Le borse più promettenti per la seconda metà dell'anno

Gaetano Evangelista Gaetano Evangelista - 18/06/2026 10:12

La differenza fra banche centrali in modalità dovish e istituti di emissione dalle connotazioni hawkish si è ridotta a +4, dai +14, su 18, di inizio anno. Ieri è toccato alla nuova Fed targata Warsh. Nel frattempo ritornano i massimi storici sui listini azionari.

Seduta dai due volti, con le piazze europee che recuperano vistosamente, e con la borsa italiana salita ieri ad un nuovo massimo storico. La cornica negoziale definita fra Stati Uniti ed Iran prima dello scorso fine settimana, rilancia le borse più dipendenti dalle fonti di energia, con le azioni USA che ieri sera hanno ripiegato, zavorrate dal settore tecnologico. Nel Rapporto Giornaliero di ieri mattina si accennava alla concreta probabilità di ripiegamento fino alla fine della settimana, per effetto del vistoso gap up di lunedì.

La politica monetaria sarà verosimilmente additata come capro espiatore. Questa sera la Fed annuncerà un nulla di fatto sul fronte dei tassi ufficiali, con il neogovernatore Warsh che tenterà di gettare acqua sul fuoco delle aspettative hawkish che vanno maturando. Il ciclo monetario globale si va però orientando in senso restrittivo: con le banche centrali di Australia, Giappone ed Eurozona che hanno fatto da apripista per le economie più sviluppate. Con riferimento alle prime 18 economie “DM”, il contatore netto di rialzi-ribassi del policy rate segna ora -4 (7 aumenti, 11 tagli) come ultima misura ufficiale adottata. Prevale l’easing, ma ad inizio anno eravamo a -14.
Nonostante la schiarita sul fronte mediorientale e il repentino ripiegamento delle aspettative inflazionistiche, non mutano significativamente le attese per il Fed Funds rate: con il mercato a termine che stima una probabilità del 78% di ritocco verso l’alto entro la fine dell’anno.
In attesa dei primi vagiti istituzionali di Warsh, ieri Times Square si è concessa una pausa, con Space X che fa il bello e il cattivo tempo. Un calo superiore all’1.5% alla vigilia di un FOMC è una “buona notizia”: perché in occasione del Fed Day il Nasdaq 100 ha reagito in ben 25 degli ultimi 30 episodi; con una maggioranza (17) di sedute dal saldo superiore a +1.0%.

Si diceva delle borse europee. L’Eurostoxx, sovraperformante nei primi due mesi dell’anno, ha pesantemente risentito del conflitto nel Golfo Persico, cedendo vistosamente posizioni nei confronti del “difensivo” S&P500 nei tre mesi successivi. Ma questo mese l’indice delle piazze dell’area Euro ha svoltato nettamente verso l’alto, probabilmente subodorando la cessazione delle ostilità.
Ovvero, beneficiando della risalita dei rendimenti dei titoli di Stato in Cina, a sua volta riflesso di un’economia di Pechino in grande spolvero, con il Vecchio Continente che da questo non potrebbe che trarre beneficio.
Nell'aggiornamento di metà anno del 2026 Yearly Outlook ci soffermeremo sui mercati più vantaggiosi per posizionarsi al meglio per il prossimo secondo semestre.

Gaetano Evangelista - https://www.ageitalia.net

 

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