USA: la Fed tra crescita e inflazione, il punto di Goldman Sachs

12/02/2024 19:03

USA: la Fed tra crescita e inflazione, il punto di Goldman Sachs

La Fed abbatte l'inflazione a colpi di rialzi dei tassi

Il rebus è ancora ben lontano dall'essere risolto. Parliamo ovviamente dell'attesa manovra accomodante della Federal Reserve. Piccolo riassunto: a marzo 2022 la banca centrale americana ha avviato una massiccia azione restrittiva con tassi ufficiali passati da 0,00-0,25 per cento all'attuale 5,25-5,50 per cento al fine di contenere le pressioni sui prezzi al consumo.

La leva dei tassi è la principale a disposizione delle autorità monetarie per raggiungere il suo obiettivo (o uno dei suoi obiettivi) ovvero il controllo dell'inflazione.

Sfortunatamente quando si spinge sui tassi ci sono effetti collaterali poco graditi sulla congiuntura economica.
E questo spinge nella direzione non voluta lo stato di salute del mercato del lavoro, l'altro obiettivo della Fed. Questa situazione viene definita trade-off, ovvero la combinazione tra effetti di tenore opposto esercitato dall'azione di una variabile direttamente controllabile su due distinte variabili non direttamente controllabili.

Occhio all'occupazione

Una volta risolto (o indirizzato verso la soluzione) il problema dell'inflazione la Fed ha iniziato a volgere l'attenzione ai numeri dell'occupazione.

Questo è emerso dai verbali FOMC della riunione di dicembre. Nelle trascrizioni è stato esplicitato il timore che il livello dei tassi possa diventare troppo elevato causando difficoltà nel mantenere l'impegno della piena occupazione. Gli ultimi dati sui posti di lavoro dipendente ci dicono che al momento questa paura non trova, sorprendentemente, riscontro nella realtà.
Più in generale la convinzione generale di economisti e analisti era che il potente rialzo dei tassi avrebbe spinto l'economia USA verso la recessione e quindi la Fed a un precipitoso dietrofront.

Goldman Sachs aveva anticipato correttamente la forza dell'economia USA

C'erano però alcune voci dissonanti come ad esempio quella dell'ufficio studi di Goldman Sachs.

Gli economisti della banca americana si aspettavano che la locomotiva a stelle e strisce avrebbe continuato a marciare nonostante il calo dell'inflazione. Anzi, le performance sono anche superiori alle loro stime. Ma allora c'è il pericolo che la discesa dell'inflazione si sia fermata e si prepari anzi a un rimbalzo, rompendo le uova nel paniere alla Fed che si apprestava ad avviare il rilassamento monetario.

No rischio surriscaldamento e inflazione

C'è questo rischio? Secondo Goldman Sachs no.

Innanzitutto ci sono metriche alternative rispetto al PIL per misurare lo stato di salute dell'economia e queste sono molto meno esuberanti. In secondo luogo il balzo dei nuovi posti di lavoro dipendente di gennaio è influenzato al rialzo per fattori stagionali mentre altri indicatori seguiti dagli economisti segnalano un mercato del lavoro non così brillante.
Altro elemento di fiducia è lo scenario favorevole sui prezzi: i prossimi dati potrebbero registrare qualche segnale di rimbalzo ma il PCE è stimato al 2,2% nel secondo trimestre.

© TraderLink News - Direttore Responsabile Marco Valeriani - Riproduzione vietata

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