’arto, ausili ottici e dispositivi per persone con disabilità. Tuttavia, dove resta in vigore il tetto di 36,15 euro per ricetta, il rincaro effettivo può essere più contenuto. Una visita cardiologica che aumenta di 4,40 euro, ad esempio, si traduce per il cittadino in un aumento reale di 2,55 euro.
Cosa non cambia: le prestazioni che restano stabili
Nonostante i rincari, la maggior parte delle prestazioni più comuni non cambia. Circa otto prestazioni su dieci restano identiche, senza alcun impatto sul ticket. Le visite di controllo mantengono il loro costo, così come molte radiografie e diverse ecografie. Anche la densitometria ossea resta invariata.
Sul fronte degli esami del sangue, la situazione è ancora più stabile: emocromo, glicemia, emoglobina glicata, colesterolo, trigliceridi, creatinina, TSH e VES non subiscono alcuna modifica. L’unico aumento riguarda il prelievo venoso, che però incide solo marginalmente sul totale della ricetta.
In sostanza, gli esami di routine restano accessibili come prima, mentre i rincari si concentrano soprattutto sulle prime visite e sulla diagnostica specialistica.
Chi paga gli aumenti del ticket e chi non pagherà nulla
Il decreto modifica le tariffe di rimborso, cioè quanto lo Stato riconosce alle strutture. Per chi paga il ticket, questo valore coincide con il costo della prestazione, entro i tetti massimi previsti. Di conseguenza, gli aumenti non sono uguali per tutti: dipendono dalla singola prestazione e dal fatto che la tariffa superi o meno il tetto massimo.
Una parte molto ampia della popolazione, però, non pagherà alcun aumento. Gli esenti restano completamente tutelati: chi ha esenzione per reddito, i disoccupati, i titolari di pensioni minime o sociali, chi ha patologie croniche o rare, chi ha invalidità, le donne in gravidanza e chi accede ai programmi di screening non subirà alcun rincaro. Per loro, le prestazioni restano gratuite, indipendentemente dalle nuove tariffe.
Il risultato è un sistema che cambia, ma non per tutti allo stesso modo: alcuni cittadini vedranno aumenti mirati, altri non noteranno alcuna differenza, altri ancora continueranno a non pagare nulla.